14/09/2026
SCUOLA E DISABILITÀ, MONTANI: «L’INCLUSIONE NON SI MISURA SOLTANTO IN ASCENSORI E RAMPE. SERVE UNA SCUOLA DAVVERO ACCESSIBILE E PARTECIPATA»
Grosseto – «Quando parliamo di inclusione scolastica dobbiamo avere il coraggio di andare oltre il concetto, pur fondamentale, dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Una scuola inclusiva non è semplicemente una scuola nella quale una persona in carrozzina riesce ad entrare. È una scuola nella quale ogni bambina, ogni bambino, ogni ragazza e ogni ragazzo può partecipare pienamente alla vita scolastica, sentirsi accolto, comunicare, apprendere, socializzare e sviluppare la propria autonomia».
È quanto sottolinea Diego Montani, Garante della disabilità del Comune di Grosseto, intervenendo sul tema dell’accessibilità e dell’inclusione scolastica alla vigilia del nuovo anno scolastico.
I dati più recenti dell’ISTAT restituiscono un quadro che non può lasciare indifferenti. Nell’anno scolastico 2024/2025 gli alunni con disabilità nelle scuole italiane sono arrivati a circa 377 mila, pari al 4,8% degli iscritti, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Eppure, sul fronte dell’accessibilità, soltanto il 40% delle scuole risulta accessibile agli alunni con disabilità motoria. Ancora più preoccupante è il dato relativo agli interventi: soltanto il 12% delle scuole ha realizzato nell’ultimo anno lavori finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche.
«Questi numeri – afferma Montani – ci dicono che il problema non è risolto e che non possiamo considerare l’accessibilità come un capitolo ormai chiuso. Ma ci dicono anche qualcosa di altrettanto importante: l’accessibilità non può essere ridotta a una rampa o a un ascensore».
«Una scuola realmente inclusiva deve essere progettata e organizzata pensando alle diverse forme di disabilità. Penso agli studenti con disabilità sensoriali, per i quali sono necessari sistemi di orientamento, segnalazioni visive, percorsi tattili, strumenti tecnologici e comunicativi adeguati. Oggi, secondo l’ISTAT, soltanto il 16,5% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti sordi o ipoacusici e appena l’1,2% dispone contemporaneamente di mappe a rilievo e percorsi tattili per studenti ciechi o ipovedenti. Anche la Comunicazione Aumentativa Alternativa è presente soltanto nel 9% delle scuole».
«Penso poi – prosegue il Garante – agli studenti con disabilità intellettive, disturbi del neurosviluppo o importanti difficoltà nella comunicazione e nell’autonomia. Per loro una scuola inclusiva significa anche avere aule accoglienti, ambienti prevedibili, spazi non eccessivamente rumorosi o sovrastimolanti, una comunicazione comprensibile, strumenti visivi, tempi adeguati e personale formato. Significa poter vivere la classe e la scuola insieme agli altri, e non essere semplicemente presenti fisicamente all’interno dell’edificio».
Il concetto di inclusione, dunque, deve essere collegato a quello di partecipazione.
«Non possiamo accontentarci di dire che uno studente con disabilità “è a scuola”. Dobbiamo chiederci se può partecipare alla lezione, alla ricreazione, alla mensa, alle attività sportive, alle uscite didattiche, ai laboratori, alle gite, ai momenti di socializzazione. La vera inclusione si misura nella possibilità concreta di vivere tutte queste esperienze insieme ai propri compagni».
IL TEMA DEL SOSTEGNO E DELL’ASSISTENZA EDUCATIVA
Un altro aspetto fondamentale riguarda le risorse umane.
Secondo l’ISTAT, nell’anno scolastico 2024/2025 ogni alunno con disabilità ha usufruito mediamente di 15,8 ore settimanali di sostegno. Ma all’inizio dell’anno oltre il 22% dei docenti per il sostegno non risultava ancora assegnato e, a distanza di un mese, il 10% dei posti risultava ancora vacante. Inoltre, quasi il 60% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno.
«Il tema non è soltanto quante ore vengono formalmente assegnate – osserva Montani – ma quanto rapidamente e con quale continuità queste ore vengono effettivamente garantite. Per una famiglia, per un bambino o per un ragazzo, la continuità educativa non è un dettaglio amministrativo: è una condizione essenziale per costruire un percorso di apprendimento, di autonomia e di relazione».
Anche sul fronte dell’assistenza all’autonomia e alla comunicazione permangono criticità. L’ISTAT rileva che il 4,3% degli alunni con disabilità che ne avrebbe bisogno non usufruisce dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione; complessivamente sono oltre 18 mila gli studenti che, pur avendone bisogno, non ricevono l’assistenza di una o di entrambe le figure professionali considerate nell’indagine.
«Dobbiamo evitare – continua Montani – che l’insegnante di sostegno venga chiamato a compensare ciò che dovrebbe essere garantito dall’assistenza educativa o dagli altri servizi. Le diverse figure professionali sono complementari, non sostitutive, e ognuna deve poter svolgere pienamente il proprio ruolo».
Anche sul territorio grossetano il tema della continuità del sostegno merita particolare attenzione. Nel febbraio 2026 l’Ufficio scolastico territoriale ha assegnato alla provincia ulteriori 23 posti di sostegno, proprio in relazione alle sopravvenute necessità segnalate dalle istituzioni scolastiche. Per il prossimo anno scolastico, inoltre, la FLC CGIL Grosseto ha evidenziato la presenza di 563 posti di sostegno in deroga e una quota di precariato pari al 62%.
«Non entro nel merito delle competenze dei diversi enti – precisa il Garante – ma credo sia responsabilità di tutti interrogarsi su come garantire ai nostri studenti la massima continuità possibile. Un bambino con disabilità non può ricominciare ogni anno da capo perché cambiano insegnanti, educatori, modalità organizzative o riferimenti».
TRASPORTO: IL DIRITTO DI ARRIVARE A SCUOLA È PARTE DEL DIRITTO ALLO STUDIO
Un capitolo altrettanto importante è quello del trasporto scolastico.
In provincia di Grosseto il servizio rivolto agli studenti con disabilità delle scuole superiori coinvolge centinaia di ragazze e ragazzi: nel 2025 erano 374 gli studenti che usufruivano del trasporto scolastico dedicato, con un investimento indicato in circa 700 mila euro.
«È un servizio fondamentale e va riconosciuto l’impegno economico che viene sostenuto – sottolinea Montani – ma proprio perché parliamo di un territorio vasto e caratterizzato da molte frazioni e comuni, dobbiamo continuare a lavorare affinché nessuno studente sia costretto a rinunciare alla scuola o alla partecipazione alle attività scolastiche per problemi di trasporto».
«Un trasporto realmente inclusivo – aggiunge – non significa soltanto mettere a disposizione un mezzo accessibile. Significa garantire mezzi adeguati, tempi compatibili con l’orario scolastico, accompagnamento quando necessario, continuità del servizio e la possibilità di partecipare anche alle attività che si svolgono fuori dall’orario o dalla sede ordinaria delle lezioni».
UNA SCUOLA CHE DEVE ESSERE PROGETTATA PER TUTTI
«Il mio auspicio – conclude Montani – è che si apra una riflessione complessiva sull’accessibilità delle scuole del nostro territorio. Dobbiamo passare dalla logica dell’intervento emergenziale alla logica della progettazione inclusiva».
«Quando si ristruttura un edificio scolastico dobbiamo domandarci non soltanto se una carrozzina riesce ad entrare, ma se quella scuola è realmente accessibile a chi non vede, a chi non sente, a chi ha difficoltà nella comunicazione, a chi ha una disabilità intellettiva o un disturbo del neurosviluppo. Dobbiamo chiederci se gli spazi, i suoni, le luci, la segnaletica, gli strumenti digitali, le aule e le modalità organizzative consentono a tutti di sentirsi parte della comunità scolastica».
«L’inclusione non è un servizio aggiuntivo. È il modo nel quale una scuola deve essere pensata e organizzata. E il diritto allo studio non può fermarsi davanti a una barriera architettonica, a una carenza di personale, a un’ora di assistenza che non viene coperta o a un trasporto che non riesce a garantire la frequenza».
«Come Garante della disabilità del Comune di Grosseto – conclude Diego Montani – ritengo necessario continuare a mantenere alta l’attenzione e promuovere un confronto stabile tra Comune, Provincia, istituzioni scolastiche, servizi sanitari, famiglie e associazioni. L’obiettivo deve essere uno solo: una scuola nella quale ogni studente possa non soltanto entrare, ma partecipare, apprendere, crescere e sentirsi pienamente parte della comunità.»