27/08/2026
SIBO e IMO sembrano la stessa cosa. Non lo sono. E soprattutto non esiste una lista universale di alimenti “da SIBO” e “da IMO”.
Questa è la prima cosa da chiarire.
👉 Nella SIBO a prevalenza di idrogeno troviamo più spesso fermentazione rapida, gas, gonfiore e talvolta alvo più morbido o diarrea.
Nell’IMO, invece, il protagonista è il metano prodotto da archei, non da batteri. E il metano è fortemente associato a un transito più lento e stitichezza.
Quindi gli alimenti del carosello vanno letti come progressioni di tolleranza, non come prescrizioni.
🥝 Mirtilli, kiwi, papaya, zucchine, fi*****io, spinaci, bietole, avena, quinoa, grano saraceno, chia e lino cambiano per quantità di fibre, fermentabilità, acqua e volume.
Le grammature servono proprio a questo: testare una soglia, non proclamare che 75 g funzionano e 80 g “nutrono la SIBO”.
“Quindi con IMO devo mangiare più fibre?”
Sì.
Anzi, no.
Devi mangiarne la quantità che migliora l’alvo senza trasformare l’intestino in una mongolfiera.
Aumentarle troppo rapidamente in una persona molto stitica può significare più massa fecale dentro un colon che già si muove male.
“E allora Low-FODMAP?”
Può aiutare temporaneamente i sintomi.
Ma una Low-FODMAP fatta per mesi senza reintroduzione può ridurre varietà alimentare e substrati utili al microbiota.
👉 E ancora prima delle fibre viene una cosa che quasi nessuno considera: stai mangiando abbastanza? ⚠️
Puoi costruire la dieta FODMAP più precisa del pianeta e fallire comunque se sei in ipocalorica cronica.
Poche calorie possono significare:
→ poco volume alimentare
→ meno residuo fecale
→ minore disponibilità energetica
→ peggior recupero e attività fisica
→ in alcune persone peggioramento della motilità
Anche i carboidrati contano: non perché “curano la stipsi”, ma perché gli alimenti che li contengono apportano spesso acqua, fibre, amidi e volume, tutti elementi che partecipano alla formazione delle feci.
E le infezioni?
Qui altra correzione importante: H. pylori è un batterio, non un parassita.
Può modificare l’ambiente gastrico e, in alcuni pazienti, inserirsi in un quadro digestivo più complesso.
Anche una gastroenterite precedente può essere