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03/09/2026

POV: mi assumi come Nutrizionista e Coach 🏆💪🏻

Commenta “Percorso” e ti mando maggiori info.

01/09/2026

“Hai gonfiore, stanchezza o voglia di zuccheri? Allora hai i parassiti.”

No.

Questi sintomi compaiono in decine di condizioni diverse. Non identificano un parassita.

E non puoi diagnosticarlo tenendo in mano magneti, fiale o integratori mentre qualcuno misura la forza del tuo braccio.

❌ La kinesiologia applicata (quella con la K )utilizza test muscolari per individuare presunti parassiti, intolleranze o alterazioni degli organi.

Per queste diagnosi non ha dimostrato un’affidabilità clinica sufficiente ⚠️

🚨 Lo stesso vale per i protocolli naturopatici con oli essenziali, assenzio, noce nera, chiodi di garofano e prodotti per “espellere il biofilm”.

Non esiste una miscela capace di eliminare qualsiasi parassita in tutte le fasi del suo ciclo vitale.

Può invece costarti centinaia di euro, irritare l’apparato digerente, interagire con farmaci e ritardare la diagnosi corretta.

“Ma io dopo il trattamento mi sentivo meglio.”

È possibile. Ma sentirsi meglio non dimostra di aver eliminato un parassita.

Potrebbe essere un effetto placebo: l’aspettativa di ricevere un trattamento può modificare temporaneamente la percezione di dolore, gonfiore o benessere.

Il miglioramento percepito è reale. La spiegazione proposta può essere completamente falsa.

Anisakis, Giardia e Cyclospora, per esempio, hanno modalità di trasmissione, esami e trattamenti differenti. E non sono gli unici parassiti umani.

Prima si valuta l’esposizione.

Poi si identifica il parassita con gli esami appropriati.

Infine si sceglie un trattamento specifico.

Il resto non è medicina alternativa.

È un’alternativa alla medicina.

👇 Commenta “PARASSITI” e ti invio la mia guida antiparassitaria basata sulle evidenze scientifiche.

30/08/2026

Il problema non sono quasi mai “i peperoni”, “il pomodoro” o “il pane”.

Il problema è spesso quanto ne mangi, con cosa li abbini e in che stato è il tuo intestino quel giorno.

Perché parlare genericamente di “trigger food” fa sembrare che esistano cibi buoni e cibi cattivi.

La fisiologia è un attimo più “spietata”.

👉 Prendiamo il lattosio (FODMAP): essere intolleranti non significa doverlo eliminare completamente. Molte persone con malassorbimento del lattosio tollerano circa 50 ml di latte al giorno.. come è possibile????

E il glutine (proteina)?

La celiachia è una condizione immunomediata precisa, in cui il glutine va eliminato rigorosamente. La sensibilità al glutine non celiaca è invece un’entità riconosciuta ma molto più difficile da diagnosticare, perché non abbiamo ancora un biomarcatore specifico e in alcuni casi il problema potrebbe essere legato anche ad altri componenti del frumento.

Poi esistono quadri completamente diversi 👇

→ allergie VERE, immunomediate
→ favismo, che è un deficit enzimatico/genetico e non una “intolleranza ai legumi”
→ allergia sistemica al nichel in soggetti selezionati
→ possibile intolleranza all’istamina, ancora complessa da diagnosticare

E qui arriva il punto importante.

Un alimento può essere tollerato da solo e diventare un problema dentro un pasto sbagliato ❌

Pomodoro + caffè + pasto enorme + molto olio + caffé può essere molto diverso dal mangiare lo stesso pomodoro in una quantità piccola e dentro un pasto semplice.

Non contano solo i FODMAP.

Contano anche:

quantità totale, grassi del pasto, caffeina, alcol, fibre, volume, velocità con cui mangi e somma dei diversi stimoli.

E con alvo diarroico bisogna stare ancora più attenti.

“Ho diarrea, quindi tolgo tutte le fibre.”

Sbagliato.

“Ne aggiungo tantissime perché fanno bene.”

Può essere altrettanto sbagliato.

Aumenti o riduzioni brusche cambiano consistenza delle feci, fermentazione e disponibilità di acqua. Alcune fibre solubili possono persino aiutare a rendere l’alvo più formato.

Il vero lavoro non è trovare il cibo colpevole.

✅ È trovare la tua soglia, la combinazi

SIBO e IMO sembrano la stessa cosa. Non lo sono. E soprattutto non esiste una lista universale di alimenti “da SIBO” e “...
27/08/2026

SIBO e IMO sembrano la stessa cosa. Non lo sono. E soprattutto non esiste una lista universale di alimenti “da SIBO” e “da IMO”.

Questa è la prima cosa da chiarire.

👉 Nella SIBO a prevalenza di idrogeno troviamo più spesso fermentazione rapida, gas, gonfiore e talvolta alvo più morbido o diarrea.

Nell’IMO, invece, il protagonista è il metano prodotto da archei, non da batteri. E il metano è fortemente associato a un transito più lento e stitichezza.

Quindi gli alimenti del carosello vanno letti come progressioni di tolleranza, non come prescrizioni.

🥝 Mirtilli, kiwi, papaya, zucchine, fi*****io, spinaci, bietole, avena, quinoa, grano saraceno, chia e lino cambiano per quantità di fibre, fermentabilità, acqua e volume.

Le grammature servono proprio a questo: testare una soglia, non proclamare che 75 g funzionano e 80 g “nutrono la SIBO”.

“Quindi con IMO devo mangiare più fibre?”

Sì.

Anzi, no.

Devi mangiarne la quantità che migliora l’alvo senza trasformare l’intestino in una mongolfiera.

Aumentarle troppo rapidamente in una persona molto stitica può significare più massa fecale dentro un colon che già si muove male.

“E allora Low-FODMAP?”

Può aiutare temporaneamente i sintomi.

Ma una Low-FODMAP fatta per mesi senza reintroduzione può ridurre varietà alimentare e substrati utili al microbiota.

👉 E ancora prima delle fibre viene una cosa che quasi nessuno considera: stai mangiando abbastanza? ⚠️

Puoi costruire la dieta FODMAP più precisa del pianeta e fallire comunque se sei in ipocalorica cronica.

Poche calorie possono significare:

→ poco volume alimentare
→ meno residuo fecale
→ minore disponibilità energetica
→ peggior recupero e attività fisica
→ in alcune persone peggioramento della motilità

Anche i carboidrati contano: non perché “curano la stipsi”, ma perché gli alimenti che li contengono apportano spesso acqua, fibre, amidi e volume, tutti elementi che partecipano alla formazione delle feci.

E le infezioni?

Qui altra correzione importante: H. pylori è un batterio, non un parassita.

Può modificare l’ambiente gastrico e, in alcuni pazienti, inserirsi in un quadro digestivo più complesso.

Anche una gastroenterite precedente può essere

Ferritina bassa che non sale non significa automaticamente “devi prendere più ferro”.Ed è qui che tante persone restano ...
26/08/2026

Ferritina bassa che non sale non significa automaticamente “devi prendere più ferro”.

Ed è qui che tante persone restano incastrate per mesi.

Perché puoi introdurre ferro, mangiare meglio e fare tutto “giusto”…

ma se lo stomaco non sta lavorando bene, il problema può essere a monte dell’integratore.

H. pylori può alterare la mucosa gastrica, modificare l’ambiente acido dello stomaco e rendere meno efficiente l’assorbimento del ferro, soprattutto quello non-eme.

Ma non finisce qui 👉

Il batterio può anche utilizzare ferro per la propria sopravvivenza, mentre l’infiammazione può modificare i segnali che regolano disponibilità e distribuzione del ferro nell’organismo.

Risultato?

Prendi ferro.
La ferritina sale poco.
Oppure sale e poi riscende.
Tu aumenti ancora la dose.

🚨 E magari continui a trattare il numero senza chiederti perché quel numero continua a comportarsi così.

Questo non significa che ogni ferritina bassa sia H. pylori..

Bisogna considerare anche:

→ perdite mestruali abbondanti
→ scarso apporto di ferro
→ celiachia o altri malassorbimenti
→ sanguinamenti gastrointestinali
→ infiammazione cronica
→ altre condizioni cliniche

Ma quando ferro e ferritina restano inspiegabilmente bassi, H. pylori è una delle cause che vale la pena escludere..

E attenzione anche all’errore opposto:

se H. pylori viene confermato, non basta “sistemare il terreno” ignorando l’infezione.

Serve una gestione medica appropriata, confermare l’eradicazione e poi capire cosa è rimasto da correggere sul piano digestivo e nutrizionale.

📈❌ Perché l’obiettivo non è solo far salire la ferritina.

È fare in modo che rimanga stabile senza dover inseguire per sempre lo stesso problema.

Il problema non è avere questi sintomi.Il problema è credere che ti dicano già quale malattia hai.Gonfiore, diarrea, sti...
25/08/2026

Il problema non è avere questi sintomi.
Il problema è credere che ti dicano già quale malattia hai.

Gonfiore, diarrea, stitichezza, nausea, eruttazioni, stanchezza e feci strane possono comparire in quadri completamente diversi.

Ed è proprio per questo che fare diagnosi guardando una lista su Instagram è una pessima idea.

Una SIBO può dare gonfiore e alterazioni dell’alvo.
H. pylori può associarsi a gastrite, sazietà precoce e carenze di ferro o B12.
Un’insufficienza pancreatica può causare vero malassorbimento dei grassi.
Alcuni protozoi intestinali possono essere rilevati durante disturbi gastrointestinali.

Ma attenzione:

gli stessi sintomi possono sovrapporsi.

⤵️ Una cosa fondamentale:

feci che galleggiano ≠ insufficienza pancreatica.
gonfiore ≠ SIBO.
nausea ≠ Helicobacter.
prurito ≠ parassiti.

Diventano indizi quando vengono messi insieme a storia clinica, esami appropriati e caratteristiche molto più specifiche.

Ed è qui che spesso nasce il disastro.

Una persona vede gonfiore e prende antimicrobici.
Vede feci molli e prende probiotici.
Vede cibo nelle feci e compra enzimi pancreatici.
Ha reflusso e pensa automaticamente di avere poco acido.

❌ Terapie diverse per diagnosi mai fatte.

Il lavoro corretto è l’opposto:

prima distingui il meccanismo, poi scegli il trattamento.

Perché SIBO, H. pylori, malassorbimento pancreatico e infezioni intestinali non si trattano allo stesso modo.

E soprattutto possono anche coesistere con IBS, celiachia, disturbi della motilità o altre condizioni.

👉 Non ti serve trovare il nome più spaventoso per i tuoi sintomi.

Ti serve capire quale ipotesi regge davvero quando iniziamo a verificarla.

23/08/2026

La stitichezza cronica non significa solo “andare poco in bagno”. È una condizione che può alterare la pressione all’interno dell’addome, rallentare lo svuotamento gastrico e favorire la risalita del contenuto dello stomaco.

Per questo reflusso, LPR (reflusso laringo-faringeo), tosse cronica, raucedine e bisogno continuo di schiarirsi la voce possono essere tra i primi segnali che qualcosa nell’intestino
non sta funzionando.

Nella maggior parte dei casi non si arriverà mai alle condizioni estreme mostrate nel video, ma ignorare per anni una stipsi importante aumenta il rischio di complicanze come fecalomi, megacolon, occlusione intestinale e, nei casi più gravi, perforazione o ischemia del colon.

Il punto non è fare paura, ma smettere di normalizzare sintomi che il corpo usa per chiedere aiuto.

👉 Se convivi da tempo con stitichezza, reflusso o gonfiore, affrontare la causa è molto diverso dal limitarsi a gestire i sintomi.

👇✍️ Commenta con “Rinascita” e ti contatterò personalmente per aiutarti a risolvere.

Il prima/dopo di Davide non serve a dirti che “sistemi l’intestino = metti muscoli”.Sarebbe una ca***ta..Serve a mostrar...
23/08/2026

Il prima/dopo di Davide non serve a dirti che “sistemi l’intestino = metti muscoli”.

Sarebbe una ca***ta..

Serve a mostrarti cosa può succedere quando, per 4 anni, smetti di trattare alimentazione, digestione, allenamento e recupero come compartimenti separati.

Davide ha costruito circa 20 kg di massa nell’arco del percorso. Ma il punto interessante non è il numero.

È tutto quello che deve funzionare abbastanza bene perché un corpo riesca a progredire per anni..

Se ogni volta che aumenti le calorie:
→ ti gonfi
→ digerisci male
→ perdi appetito
→ hai diarrea o stitichezza
→ inizi a eliminare alimenti
→ abbassi di nuovo le calorie

non hai semplicemente un problema di “massa” 👉

Hai un sistema che ti impedisce di mantenere abbastanza a lungo le condizioni necessarie per costruirla.

E questo vale anche al contrario.

Puoi avere la scheda perfetta, assumere creatina, raggiungere le proteine e dormire 8 ore…

ma se mangiare 3.000 kcal significa passare la giornata con la pancia esplosa, prima o poi non riuscirai più a sostenerle.

La crescita muscolare richiede una cosa tremendamente poco euforica:

Aderenza e continuità.

Continuità nell’allenarti.
Continuità nel mangiare abbastanza.
Continuità nel recuperare.
Continuità nel progredire.

Per questo quando lavoro con una persona non mi interessa soltanto sapere quanti grammi di carboidrati mangia..

Mi interessa capire anche:

→ come digerisce quei carboidrati
→ quante volte evacua
→ come cambiano le feci aumentando le calorie
→ quali alimenti tollera realmente
→ se il gonfiore limita l’appetito
→ se sta assorbendo e utilizzando bene ciò che introduciamo
→ quanto riusciamo a rendere sostenibile il piano per mesi e anni

Perché il corpo di Davide non è cambiato grazie a un “protocollo magico”.

È cambiato perché abbiamo avuto quattro anni per correggere, adattare, aumentare, ridurre, osservare e continuare a progredire.

E forse questa è la cosa meno vendibile, ma più importante, che posso dirti:

non devi trovare il prossimo integratore.

Devi creare un organismo e una strategia che ti permettano di fare bene le cose abbastanza a lungo da vedere finalmente il risultato 📈

Una colazione con più fibre non è automaticamente una colazione migliore.E una colazione con poche fibre non è automatic...
22/08/2026

Una colazione con più fibre non è automaticamente una colazione migliore.

E una colazione con poche fibre non è automaticamente sbagliata ❌👇

Il punto è quale intestino deve gestirla.

Se soffri di stitichezza, aumentare progressivamente le fibre può aiutare ad aumentare volume e morbidezza delle feci. Ma farlo troppo velocemente può significare più gas, più distensione e più dolore..

Se invece hai IBS con feci molli, non significa che devi eliminare le fibre: alcune fibre solubili possono aiutare anche a rendere le feci più formate.

E con SIBO o forte disbiosi, partire improvvisamente da 10 g di fibre e arrivare a 30-35 g perché “fanno bene al microbiota” può essere una pessima idea.

Più substrato fermentabile può significare, in alcune persone:

→ più gas
→ più gonfiore
→ più dolore
→ maggiore sensazione di pancia tesa

Quindi avena, chia, lino, frutti di bosco, pane integrale e verdure possono essere ottimi alimenti.

Ma la dose conta più dell’etichetta “salutare”..

Lo stesso vale al contrario: vivere per mesi di succo, cornetti, cereali raffinati e pane bianco può rendere difficile raggiungere un apporto adeguato di fibre e varietà vegetale.

E nel lipedema?

Le fibre non “curano” il lipedema.

Ma se contemporaneamente hai stitichezza, gonfiore e un intestino mal gestito, ignorare quella parte mentre ti concentri soltanto su calorie e allenamento significa guardare il corpo a metà.

La strategia non è PIÙ fibre.

È:

quantità giusta + tipo giusto + progressione giusta + tolleranza individuale.

E quando serve, anche una fase temporaneamente più povera di alcuni alimenti fermentabili può avere senso, seguita però da reintroduzione e personalizzazione: una low-FODMAP, infatti, non dovrebbe trasformarsi in una dieta di eliminazione permanente.

✅ L’obiettivo non è mangiare la colazione più “healthy” di Instagram.

È costruire quella che fa funzionare meglio il tuo intestino.

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Grottaferrata
00046

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