Mindfulness - Gubbio

Mindfulness - Gubbio Uno spazio dove rallentare, ritrovare presenza e prendersi cura di sé.

Mindfulness, percorsi MBSR, ritiri, incontri di pratica, per abitare la vita con maggiore consapevolezza, equilibrio e gentilezza.

Benvenuto settembre✨C'è qualcosa di particolare nei giorni di settembre: l'estate non è ancora del tutto andata, ma nell...
01/09/2026

Benvenuto settembre✨

C'è qualcosa di particolare nei giorni di settembre: l'estate non è ancora del tutto andata, ma nell'aria si sente già il cambiamento. La luce si fa più morbida, le mattine iniziano lentamente ad accorciarsi e, quasi senza accorgercene, torniamo verso un ritmo diverso.

È un tempo di passaggio, che può diventare anche un'occasione per chiederci come desideriamo abitare i mesi che ci aspettano e quale spazio vogliamo continuare a dedicare a noi stessi.

Da maggio, ogni giovedì mattina, ci siamo incontrati per iniziare insieme la giornata con la pratica: abbiamo ascoltato il respiro, abitato il corpo, attraversato il silenzio e imparato, ogni volta, a fermarci per qualche momento prima di tornare alle nostre giornate. Sono stati piccoli appuntamenti, semplici e diversi ogni volta, ma accomunati dal desiderio di creare uno spazio nel quale rallentare e ritrovare presenza.

Gli appuntamenti di "Mindfulness del mattino" continuano anche in questo mese, uno spazio per iniziare la giornata con un momento dedicato alla pratica in gruppo, all'ascolto e alla presenza.

🌿 Giovedì 3 · 17 · 24 settembre
🕰️ dalle 7.00 alle 7.45
📍 in presenza e online

Questi saranno gli ultimi incontri e possono essere una bella occasione per chi, nei mesi scorsi, non è ancora riuscito a partecipare.

Se hai voglia di provare, sei la benvenuta / il benvenuto: non è necessario avere esperienza, né sapere già meditare. Puoi semplicemente arrivare così come sei e concederti questo piccolo spazio.

🧘 Fermarsi, respirare e ascoltare prima di iniziare la giornata può cambiare il modo in cui poi torniamo ai nostri impegni: non necessariamente con meno cose da fare, ma con un modo diverso di esserci dentro.

Ti aspetto🌸

Mindfulness del Mattino da maggio a settembre 2026 Tornano gli incontri di mindfulness del mattino, per iniziare la giornata con

Perché meditare insieme è diverso dal meditare da soli?🧘"In una stanza di meditazione, si impara a stari soli insieme. S...
30/08/2026

Perché meditare insieme è diverso dal meditare da soli?

🧘"In una stanza di meditazione, si impara a stari soli insieme.
Si viene invitati a stare con noi stessi, a lasciare che il corpo e il cuore-mente rivelino da sé come stiamo, ma anche a percepire l'altro, a non ritirarsi, a non separarsi, a lasciar essere. E quello di cui ci si accorge allora, stando soli in compagnia, è che non esiste la mia consapevolezza, la mia pratica, ma un procedere insieme, un risvegliarsi insieme che è tutta una scoperta. E' un modo d'incontrarsi senza perdersi né in sé né nell'altro.
Chi sono gli altri nella stanza di meditazione? [ ..] Nella stanza, non conta il nome, l'aspetto, il genere, la provenienza, la professione, lo stato civile e sociale, eppure c'è un incontro profondo." Chandra Livia Candiani

Possiamo praticare mindfulness anche da soli, nella nostra casa, seguendo una meditazione guidata o ritagliandoci qualche minuto di silenzio durante la giornata. È un modo prezioso per avvicinarci alla pratica e coltivare continuità.

Eppure, quando ci troviamo a praticare insieme ad altre persone, possiamo accorgerci che qualcosa cambia.

La pratica rimane profondamente personale: ciascuno incontra il proprio respiro, il proprio corpo, i propri pensieri e le proprie emozioni. Ciò che cambia è il contesto nel quale facciamo esperienza.

Quando più persone scelgono di fermarsi nello stesso momento, il silenzio diventa uno spazio condiviso. Sapere che altre persone sono lì, impegnate come noi nel loro personale incontro con ciò che accade, può diventare un sostegno, soprattutto nei momenti in cui la mente si distrae, il corpo è inquieto o la pratica ci sembra difficile.

E possiamo scoprire qualcosa di molto semplice: non siamo gli unici a fare fatica.

Anche gli altri hanno una mente che corre, conoscono la stanchezza, l'inquietudine, la difficoltà di rimanere presenti. Questa consapevolezza può aiutarci a guardare alla nostra esperienza con maggiore gentilezza, senza pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in noi.

Praticare insieme non significa essere uguali o condividere necessariamente ciò che viviamo interiormente. Possiamo essere accanto agli altri e, nello stesso tempo, rimanere pienamente nella nostra esperienza. Possiamo esserci insieme senza perdere la nostra individualità.

Forse è proprio questo uno dei doni più belli della pratica condivisa: scoprire che il cammino verso noi stessi non deve necessariamente essere un cammino solitario.

È anche ciò che accade durante un ritiro di mindfulness, dove per alcuni giorni il tempo della pratica diventa il filo conduttore delle nostre giornate. Sediamo insieme, camminiamo insieme, condividiamo il silenzio e, quando arriva il momento, ascoltiamo le esperienze degli altri.

Non abbiamo bisogno di parlare continuamente per sentirci accompagnati. A volte basta sapere che qualcuno è lì, accanto a noi, per ricordarci che non siamo soli.

🍂Ritirarsi per ritrovarsi🍂
Dal 9 all'11 ottobre 2026 ci incontreremo al Monastero di Fonte Avellana per tre giorni dedicati alla pratica, al silenzio, all'ascolto e alla presenza.

Un tempo per fermarsi, praticare insieme e ritrovare uno spazio dentro di noi al quale nella quotidianità non sempre riusciamo ad arrivare.

Per informazioni e iscrizioni trovi tutti i dettagli sul sito:
https://www.mindfulnessgubbio.it/ritirarsi-per-ritrovarsi-ritiro-di-mindfulness/

La via d’uscita è dentro.Quante volte, quando qualcosa ci mette in difficoltà, cerchiamo una soluzione fuori di noi, pro...
24/08/2026

La via d’uscita è dentro.

Quante volte, quando qualcosa ci mette in difficoltà, cerchiamo una soluzione fuori di noi, provando a cambiare ciò che accade, a trovare una risposta, a controllare ciò che non possiamo controllare?

La mindfulness ci invita a guardare in una direzione diversa, non per allontanarci dalla realtà, ma per incontrarla da un luogo più consapevole, ascoltando ciò che accade dentro di noi e riconoscendo che, a volte, proprio lì può aprirsi una possibilità nuova.

La via d’uscita è dentro di noi “The way out is in.” Thich Nhat Hanh Il mio incontro con Thich

Chi si prende cura degli altri ha bisogno, a sua volta, di curaCi sono professioni nelle quali la presenza non è semplic...
20/08/2026

Chi si prende cura degli altri ha bisogno, a sua volta, di cura

Ci sono professioni nelle quali la presenza non è semplicemente una qualità personale, ma uno degli strumenti attraverso cui si svolge il proprio lavoro. Psicologi, psicoterapeuti, medici, infermieri, educatori, insegnanti, operatori sociali e tutte le persone che lavorano nella relazione d’aiuto sono chiamati ogni giorno ad ascoltare, accogliere, sostenere, contenere emozioni e accompagnare l’altro nei momenti più delicati della sua vita.

Stare accanto alla sofferenza richiede attenzione, sensibilità e disponibilità, ma richiede anche qualcosa di cui si parla meno: la capacità di accorgersi di ciò che questa esposizione continua produce dentro di noi.

A volte impariamo a riconoscere molto bene la stanchezza degli altri e facciamo più fatica a riconoscere la nostra, sappiamo ascoltare le emozioni di chi abbiamo davanti e continuiamo a mettere in secondo piano le nostre, ci accorgiamo immediatamente quando una persona ha bisogno di una pausa e invece continuiamo a lavorare anche quando il nostro corpo ci sta chiedendo di fermarci.

Non necessariamente perché non sappiamo prenderci cura di noi, ma perché nel tempo possiamo diventare molto abili nel mettere da parte ciò che sentiamo per essere disponibili a ciò che l'altro porta.

La mindfulness può diventare uno spazio di allenamento proprio in questa direzione. La pratica ci invita a tornare al corpo, a riconoscere ciò che accade nel momento presente e a osservare pensieri, emozioni e sensazioni senza doverli immediatamente modificare o risolvere. Ci insegna, lentamente, a riconoscere i segnali prima che diventino impossibili da ignorare e a sviluppare una relazione più attenta con la nostra esperienza.

Per chi lavora nella relazione d'aiuto questo può avere un significato particolare. Essere presenti non significa essere sempre disponibili, così come avere empatia non significa farsi attraversare completamente dalla sofferenza dell'altro. La presenza consapevole permette di rimanere in relazione senza perdere completamente il contatto con se stessi, di ascoltare senza dover assorbire, di accompagnare senza sentirsi responsabili di risolvere ciò che appartiene all'altro.

La pratica può aiutarci anche a riconoscere quei sottili automatismi che entrano nelle professioni d'aiuto quasi senza che ce ne accorgiamo: il bisogno di essere indispensabili, la difficoltà a dire di no, il desiderio di trovare sempre la risposta giusta, la sensazione di dover fare qualcosa perché l'altro possa stare meglio, oppure quella particolare forma di stanchezza che nasce quando per troppo tempo abbiamo messo la nostra esperienza tra parentesi.

E c'è un altro aspetto importante: chi si prende cura degli altri ha bisogno di poter essere, almeno qualche volta, semplicemente una persona e non soltanto qualcuno che sostiene, accompagna o contiene.

Un tempo di pratica, di silenzio e di ascolto può permettere di deporre temporaneamente il ruolo professionale e incontrare ciò che c'è, senza dover essere competenti, efficienti o utili a qualcuno. Può essere uno spazio nel quale non è necessario trovare soluzioni, comprendere, interpretare o rispondere, ma semplicemente fare esperienza di ciò che significa esserci.

Questo non significa che la mindfulness renda immuni dalla fatica, dalla sofferenza o dal coinvolgimento emotivo che inevitabilmente fanno parte delle professioni d'aiuto. Significa piuttosto sviluppare una maggiore capacità di accorgersi di ciò che sta accadendo e di scegliere come prendersene cura.

Anche il confine è una forma di cura. Imparare a riconoscere quando siamo troppo coinvolti, quando abbiamo bisogno di una pausa, quando una storia ci rimane dentro oltre il tempo del lavoro o quando il nostro corpo sta chiedendo attenzione non significa essere meno professionali o meno generosi. Significa riconoscere che siamo parte della relazione e che anche la nostra presenza ha bisogno di essere custodita.

Forse uno dei doni più profondi della mindfulness per chi lavora nella cura è proprio questo: ricordarci che non dobbiamo essere una fonte inesauribile per poter essere al servizio degli altri. Anche una sorgente ha bisogno di essere alimentata.

Prendersi cura di chi si prende cura non è quindi un gesto aggiuntivo, qualcosa da fare quando rimane tempo. È parte della possibilità stessa di continuare a esserci, nel tempo, con autenticità, sensibilità e presenza.

Perché non è soltanto ciò che sappiamo fare a entrare nella relazione con l'altro, ma anche il modo in cui siamo mentre lo incontriamo.

Prendersi cura, di chi si prende cura:chi si prende cura degli altri ha bisogno, a sua volta, di cura!Ci sono profession...
20/08/2026

Prendersi cura, di chi si prende cura:
chi si prende cura degli altri ha bisogno, a sua volta, di cura!

Ci sono professioni nelle quali la presenza non è semplicemente una qualità personale, ma uno degli strumenti attraverso cui si svolge il proprio lavoro. Psicologi, psicoterapeuti, medici, infermieri, educatori, insegnanti, operatori sociali e tutte le persone che lavorano nella relazione d’aiuto sono chiamati ogni giorno ad ascoltare, accogliere, sostenere, contenere emozioni e accompagnare l’altro nei momenti più delicati della sua vita.

Stare accanto alla sofferenza richiede attenzione, sensibilità e disponibilità, ma richiede anche qualcosa di cui si parla meno: la capacità di accorgersi di ciò che questa esposizione continua produce dentro di noi.

A volte impariamo a riconoscere molto bene la stanchezza degli altri e facciamo più fatica a riconoscere la nostra, sappiamo ascoltare le emozioni di chi abbiamo davanti e continuiamo a mettere in secondo piano le nostre, ci accorgiamo immediatamente quando una persona ha bisogno di una pausa e invece continuiamo a lavorare anche quando il nostro corpo ci sta chiedendo di fermarci.

Non necessariamente perché non sappiamo prenderci cura di noi, ma perché nel tempo possiamo diventare molto abili nel mettere da parte ciò che sentiamo per essere disponibili a ciò che l'altro porta.

La mindfulness può diventare uno spazio di allenamento proprio in questa direzione. La pratica ci invita a tornare al corpo, a riconoscere ciò che accade nel momento presente e a osservare pensieri, emozioni e sensazioni senza doverli immediatamente modificare o risolvere. Ci insegna, lentamente, a riconoscere i segnali prima che diventino impossibili da ignorare e a sviluppare una relazione più attenta con la nostra esperienza.

Per chi lavora nella relazione d'aiuto questo può avere un significato particolare. Essere presenti non significa essere sempre disponibili, così come avere empatia non significa farsi attraversare completamente dalla sofferenza dell'altro. La presenza consapevole permette di rimanere in relazione senza perdere completamente il contatto con se stessi, di ascoltare senza dover assorbire, di accompagnare senza sentirsi responsabili di risolvere ciò che appartiene all'altro.

La pratica può aiutarci anche a riconoscere quei sottili automatismi che entrano nelle professioni d'aiuto quasi senza che ce ne accorgiamo: il bisogno di essere indispensabili, la difficoltà a dire di no, il desiderio di trovare sempre la risposta giusta, la sensazione di dover fare qualcosa perché l'altro possa stare meglio, oppure quella particolare forma di stanchezza che nasce quando per troppo tempo abbiamo messo la nostra esperienza tra parentesi.

E c'è un altro aspetto importante: chi si prende cura degli altri ha bisogno di poter essere, almeno qualche volta, semplicemente una persona e non soltanto qualcuno che sostiene, accompagna o contiene.

Un tempo di pratica, di silenzio e di ascolto può permettere di deporre temporaneamente il ruolo professionale e incontrare ciò che c'è, senza dover essere competenti, efficienti o utili a qualcuno. Può essere uno spazio nel quale non è necessario trovare soluzioni, comprendere, interpretare o rispondere, ma semplicemente fare esperienza di ciò che significa esserci.

Questo non significa che la mindfulness renda immuni dalla fatica, dalla sofferenza o dal coinvolgimento emotivo che inevitabilmente fanno parte delle professioni d'aiuto. Significa piuttosto sviluppare una maggiore capacità di accorgersi di ciò che sta accadendo e di scegliere come prendersene cura.

Anche il confine è una forma di cura. Imparare a riconoscere quando siamo troppo coinvolti, quando abbiamo bisogno di una pausa, quando una storia ci rimane dentro oltre il tempo del lavoro o quando il nostro corpo sta chiedendo attenzione non significa essere meno professionali o meno generosi. Significa riconoscere che siamo parte della relazione e che anche la nostra presenza ha bisogno di essere custodita.

Forse uno dei doni più profondi della mindfulness per chi lavora nella cura è proprio questo: ricordarci che non dobbiamo essere una fonte inesauribile per poter essere al servizio degli altri.

Prendersi cura di chi si prende cura non è quindi un gesto aggiuntivo, qualcosa da fare quando rimane tempo. È parte della possibilità stessa di continuare a esserci, nel tempo, con autenticità, sensibilità e presenza.

Perché non è soltanto ciò che sappiamo fare a entrare nella relazione con l'altro, ma anche il modo in cui siamo mentre lo incontriamo.

15/08/2026
Camminare è uno dei gesti più semplici e naturali della nostra vita. Eppure, quando lo facciamo con presenza, può trasfo...
07/08/2026

Camminare è uno dei gesti più semplici e naturali della nostra vita. Eppure, quando lo facciamo con presenza, può trasformarsi in una pratica di consapevolezza.

La pratica camminata ci insegna che non è necessario andare lontano per ritrovare noi stessi. È sufficiente rallentare il passo, sentire il contatto dei piedi con la terra, lasciarsi accompagnare dal respiro e accorgersi, un passo dopo l'altro, che anche il cammino può diventare un luogo di incontro con il momento presente.

Buona lettura.

👉

Indirizzo

Via Benedetto Croce, 54
Gubbio
06024

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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