08/08/2026
La morte di Francesco Guccini colpisce profondamente anche noi: certamente per essere stato presente nelle culture di ognuno/a di noi (nonostante le diverse generazioni a cui apparteniamo) ma anche perché - dal punto di vista di un consultorio - Guccini ha saputo ritrarre tanti aspetti della vita quotidiana che approdano anche qui: la solitudine dei pensionati, la ragazza incinta rifiutata, gli amori sofferti, le amicizie dolorosamente p***e, le rabbie, il desiderio di andarsene ...
C'è, tra tante, una canzone che racconta il momento in cui una ragazzina, sul bordo tra terra e oceano, intuisce la propria fragilità di fronte all'immensità e si sente sopraffatta dalla domanda sul senso della propria vita. Tutto questo, in contrasto con il mondo che pretende di dare risposte dogmatiche e uguali per tutti.
Ci pare che non si poteva descrivere meglio quel momento in cui, da adolescenti, ciascuno si chiede qual è il senso della propria vita e la condizione, da adulti, di doverlo confrontare con le richieste della società... un vissuto universale.
Dobbiamo gratitudine a Guccini per tutte le sfumature dell'esistenza che ci ha invitato a guardare più attentamente.
Qui di seguito, il testo della "Canzone della bambina portoghese" e, nel primo commento, un link per chi volesse ascoltarla
E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote...
E tutti, sai, ti san dire come fare,
quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual'è il vero vero...
E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle fanno a chi parla più forte
per non dir che stelle e morte fan paura...
Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese,
non c'eran parole, rumori soltanto come voci sorprese,
il mare soltanto e il suo primo bikini amaranto,
le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle...
Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare...
O sogni o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare,
sentì che era un punto al limite di un continente,
sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte...
E in questo sentiva qualcosa di grande
che non riusciva a capire, che non poteva intuire,
che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, quell' oceano infinito...
Ma il caldo l'avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire
e fu solo del sole, come di mani future;
restaron soltanto il mare e un bikini amaranto...
E poi e poi, se ti scopri a ricordare, ti accorgerai che non te ne importa niente
e capirai che una sera o una stagione son come lampi, luci accese e dopo spente
e capirai che la vera ambiguità
è la vita che viviamo, il qualcosa che chiamiamo esser uomini...
E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere,
ma il qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere, vivere e poi, poi vivere
e poi, poi vivere...