20/06/2026
Piedi stanchi, mi fermo sulle scale che anni fa guardavo ogni giorno dalla porta del lavoro.
Casa, eppure diversa. Conosciuto ma non fermo.
Leggero vento, caldo ma non piú denso.
Cielo ceruleo lascia lento spazio alla luce della luna.
Mormorio indistinto delle persone.
Movimento intorno e io, ferma.
Sento.
Il cuore colmo del calore degli abbracci ritrovati di quelle persone che "sembra" ieri, ma nel calendario è passato un anno, due, tre, o talvolta anche più.
Quelle persone che sono particelle di te sparse nel mondo.
Connesse nella distanza.
Giorni di occhi lavati dalle emozioni, di fluire e sentire.
Di distanze desiderate ma non per questo semplici.
Due giorni a parlare di relazioni, quelle difficili, quelle che portano dolore, fallimento, odio e la loro riparabilità, le ferite e le cicatrici.
E poi l'amore, quello che è fatto dalle persone, da chi si sceglie, dell'amore di tutti i colori. Della bellezza della libertà travolgente. Dell'energia di poter essere orgogliosamente sè.
Nelle diversità che ci rendono unici siamo simili, esseri umani, connessi. Abbiamo bisogno di trovare appartenenza, presenza, Abbiamo bisogno della libertà, della distanza che ci permette di vederci. Abbiamo bisogno di sentirsi pensati, visti, riconosciuti.
La relazione é la cura, sempre.
L'antidoto alla frattura.
Carla