05/09/2026
Si può continuare a lavorare, amare, incontrare persone, ridere, progettare e, allo stesso tempo, avvertire una strana estraneità, come se una parte di noi fosse rimasta fuori dalla scena a osservare ciò che accade.
Pirandello, ne "Il fu Mattia Pascal" utilizzava l'espressione “Forestiere della vita”per descrivere chi, a un certo punto, smette di sentirsi completamente dentro la vita che sta vivendo.
Forse accade quando iniziamo a guardare la nostra vita da una distanza diversa e ci accorgiamo di quanto spesso viviamo attraverso ruoli, aspettative e immagini di noi stessi che abbiamo adottato nel tempo. Ruoli che magari ci sono serviti, ci hanno protetto, ci hanno permesso di appartenere, ma che a un certo punto possono diventare stretti.
Succede così che ciò che abbiamo costruito intorno a noi non coincida più del tutto con ciò che sentiamo dentro. Le convenzioni che prima sembravano naturali iniziano a starci strette, alcune relazioni diventano più difficili da gestire e certi ruoli che abbiamo indossato per anni cominciano a sembrarci scomodi, come abiti di una taglia sbagliata.
Dal punto di vista psicologico, quella sensazione di estraneità può essere il segnale di una distanza tra l’immagine che abbiamo costruito di noi e ciò che stiamo diventando. Non sempre è qualcosa da eliminare o da risolvere rapidamente anzi, a volte è proprio quella "scomodità" a rendere visibile ciò che abbiamo ignorato per molto tempo: un bisogno rimasto inascoltato, un desiderio accantonato, un confine mai messo, una parte di noi che non trova più spazio nella vita che abbiamo costruito.
Perché sentirsi “forestieri della vita” non significa necessariamente essere fuori posto. A volte ci permette semplicemente di accorgerci che il posto in cui siamo non ci somiglia più come prima.
Dott.ssa Annarita Arso