12/08/2026
Per un cantante l'udito è tutto. È il proprio strumento di lavoro, il modo attraverso il quale si costruisce una canzone, si vive un concerto, si ascolta il mondo.
Per questo le parole di Caparezza fanno un certo effetto.
Da anni l'artista convive con l'acufene, quel disturbo che può far percepire fischi e rumori anche in assenza di una sorgente esterna. Poi la situazione si è complicata ulteriormente.
«Soffrivo già di acufene, poi si è sommata l'ipoacusia».
Una progressiva riduzione dell'udito che lo ha costretto a fare i conti con una paura enorme per chi ha dedicato la propria vita alla musica.
E quando gli hanno chiesto se avesse pianto, Caparezza non ha cercato di mostrarsi invulnerabile:
«Se ho pianto per la perdita dell'udito? Sì. Anche peggio. Però l'ho superata».
Oggi utilizza gli apparecchi acustici e ha modificato persino il modo in cui affronta i concerti. Durante i live usa gli in-ear per isolarsi e ricevere soltanto il suono necessario a orientarsi, evitando l'impatto acustico al quale era abituato in passato.
Ma c'è un'altra cosa sulla quale vuole rompere un tabù: la vergogna degli apparecchi acustici.
Il suo ragionamento è semplicissimo: se nessuno si vergogna di indossare gli occhiali quando la vista peggiora, perché dovrebbe essere diverso quando a diminuire è l'udito?
Caparezza, però, insiste su un punto: quando racconta tutto questo non vuole essere compatito.
Vuole dire esattamente il contrario.
Nel momento in cui la musica sembrava essere diventata un problema, ha riscoperto il suo primo grande amore: il fumetto.
Ha studiato sceneggiatura, ha cominciato a scrivere e da quella strada apparentemente alternativa è nato Orbit Orbit, un progetto composto da un album di 14 tracce e da un fumetto di 14 capitoli che dialogano continuamente tra loro.
Quella che inizialmente sembrava una fuga dalla musica è diventata una nuova forma di creatività.
«Il fumetto è stato una ciambella di salvataggio».
E forse è proprio qui che la sua storia diventa più potente.
Caparezza non racconta di aver sconfitto magicamente il problema. L'ipoacusia c'è, gli apparecchi acustici anche. Ha semplicemente imparato a trovare un'altra strada.
«A volte non solo ricalcoli il percorso, ma poi fai anche una strada che è più conveniente fare».
E detto da un uomo che per vivere ha bisogno di ascoltare la musica, assume tutto un altro significato. ❤️