19/09/2026
IL CAMPO
Togli alle Costellazioni tutto quello che c’è di magico.
Il nucleo del lavoro, che nasce da Hellinger, può essere letto come un dispositivo fenomenologico, relazionale, sistemico.
Che cosa si muove quando una persona mette in scena la propria famiglia e i rappresentanti iniziano a percepire qualcosa?
Hellinger, infatti, non parte dalla psicologia individuale. Non chiede soltanto: “Che cosa ti è successo?”, ma introduce una domanda diversa: “In quale relazione, appartenenza o dinamica più ampia sei inserito?”.
E questa è la sua intuizione: la persona non è un’entità isolata, un individuo separato, ma appartiene a sistemi di relazione. E quello familiare è uno dei più importanti.
Da qui nasce il concetto di coscienza del gruppo, o anche di campo familiare.
Che non è una cosa misteriosa. Possiamo immaginarlo come un insieme di informazioni relazionali, ruoli, aspettative, identificazioni e lealtà che organizzano il sistema.
E allora, che cosa si muove nella Costellazione?
Possiamo individuare quattro livelli.
Il primo livello: si muove la rappresentazione interna.
La persona ha di sé una rappresentazione interna: “Mio padre era così, mia madre era così, mio fratello ha avuto quel destino”.
Ma questa conoscenza cognitiva è soltanto una parte della storia.
Nel corpo possono essere rimaste tante altre cose: tensioni, paure, sensi di colpa, bisogni di protezione, ruoli familiari.
Vi ricordate le ferite, quando parlavo delle ferite?
Ecco.
Quando andiamo a mettere in campo i vari personaggi, rendiamo tangibile questa rappresentazione che prima era soltanto interna.
E questo è già potente.
Il secondo livello: cambia il campo percettivo.
Se prima la domanda del protagonista, del costellato, era:
“Mio padre non mi ha mai visto”,
durante la Costellazione andiamo a vedere quanto è distante il padre, quanto davvero non lo sta guardando, quanto lui fa fatica ad avvicinarsi anche se vorrebbe, oppure quanto lei stessa lo sta evitando.
La configurazione nello spazio rende percepibile la relazione.
E allora passiamo dalla narrazione, dal semplice racconto, all’esperienza vissuta.
Dal pensiero alla percezione del corpo.
E poi c’è quella parte che sembra magia.
Quando uno dei rappresentanti inizia a riferire:
“Sento un peso sul petto.”
“Sento dolore.”
“Mi viene voglia di guardare a terra.”
“Mi sento comodo.”
“Mi sento scomodo.”
Hellinger attribuiva grande importanza a questa percezione, a tutto ciò che emerge nel campo.
Ma possiamo leggerlo senza ricorrere necessariamente alla magia o all’idea di un’informazione telepatica proveniente dalla famiglia.
Il rappresentante sta ricevendo contemporaneamente moltissime informazioni: la posizione dei corpi, le distanze, l’espressione facciale, il tono della voce, i silenzi, le informazioni narrative ricevute prima della messa in scena, le proprie associazioni inconsce, il proprio vissuto.
E il cervello è estremamente bravo a integrare queste informazioni prima che arrivino alla coscienza razionale.
Per questo può accadere che il rappresentante senta qualcosa senza sapere immediatamente spiegare perché.
Il suo sistema percettivo ha elaborato qualcosa che non sa ancora tradurre verbalmente.
Ma lo sente.
Il corpo lo sente.
La Costellazione crea una situazione nella quale la persona vede il proprio sistema nello spazio e il corpo partecipa.
Può comparire una contrazione, un’espansione del torace, un avvicinamento, un allontanamento, una modificazione del respiro, del tono muscolare.
Quindi il sistema relazionale viene rappresentato nello spazio e il corpo diventa uno strumento di percezione della relazione stessa.
E poi ci sono le frasi.
Il rituale che facciamo alla fine:
“Tu sei grande e io sono piccolo.”
“Questo appartiene a te e a te lo lascio.”
“Io ti vedo.”
Perché queste frasi possono funzionare psicologicamente?
Perché ristrutturano la posizione relazionale interna.
Una persona che per trent’anni ha vissuto con il mantra:
“Devo occuparmi di mia madre”,
può sperimentare finalmente una posizione diversa:
“Lei è mia madre e io sono suo figlio”.
È una nuova organizzazione della relazione stessa.
E quella relazione l’abbiamo prima rappresentata.
E poi c’è l’ordine dell’amore, l’Ordnung.
Qual è la posizione che consente a questo sistema di funzionare senza che qualcuno debba occupare il posto di qualcun altro?
Figlio e genitore.
Figlio.
Genitore.
Ognuno nel proprio posto.
E poi c’è la lealtà invisibile.
“Se io sto bene e mia madre ha sofferto, allora sto tradendo mia madre. Quindi devo stare male.”
“Se mio padre è fallito, io non posso avere più successo di lui. Quindi devo fallire.”
“Se mio fratello è morto, io devo vivere anche per lui.”
Sono lealtà implicite che possono essere mantenute senza che la persona ne abbia piena consapevolezza.
E allora, che cos’è il campo, signori miei?
Possiamo parlare di un campo transgenerazionale capace di contenere informazioni della famiglia e di trasmetterle ai rappresentanti.
Ma questa è un’ipotesi teorica.
Non è necessario sostenerla per comprendere ciò che accade nella Costellazione.
Perché la rappresentazione interna è fondamentale.
Ci permette di esternalizzare qualcosa che portiamo dentro.
Nella Costellazione non è necessario immaginare che qualcosa di misterioso venga trasmesso da una persona all’altra.
Possiamo pensare che ciò che emerge sia il risultato dell’incontro tra rappresentazione interna, percezione, corpo, relazione, emozione e significato.
E allora forse la frase più importante è questa:
Non è il passato che si muove.
È il modo in cui il passato continua a vivere nel corpo, nelle relazioni e nelle nostre percezioni del presente.
(A. Catanzaro)