30/09/2026
Il mio papà ♥️
Oggi una visita davvero speciale. Di quelle che arrivano quasi per caso e che, senza accorgertene, ti regalano molto più di un semplice incontro.
È arrivato un camminatore in solitaria, con alle spalle oltre dieci cammini, tutti vissuti da solo. Questa volta, però, il suo viaggio lo porterà a incontrare un amico che si sta avvicinando al mondo del cammino e così, fermandosi da noi, ha iniziato a raccontare. E si è raccontato tanto.
Ci ha parlato dei suoi cammini con un entusiasmo che quasi ti fa ve**re voglia, lì per lì, di prendere uno zaino e metterti in cammino anche tu. Ha raccontato luoghi, esperienze, incontri e soprattutto quello che il cammino gli ha lasciato dentro.
Quando ha parlato del Cammino di San Francesco d’Assisi gli brillavano gli occhi. “Mi viene la pelle d’oca”, ci ha detto. E quella pelle d’oca l’abbiamo quasi sentita anche noi, perché nelle sue parole c’era ancora tutta l’emozione di quello che aveva vissuto. Un cammino che, a suo dire, lo ha cambiato, gli ha lasciato tanto e del quale conserva ancora oggi ricordi profondi.
Ma il suo racconto non parlava soltanto di sentieri.
Per oltre venticinque anni ha lavorato in un pronto soccorso e, attraverso quel lavoro, ha visto passare davanti a sé tantissima umanità. Ha visto cambiare le persone, il loro modo di vivere la sofferenza, il modo di rapportarsi agli altri. Ci ha raccontato di un tempo in cui forse ci si avvicinava al pronto soccorso con maggiore umiltà e di come, negli anni, abbia visto crescere anche l’aggressività.
Perché certe storie, soprattutto quando le incontri ogni giorno, finiscono per sedimentarsi dentro. Ci sono sofferenze che vivi direttamente e altre che attraversi anche solo stando accanto a chi le vive. E, prima o poi, qualcosa di quel peso te lo porti a casa.
Forse è anche per questo che il cammino per lui è diventato così importante.
Ci ha detto una cosa che ci ha colpiti molto: che il cammino è una terapia insostituibile. Che non esistono altre terapie, altri percorsi capaci di restituire quello che restituisce il camminare. Il suo modo di dirlo non era quello di chi vuole dare una risposta universale, ma di chi parla di qualcosa che ha sperimentato personalmente e che, nel tempo, gli ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi.
Camminare lentamente, osservare, incontrare persone, attraversare luoghi, avere tempo per pensare. Ritrovare una parte di quella vita che, nella velocità di tutti i giorni, rischiamo di perdere.
E forse non importa nemmeno quanto sia grande la propria fede. Quando percorri certi cammini, qualcosa comunque accade. Non puoi attraversare certi luoghi, ascoltare certe storie, fare chilometri nel silenzio e rimanere esattamente quello di prima.
Oggi noi siamo stati semplicemente spettatori del suo racconto. Eppure, ascoltandolo, abbiamo avuto la sensazione di aver percorso un piccolo pezzo di strada insieme a lui.
È stata una persona davvero piacevole da ascoltare, di quelle che incontri e che ti lasciano qualcosa.
E anche oggi, dalla nostra sosta, porteremo con noi un altro pezzo di cammino. Quello di un uomo che ha scelto di continuare a viaggiare lentamente, per il mondo e, forse, anche un po’ dentro se stesso.