09/04/2026
ROBA DA MATTI QUELLO CHE STA SUCCEDENDO.
Il decreto disabilità (d.lgs. 62/2024), tra le alte cose, definisce i livelli di sostegno alla persona con disabilità: lieve, medio, intensivo. Sono categorie pensate per organizzare i servizi sanitari e assistenziali.
Il problema è che, nella sperimentazione, questi livelli stanno entrando anche nella scuola e vengono usati per decidere quante ore di sostegno dare ai nostri figli e figlie.
Ma attenzione: il sostegno scolastico non è una terapia, né un atto medico. È una misura educativa e didattica, un aiuto per permettere di partecipare alla vita di classe, imparare, comunicare, stare con gli altri.
La legge è chiara: le ore di sostegno si decidono nel GLO, dentro il PEI, guardando come funziona l’alunno nella scuola, non solo la diagnosi. È lì che la famiglia, i docenti e gli specialisti mettono nero su bianco di cosa c’è bisogno.
Se si usano quei livelli (lieve/medio/intensivo) per ridurre le ore rispetto a quanto emerge dal PEI, succede una cosa spiacevole: i bambini scompaiono dietro un’etichetta.
Non vedi più Luca o Sara, ma un codice su una cartella clinica al quale abbinare una procedura standard. E questo non va bene. Non può funzionare.
La disabilità si diagnostica, il sostegno si progetta. È un vestito su misura, cucito sui bisogni di quella persona.
Se abitate in una delle province in cui è in corso la sperimentazione, controllate se le ore di sostegno corrispondono a quelle indicate sul PEI, e in caso denunciate.
Dal 2027, toccherà a tutti!
Facciamoci sentire per tempo.