Studio Esposito - Fisioterapia e Riabilitazione

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12/08/2026
TENDINOPATIA CALCIFICALa tendinopatia calcifica di spalla è una condizione dolorosa comune caratterizzata dalla presenza...
10/08/2026

TENDINOPATIA CALCIFICA

La tendinopatia calcifica di spalla è una condizione dolorosa comune caratterizzata dalla presenza di depositi di calcio al livello della cuffia dei rotatori. Tali calcificazioni vanno a formarsi sulla porzione intermedia o sull’inserzione dei tendini della cuffia, così come nel tessuto sinoviale, inclusa la borsa subacromiale.
Colpisce soprattutto adulti tra i 30 e i 60 anni, in prevalenza donne, e può essere del tutto silenziosa o causare dolori molto intensi.

Sintomi

Fase silente: il deposito si forma lentamente; spesso non dà alcun disturbo.
Fase acuta: il corpo prova a "sciogliere" e riassorbire il calcio; in questo momento il dolore può diventare acuto, improvviso e fortemente invalidante, limitando i movimenti del braccio.
Fase cronica: abbiamo un dolore sordo e persistente legato all'irritazione meccanica sotto l'acromion.

Terapie

- Terapia conservativa e fisioterapia: esercizi mirati di rinforzo e mobilità per recuperare la biomeccanica della spalla.
- Onde d'urto focali: Utili per stimolare la vascolarizzazione e favorire la frammentazione/riassorbimento del deposito calcareo.
- Needling / Litoclasia ecoguidata: lavaggio eco-guidato con aspirazione del calcio tramite aghi, spesso associato a un'infiltrazione di cortisone per spegnere l'infiammazione acuta.
- Chirurgia artroscopica: riservata ai casi cronici resistenti a ogni altro trattamento, per rimuovere direttamente la calcificazione.

PIRIFORME E NERVO SCIATICOQuando il muscolo piriforme è particolarmente contratto, aumenta di volume, esercitando così u...
29/07/2026

PIRIFORME E NERVO SCIATICO

Quando il muscolo piriforme è particolarmente contratto, aumenta di volume, esercitando così una pressione sul nervo sciatico, il quale gli passa proprio accanto e in alcuni casi passa addirittura attraverso il suo ventre muscolare.

23/07/2026

CERVELLO, NERVO VAGO e DIAFRAMMA: l'asse che decide se la tua pancia si GONFIA (e che quasi nessuno considera)

I gonfiori post prandiali, ma in generale la sensazione di avere aria nella pancia, non è qualcosa che dipende esclusivamente dal cibo: chi ne soffre sa bene che spesso succede indipendentemente da ciò che si è mangiato.

A determinare questo fenomeno è l'asse composto principalmente da tre strutture: cervello, nervo vago e diaframma.

Non è un concetto astratto: è un percorso anatomico preciso, fatto di un nervo reale che attraversa muscoli reali, e che quando funziona bene tiene la digestione efficiente.

Quando non funziona, la pancia si gonfia indipendentemente da quello che mangi.

Partiamo dal nervo vago, perché è il protagonista di questa storia.

Il nervo vago è il nervo più lungo del corpo: parte dal tronco cerebrale, scende lungo il collo, attraversa il torace, passa fisicamente attraverso il diaframma, e arriva allo stomaco e all'intestino (oltre che a tutti gli altri organi).

È il principale regolatore del sistema nervoso parasimpatico, ovvero la modalità "riposo e digestione" del corpo.

Quando il nervo vago è attivo, manda un segnale molto chiaro agli organi digestivi: "va tutto bene, puoi lavorare".

Lo stomaco produce i succhi gastrici giusti.

L'intestino si muove ritmicamente, facendo avanzare il contenuto.

Le secrezioni digestive funzionano.

Il gas viene gestito e spostato senza accumularsi.

In pratica: il nervo vago è il "direttore d'orchestra" della digestione.

Quando lui dirige, tutto funziona in modo coordinato.

Il problema è che il nervo vago ha un nemico potentissimo: lo stress.

Quando il cervello percepisce una minaccia (e le preoccupazioni quotidiane, le tensioni lavorative, i periodi difficili sono "minacce" per il sistema nervoso), attiva la modalità "attacco o fuga".

E la prima cosa che fa è spegnere il nervo vago.

Perché nella logica del corpo, se stai scappando da un pericolo, digerire non è una priorità.

Il segnale "va tutto bene, puoi lavorare" si interrompe.

Lo stomaco rallenta.

L'intestino perde il suo ritmo.

Le secrezioni calano.

Il gas non viene gestito e si accumula.

La pancia si gonfia.

Non perché hai mangiato qualcosa di sbagliato, ma perché il tuo sistema nervoso ha deciso che in questo momento digerire non è importante.

Ecco perché i gonfiori peggiorano nei periodi di stress, anche se non hai cambiato nulla a tavola.

Ma qui la faccenda diventa ancora più interessante, perché entra in gioco il diaframma.

Il nervo vago non fluttua nel vuoto: passa fisicamente attraverso il diaframma, il grande muscolo della respirazione.

Quando il diaframma si muove liberamente (20.000 volte al giorno, ad ogni respiro), stimola meccanicamente il nervo vago ad ogni ciclo respiratorio.

È come un massaggio ritmico sul nervo: giù, su, giù, su.

20.000 volte al giorno il diaframma dice al nervo vago "attivati, funziona, fai il tuo lavoro".

E il nervo vago risponde mantenendo attiva la digestione.

Ma lo stress non si limita a spegnere il vago dal cervello: irrigidisce anche il diaframma.

Ogni tensione emotiva contrae il diaframma, progressivamente, giorno dopo giorno.

Un diaframma rigido non si muove come dovrebbe: il massaggio sul nervo vago si riduce, e il nervo perde un'altra fonte di stimolazione.

In pratica viene "spento" da due direzioni contemporaneamente: dall'alto (il cervello che disattiva la modalità digestiva) e dal centro (il diaframma rigido che non lo stimola più meccanicamente).

E sotto il diaframma c'è lo psoas, il grande muscolo profondo della colonna lombare, collegato al diaframma dalla stessa fascia.

Quando il diaframma si irrigidisce, lo psoas lo segue.

E lo psoas rigido comprime l'intestino, riducendo ulteriormente lo spazio per la digestione.

Ecco il quadro completo: stress che spegne il vago, diaframma rigido che non lo stimola più, psoas rigido che comprime gli organi.

Tre livelli che si sommano e si rinforzano a vicenda.

E qui sta il circolo vizioso che rende la cosa così frustrante.

Lo stress spegne il vago e irrigidisce i muscoli.

I muscoli rigidi non stimolano il vago.

Il vago non stimolato non riattiva la digestione.

La digestione rallentata causa gonfiori.

I gonfiori creano disagio e tensione.

La tensione alimenta lo stress.

E il cerchio si chiude.

Ecco perché molte persone vivono con gonfiori "cronici" che non migliorano con nessun cambiamento alimentare: il cibo non è il problema principale.

Il problema è che l'intero asse cervello-vago-diaframma è bloccato in modalità "emergenza", e finché resta in quella modalità, la digestione funziona a regime ridotto.

Puoi mangiare perfetto e gonfiarti lo stesso.

Ma il circolo vizioso si può spezzare, e il punto di intervento più efficace è proprio sui muscoli.

Perché i muscoli sono l'unico pezzo dell'asse su cui puoi agire direttamente e volontariamente.

Non puoi ordinare al cervello di "calmarsi" (lo sappiamo tutti: non funziona).

Non puoi attivare il nervo vago con la forza di volontà.

Ma puoi rimettere in funzione il diaframma e lo psoas con l'esercizio.

E quando lo fai, il diaframma torna a muoversi e riprende a stimolare il nervo vago ad ogni respiro.

Il nervo vago, stimolato meccanicamente, riattiva la modalità "riposo e digestione".

Lo stomaco riprende a lavorare, l'intestino ritrova il suo ritmo, il gas viene gestito.

E lo psoas rilassato libera spazio per gli organi.

In pratica: l'esercizio sui muscoli non agisce solo sulla meccanica della digestione (più spazio, più motilità).

Agisce anche sul sistema nervoso, riattivando il nervo vago e dicendo al cervello "l'emergenza è finita, puoi tornare a digerire".

Personalmente, nei periodi in cui lo stress è alto, la prima cosa che noto è che la digestione cambia: più lenta, più gonfiori, più pesantezza.

E la prima cosa che faccio è intensificare il lavoro su diaframma e psoas.

Non perché risolva lo stress, ma perché spezza il circolo vizioso nel punto dove posso intervenire.

I muscoli si rilassano, il vago si riattiva, la digestione riprende.

L'alimentazione conta, ci mancherebbe.

Ma se l'asse cervello-vago-diaframma è bloccato in modalità emergenza, puoi mangiare perfetto e gonfiarti lo stesso.

La buona notizia è che rimettere in funzione quei muscoli è qualcosa di concreto che puoi fare, ogni giorno 💪

Se vuoi fare un lavoro mirato su diaframma e psoas, puoi accedere GRATUITAMENTE all'anteprima del mio percorso di allenamento "Schiena libera, pancia sgonfia".

Link nel primo commento!

22/07/2026

I danni dello STRESS sui muscoli e sul corpo: ecco la mappa dei muscoli che soffrono di più.

Ti è mai capitato di accorgerti, in una giornata di tensione più alta del solito, che la mandibola è serrata, il collo è rigido e il respiro sembra fermarsi a metà petto?

E quando non è più solo una giornata? Attraversiamo tutti dei periodi in cui la pressione dura settimane, e in quei periodi il corpo tira fuori le sue difese più antiche, la prima delle quali è irrigidire certi muscoli per "chiudersi" e proteggersi. Il punto interessante è che questa chiusura non è casuale e non cambia da persona a persona: segue una mappa precisa, sempre la stessa, un ordine che il cervello esegue in tutti noi allo stesso modo.

Oggi ti faccio vedere questa mappa: cinque muscoli che si contraggono uno dopo l'altro, sempre nella stessa sequenza, ogni volta che percepiamo una minaccia, e perché quando la tensione dura a lungo restano chiusi e diventano la nuova "normalità" del corpo.

Preparati, perché una volta che riconosci questa sequenza ti accorgi di avercela addosso.

Ed è una sequenza che si può "spezzare", anzi....si deve!

🧠 UN RIFLESSO ANTICO CHE SI ACCENDE PRIMA CHE TU CI PENSI

Quando il cervello percepisce una minaccia non si mette a ragionare: attiva in automatico una risposta di difesa che condividiamo con tutti i mammiferi, quella che permetteva ai nostri antenati di sopravvivere davanti a un pericolo reale, e il corpo si "chiude" per proteggersi. Il problema è che questo riflesso non distingue tra la tigre nella savana e il capo che ti scrive un messaggio alle nove di sera: per il cervello è tutto un allarme, e la risposta muscolare è identica.

E la cosa affascinante è proprio che i muscoli coinvolti rispondono in un ordine preciso.

😬 IL PRIMO: LA MANDIBOLA CHE SI SERRA

Il primo a rispondere è il massetere, il muscolo della mandibola, quello che stringe i denti. È la reazione più diretta e più primitiva che abbiamo, l'animale che si prepara a mordere. Tante persone lo fanno senza rendersene conto, soprattutto la notte, digrignando i denti nel sonno e svegliandosi con la mandibola indolenzita senza collegarla alla tensione.

🦴 IL SECONDO: IL COLLO CHE SI BLINDA

Subito dopo rispondono i muscoli cervicali, quelli che avvolgono il collo. Il collo è la zona più delicata del corpo, perché lì passano le arterie che portano sangue al cervello, il midollo e i nervi principali, e davanti a un segnale di pericolo il cervello blinda quella zona. I muscoli si contraggono per proteggerla, come faresti d'istinto se qualcuno alzasse una mano verso la tua faccia. Quel collo rigido come il legno che senti la sera dopo una giornata pesante spesso non è "postura sbagliata": sono i muscoli cervicali che hanno passato ore a difendere una zona vitale da una minaccia solo emotiva, che però il cervello ha trattato come fisica.

🌬️ IL TERZO: IL RESPIRO CHE SI ACCORCIA

Il terzo è il diaframma, il grande muscolo che governa il respiro. La tensione lo irrigidisce poco alla volta, e quando è rigido il respiro diventa corto e superficiale, l'aria sembra fermarsi a metà petto. Qui c'è il passaggio più subdolo di tutta la sequenza, perché il respiro corto non è solo una conseguenza dello stress: diventa a sua volta una causa. Il cervello legge quel respiro trattenuto come la conferma che il pericolo è reale, e tiene alto il livello di allerta. È il punto in cui il circolo si autoalimenta, dove in un certo senso il corpo si spaventa da solo.

🦵 IL QUARTO: IL CORPO CHE SI PIEGA IN AVANTI

Il quarto è lo psoas, il grande muscolo profondo che collega le vertebre lombari alla coscia. È il muscolo della posizione fetale, quello che ti piega in avanti e porta le ginocchia verso il petto quando ti raccogli per proteggerti. Quando il cervello dice "proteggiti", lo psoas si accorcia, e dopo mesi di tensione resta accorciato anche quando non c'è più nessun pericolo, continuando a ti**re sulle vertebre e a comprimere la pancia.

🔒 IL QUINTO: IL PAVIMENTO PELVICO CHE SI STRINGE

Il quinto e ultimo è il pavimento pelvico, il più silenzioso di tutti. Non si contrae "forte" come un crampo che senti subito: si contrae "un po'" e resta lì, giorno e notte, creando una tensione di fondo che quasi nessuno collega allo stress.

📐 PERCHÉ RESTANO CHIUSI E DIVENTANO LA TUA "NORMALITÀ"

Cinque muscoli, cinque risposte automatiche, un solo comando: chiuditi. Se la minaccia dura cinque minuti, tutto si rilascia e torni come prima. Ma nella vita reale la tensione dura settimane e a volte anni, e quei muscoli non si rilasciano mai del tutto. Ogni periodo difficile aggiunge uno strato di contrazione, come gli anelli di un tronco d'albero: non senti arrivare i singoli strati, senti solo il totale. E il totale un giorno lo racconti a te stesso come "ho sempre il collo contratto" oppure "non riesco mai a rilassarmi davvero".

C'è un dettaglio che rende tutto questo ancora più concreto. I muscoli non ricevono soltanto ordini dal cervello, gli mandano anche informazioni di ritorno, in continuazione, grazie a dei piccoli sensori dentro le fibre che segnalano lo stato di tensione.

Muscoli tesi mandano al cervello il messaggio "siamo ancora in allerta", muscoli elastici mandano il messaggio "va tutto bene, puoi abbassare la guardia". Ecco perché sciogliere fisicamente questi muscoli abbassa il livello di allarme in modo più diretto del solo rilassarsi con la testa: stai parlando al cervello nella sua lingua più antica, quella del corpo.

E non è soltanto un'idea affascinante, è qualcosa che si misura: in uno studio, un protocollo di rilassamento muscolare progressivo ha ridotto ansia, pressione, battito e persino il cortisolo, l'ormone dello stress. Rilassare i muscoli, insomma, obbliga il cervello a prenderne atto.

La buona notizia è che sono muscoli, e i muscoli rispondono. Ogni sessione di stretching e di movimento mirato è come togliere uno degli strati accumulati sotto, non quello di oggi, ma quelli di mesi e anni.

E quando quei cinque muscoli si allentano davvero, il cervello riceve il segnale più potente che esista: l'emergenza è finita. Il respiro si apre, il collo si libera, la schiena si scarica, non perché hai "deciso" di rilassarti, ma perché hai tolto la tensione dai muscoli che tenevano acceso l'allarme 💪

Se vuoi lavorare in modo completo su tutte queste catene muscolari, riportandole elastiche e sciolte con un lavoro dolce e progressivo, puoi accedere GRATUITAMENTE alle mie lezioni "Funzionale Totale a Corpo Libero": allenamenti corti e gestibili, senza attrezzi, pensati proprio per rimettere in moto il corpo nei punti dove la tensione si accumula di più.

Link nel primo commento!

Le correlazioni tra ileopsoas, diaframma e gluteo …..Questi tre muscoli formano un'unità funzionale chiamata "complesso ...
18/07/2026

Le correlazioni tra ileopsoas, diaframma e gluteo …..

Questi tre muscoli formano un'unità funzionale chiamata "complesso lombo-pelvico-femorale". Il diaframma (respirazione) e l'ileopsoas (flessore) si collegano a livello lombare lavorando in sinergia. L'ileopsoas e il gluteo (estensore) sono invece antagonisti: se l'ileopsoas è contratto, inibisce l'attività del gluteo provocando un alterato schema motorio.

ERNIA DEL DISCOL’ernia del disco compare quando il nucleo polposo fuoriesce dall’anello fibroso e si sposta verso le rad...
03/03/2026

ERNIA DEL DISCO

L’ernia del disco compare quando il nucleo polposo fuoriesce dall’anello fibroso e si sposta verso le radici nervose della colonna vertebrale, creando così un conflitto disco-radicolare che può portare dolore.

Il dolore, in realtà, può essere causato tanto dalla compressione diretta del nucleo polposo sulle radici nervose, quanto dall’insorgenza di un’infiammazione acuta, come un edema, ossia un accumulo di liquido sieroso che provoca un conflitto con il nervo.

Le ernie possono interessare l’intera colonna, ma più di frequente si verificano nel tratto lombare, dando quindi origine a sciatalgie e a lombosciatalgie, con dolore alla schiena e alle gambe. Se invece si tratta di un’ernia nel tratto cervicale, il dolore, oltre che al collo (cervicalgia), si avvertirà anche lungo il braccio (cervicobrachialgia) e addirittura fino alla mano.

Cure e terapie

Non sempre si riesce ad inquadrare la migliore terapia per l’ernia al disco, che è anche una patologia che presenta un’alta percentuale di risoluzione spontanea. Per tale motivo il primo approccio, in genere, è conservativo e varia in base all’entità e alla durata del quadro clinico. E’ personalizzato e comprende il riposo, terapia farmacologica, esercizi fisici, terapia manuale (osteopatia, fisioterapia).

Nel caso in cui:
- i sintomi non accennano a passare/diminuire;
- vi è la presenza di deficit neurologici sensitivo-motori;
- la terapia conservativa non ha avuto alcun effetto;
- non si è avuta nessuna risposta al trattamento farmacologico;
- si è verificata l'insorgenza della sindrome della cauda equina; a quel punto, e quindi come "extrema ratio", si opta per il trattamento chirurgico.

Il segno di Trendelenburg è un reperto clinico che può essere osservato durante la valutazione dell’anca.Descritto per l...
23/02/2026

Il segno di Trendelenburg è un reperto clinico che può essere osservato durante la valutazione dell’anca.

Descritto per la prima volta nel 1897, prende il nome dal chirurgo tedesco Friedrich Trendelenburg ed indica una debolezza dei muscoli abduttori d’anca, in particolare di piccolo e medio gluteo.

La positività del segno di Trendelenburg è definita da una caduta della pelvi dal lato controlaterale a quello osservato in caso di sospetta debolezza dei muscoli stabilizzatori d’anca, durante la fase di appoggio monopodalico.

Possiamo facilmente apprezzarlo durante il cammino (gait test), poiché gli abduttori del lato interessato non saranno in grado di sostenere il peso del corpo: osserveremo dunque la caduta del bacino controlateralmente e la sua conseguente risalita dal lato leso. Questo tipo di andatura è definita, appunto, andatura di Trendelenburg.

Qualche esercizio per la schiena ….
13/02/2026

Qualche esercizio per la schiena ….

"Se si riscontrano paresi muscolari e deficit nella deambulazione ma soprattuto se si manifesta la sindrome della cauda ...
02/01/2026

"Se si riscontrano paresi muscolari e deficit nella deambulazione ma soprattuto se si manifesta la sindrome della cauda equina perché in questo caso le radici dell’estremità caudale del midollo vengono compresse o danneggiate, interrompendo le vie motorie e creando disfunzioni della vescica e degli arti inferiori"

La microdiscectomia è una tecnica chirurgica mininvasiva per gli interventi dell'ernia del disco grave; grazie all'approccio ALIF

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Via Porpetto 10/A
Lignano Sabbiadoro
33054

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