11/03/2026
DECRETI ATTUATIVI: BLOCCANO IL SISTEMA ECONOMICO DEL NOSTRO PAESE
In ambito legislativo i tempi lunghi sono incompatibili con le attuali esigenze del Paese. Si rende quindi indispensabile che le norme, una volta approvate, non rimangano sospese senza dispiegare i loro effetti.
Diminuire, o addirittura eliminare l’utilizzo dei Decreti attuativi è l’unico sistema per dare al Paese una legislazione tempestiva.
In altri termini, la norma “originaria” deve essere chiara e precisa nelle disposizioni, affinché non sia necessario attendere un successivo Decreto che spieghi cosa e come fare.
Spesso, al cittadino si decanta l’approvazione di Leggi che rilanceranno l'Italia. In verità siamo appena alla partenza di una lunga ed estenuante scalata, perché frequentemente una Legge, un Decreto Legislativo, una Legge di conversione, al loro interno contiene una disposizione che rimanda ad atti e/o provvedimenti successivi, per la loro effettiva attuazione.
Non c’è Governo, negli ultimi vent’anni, che non abbia lasciato in eredità al Governo successivo, Decreti attuativi da approvare. A volte, in ogni articolo delle Legge che rimanda a un provvedimento attuativo, viene previsto un termine fisso entro il quale quest’ultimo deve essere emanato. Altre volte, il termine non è neppure previsto. Capita però, e in entrambi i casi, che il Decreto attuativo rimanga lettera morta, e allora interviene una nuova Legge che abroga l’articolo della precedente Legge e con essa il Decreto attuativo, peraltro, ancora da emanare. E così, nel frattempo, la nuova Legge può a sua volta prevedere un nuovo Decreto attuativo allungando inesorabilmente i tempi di attesa di norme urgenti per il Paese Italia.
L’assurdo è che in tempi diversi siamo a dibattere ancora sullo stesso tema e sulle conseguenze che genera.
Correva l’anno 2014 e l’allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini dichiarava che per superare il problema delle norme attuative: “c’è bisogno di norme auto applicative, di migliorare la qualità della legislazione primaria… c’è bisogno di immaginare un intervento normativo di semplificazione. Fare in modo che alcuni passaggi legislativi siano eliminati.”
Palazzo Chigi dieci anni dopo (19.09.24) si è impegnato a rendere quanto più possibile autoapplicative le norme deliberate “così che le risorse finanziarie utili al sostegno del tessuto economico produttivo, delle famiglie e delle persone più fragili siano immediatamente disponibili”.
Siamo in totale sintonia, parole “sante” viene da dire. Ma, sono passati 10 anni, i propositi sono sempre gli stessi e nulla è cambiato, anzi…
Tralasciando i Decreti Legge e i decreti legislativi, notiamo che le Leggi di Bilancio 2025 e 2026 hanno previsto in totale 210 decreti attuativi (103 il 2025 e 107 il 2026).
Al 31.08.2025 per attuare le disposizioni precedenti c'erano ancora da approvare 65 decreti attuativi della Legge Bilancio 2025, 11 di quella del 2024 e 14 del 2023. In totale, 90 provvedimenti ancora da approvare.
Al 31.03.25 risultavano emanati 595 provvedimenti attuativi collegati a disposizioni legislative dell’attuale Governo sui 1036 previsti!
Sembra che nessuno si accorga che le lungaggini burocratiche si scontrano con la necessità del fare presto, di dare risposte certe, di erogare liquidità in tempi brevissimi e, come sempre, non si risponde nell’immediato alle esigenze del Paese.
Alcuni degli innumerevoli eclatanti esempi:
- La Legge di Bilancio 2023 ha previsto per gli anni 2023 e 2024 un credito d’imposta a favore delle imprese che acquistano prodotti “riciclati”. Il Decreto del Min. dell’Ambiente emanato il 02.04.24, ha definito le modalità attuative. Il Decreto del 17.11.25 (11 mesi dopo) ha approvato il modulo di domanda per la richiesta del bonus relativo alle spese del 2024.
- Il D.L. Agosto n° 104/2020 e successive modifiche ha previsto un credito d’imposta in favore di leghe, società sportive e associazioni sportive dilettantistiche per gli investimenti pubblicitari sostenuti in alcuni trimestri dell’anno 2023. L’articolato ha sempre demandato ad apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per le politiche giovanili e dello sport, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il quale stabilire modalità e criteri di attuazione.
La domanda per la presentazione della richiesta del credito d’imposta nella relativa piattaforma on line è stata prevista solo in due fasi dell’anno 2025. Seppure l’idea della norma era molto pregevole perché dava l’opportunità alle imprese di investire nel settore dello sport garantendo il ritorno di un credito d’imposta, è innegabile che le imprese che hanno investito non possono attendere più di un anno solo per presentare la domanda.
- Ai fini della spettanza del credito d’imposta “Industria 4.0” relativo agli investimenti in beni strumentali “Industria 4.0” effettuati nel 2025, per il quale era previsto un limite di risorse disponibili, pari ad euro 2.200 milioni, era richiesto l’invio al MiMiT di 3 specifiche comunicazioni (“preventiva”, “preventiva con acconto”, “di completamento”). Con il Decreto 15.5.2025 lo stesso Ministero aveva definito le regole relative a tali comunicazioni nonché il modello utilizzabile a tal fine, demandando ad un successivo Decreto l’individuazione del termine a decorrere dal quale il “modello ... entra in vigore ed è disponibile”. Sei mesi dopo dall’inizio degli investimenti dell’anno 2025, con l’atteso Decreto del 16.6.2025, furono individuati i termini a decorrere dai quali presentare il modello di comunicazione, e furono apportate alcune modifiche al Decreto del 15.5.2025, con conseguente aggiornamento del modello stesso. L’apertura della piattaforma informatica per l’invio delle comunicazioni era stata fissata dalle ore 14.00 del 17.6.2025 senonché con la Comunicazione del 18.6.2025, pubblicata dal MiMiT sul proprio sito Internet, fu reso noto che “le risorse ... risultano ad oggi esaurite per gli investimenti non già comunicati con il precedente modello (DM 24 aprile 2024)”.
- Con il Decreto dell’8 agosto 2025, il MEF aveva definito le regole applicative dell’IRES premiale, agevolazione introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (inizio 2025) e valida esclusivamente per il periodo d’imposta 2025.
Una delle condizioni per accedere all’IRES premiale era l’accantonamento di almeno l’80% dell’utile 2024, ma le istruzioni del MEF sono arrivate solo l’8 agosto 2025, quando la maggior parte delle imprese aveva già approvato i bilanci e deliberato la destinazione degli utili. Questo ritardo ha reso inaccessibile l’agevolazione per molte imprese.
- Il Decreto Coesione (D.L. n. 60/2024) aveva previsto una norma agevolativa rivolta ai giovani imprenditori per incentivare le nuove attività (dal Luglio 2024 al 31.12.25) in settori “considerati strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione digitale ed ecologica”, entrata in vigore il 7 maggio del 2024. Il Decreto attuativo è arrivato soltanto il 03.04.25 e illustrava le modalità di accesso. Ma l’INPS la fornito le istruzioni con la circolare n. 148 del 28.11.25 con la quale veniva aperta la piattaforma on line, ovvero poco più di un mese di tempo per presentare la domanda, quando la norma agevolativa era di Giugno 2024.
- Sempre lo stesso Decreto Legge n. 60/2024 ha previsto l’assunzione agevolata di giovani under 35 e di donne con certi requisiti. Anche in questo caso il Decreto attuativo risale ad Aprile 2025 e la circolare INPS a Maggio 2025. Quasi un anno di ritardo.
I tempi lunghi della burocrazia bloccano gli investimenti che rilancerebbero l’economia e l’occupazione e ciò finisce per vanificare gli scopi principali dei provvedimenti stessi.
Se si vuol proseguire con l’utilizzo dei Decreti attuativi, allora, Signori Senatori e Onorevoli Deputati, dovete prevedere un termine perentorio entro il quale i Ministeri coinvolti devono obbligatoriamente pronunciarsi, oppure, dovete dire basta ai provvedimenti di attuazione di secondo livello affinché questo “male oscuro” venga debellato.
Livorno, 04 Marzo 2026
FONDAZIONE COMMERCIALISTITALIANI
Michele Cinini
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