13/01/2022
SONO A DIETA O MANGIO SANO?
“Da domani mi metto a dieta”. “Non posso, sto a dieta”. “Solo un piccolo pezzo perché sto a dieta”.
Sono tutte affermazioni che si sentono, al giorno d’oggi. Si parla sempre di dieta, dappertutto. Dal panettiere al parrucchiere, dall’estetista al bar, ecc. E’ un’esigenza, una necessita.
Ma cos’è una dieta? I mass media, tv e internet ne parlano di continuo e, oramai, è radicato nella società il concetto che “dieta” significa restrizioni, rinunce, sacrifici. È diventato sinonimo di “dimagrire”. Significa che per un periodo limitato di tempo bisogna fare i “bravi” per cercare di evitare tutte le trasgressioni che si fanno nel periodo che precede la dieta. Addio ai carboidrati. Addio ai grassi. Addio a dolci e a cibi che pensiamo essere responsabili del nostro sovrappeso e che impediscono di dimagrire.
Quando iniziamo una dieta, specie se “fai da te”, sappiamo inconsciamente ciò che ci fa “male” e ciò che ci fa “bene”. È nel periodo cruciale di sfida cerchiamo di sforzarci il più possibile per non cadere in tentazione e non “sgarrare”.
Siamo forti d’animo, abbiamo grandi forza di volontà e nonostante le restrizioni concludiamo con successo la nostra dieta. Sembra che siamo tornati in forma, ci sentiamo più vivi. Tuttavia, pochi mesi e iniziamo a riacquisire peso. Torniamo alle condizioni di partenza, o, addirittura, abbiamo peggiorato la nostra condizione.
Cosa è successo? Inconsciamente, la fine del periodo di dieta mi autorizza a ricominciare a sgarrare, a trasgredire e pian piano tornano nella mente i ricordi di quanto sono buoni i cibi che fanno “male” e, anche se sappiamo questo, non ce la facciamo proprio a resistere. Tornano le vecchie abitudini. Torna il vecchio peso.
Questo succede proprio perché la dieta viene vista come un sacrificio. Quasi come una punizione o una terapia a breve termine da seguire per guarire da una malattia.
Caro lettore, la sfida per dimagrire o per strare bene non si trova solo nel cibo che si mangia. È anche una questione di testa. Non ti sto dando dello stupido. Purtroppo, è l’istinto che ci impone lo sgarro. Sembra quindi che la situazione sia senza soluzione, come un cane che si morde la coda. I cibi attuali sono fatti per piacere al gusto e non alla linea e, gioco forza, ci caschiamo ogni volta che andiamo al supermercato.
“Dimagrire ma, soprattutto, stare bene è questione di testa” ma anche questione di consapevolezza. Quanto pensi di conoscere il cibo che mangi? Ti faccio un esempio: sapevi che una noce, seppur calorica e ricca in grassi, è un veicolo vincente per dimagrire?
Nutrirsi consapevolmente. Il cibo è il tuo alleato, non il tuo nemico. Chiedi al tuo cibo: che vantaggio mi offri non appena entrerai nel mio corpo? Quale opportunità? La via del benessere inizia da li. Sapevi che esistono carboidrati buoni e cattivi, grassi buoni e cattivi, proteine più nobili di altre? Non tutto il grasso nuoce alla salute. Conoscere il cibo che si mangia è il primo passo per riconquistare la salute.
Mi chiederai: ma così non potrò più sgarrare. Se ci sono le condizioni, non c’è bisogno di privarsi di un plumcake a colazione. La domanda che devi farti però: è costruito bene questo plumcake? Ha ingredienti utili che mi possono dare un vantaggio o è fatto da ingredienti non utili al mio benessere? È chiaro che non parlo di plumcake comprato al supermercato ma fatto a casa.
Basta con l’equazione sacrificio uguale dimagrimento. Basta pensare che mangiar sano sia quasi una punizione. Un qualcosa che mi fa solo perdere tempo. La dieta non deve essere una terapia temporanea come un farmaco che cura un’influenza che dura quei pochi giorni.
La qualità del mio benessere deve diventare quasi una mia filosofia di vita, quasi un atto di fede. Nessuno di deve imporre niente. La scelta di ciò che mangi la devi fare tu ma se la fai con consapevolezza potrai solo aiutare te stesso.
All’inizio intraprendere nuove abitudini più salutari per il tuo benessere ti sembrerà difficile. Capisco la tua diffidenza. Mi potrai dire che le abitudini che hai acquisito sono quelle e sono dure a morire. Ti posso solo dare ragione su questo. Perdere un’abitudine e la cosa più difficile del mondo. E anche acquisirne di nuove. Il nostro cervello, in questo, è un po’ testardo. Ma, ti prego di credermi, l’inizio sarà qualcosa che ti imporrai ma poi vedrai che non ti accorgerai nemmeno di compiere il gesto.
Ci sei tu e solo tu in questo percorso che si chiama vita.
Fatti una domanda: quali motivazioni ho per iniziare una dieta? Per una questione di estetica? Perché vorrei sentirmi a mio agio? Perché non voglio essere oggetto di derisione da parte di qualcuno? Per la mia salute? Per ridurre i farmaci che prendo giornalmente? Perché ho capito che il mio corpo merita rispetto? Perché ho dei figli e meritano tutto il mio appoggio nel pieno delle mie forze?
Tutte domande legittime. Quale sarebbe la scala delle tue priorità? La mia è quella posta sopra ma non ha gran importanza. Sei tu che devi deciderla. Il risultato comunque è quello che conta e qualunque sia la tua motivazione ti deve portare a una condizione buona, se non ottimale, per affrontare il percorso chiamato vita.
Ora chiediamoci. Quanto conosciamo del cibo che mangiamo? E ancora: quanto conosciamo delle reazioni del nostro organismo nei confronti dello stesso?
Il corpo umano è simile ad un’automobile (simile, non uguale). Siamo tutti contenti quando compriamo un’auto e non vediamo l’ora di provare l’ebbrezza di guidarla e di provare tutti gli accessori di cui è provvista. Sostanzialmente essa è costituita da tante parti che nel complesso costituiscono la struttura che ti permetterà di raggiungere le mete ambite e in poco tempo.
L’automobile ha bisogno di energia che riceve bruciando il carburante (es: benzina o gasolio). Se tutto è apposto l’auto ti permetterà di ottenere ottime prestazioni e portarti anche in luoghi lontani riducendo sostanzialmente i tempi.
Talvolta, però, si possono accendere delle spie. Allarmati, se il problema non è di facile soluzione, la portiamo dal dottore dell’automobili, il meccanico, che ce l’ho risolve.
Se il problema è più serio del previsto, allora si possono addirittura cambiare i pezzi del motore e continuiamo il nostro viaggio in autostrada come se nulla fosse.
Se, però, l’automobile è trascurata o la si usa in maniera poco consona come fare sgommate o cose simili, o semplicemente è vecchiotta, essa potrebbe portare all’usura dei suoi pezzi e fermarsi e non ripartire più.
Tuttavia, avendone le possibilità, la si può rimpiazzare con una nuova auto.
Quale è il nesso tra il corpo umano e l’automobile?
Anch’esso va a carburante (bruciando carboidrati e/o grassi ci procuriamo l’energia di cui abbiamo bisogno per muoverci, svolgere tutte le funzioni vitali e sopravvivere). Talvolta, si ammala per via di una malattia (la spia del motore) e si va al medico per ottenere la cura adatta e ce la caviamo con la guarigione. A volte, però, la malattia è cronica e possiamo solo depotenziarla prendendo ogni giorno la pillolina.
Per complicanze un po’ più serie, oggi possiamo ricorrere al trapianto.
Tuttavia anche il nostro corpo invecchia e si logora per il tempo o se riceve insulti esterni e non c’è la soluzione estrema: il cambio del mezzo.
Non è mai troppo tardi per correggere il tiro, creare abitudini sane, comportamenti utili al benessere della tua macchina meravigliosa. Rientriamo in carreggiata. Proviamo a togliere qualche buca da questa strada che chiamiamo vita.