21/05/2026
La settimana scorsa ho visto una ragazza che mi ha raccontato un percorso dietetico e olistico fatto in passato. Ad ogni dettaglio che aggiungeva io faticavo a limitare occhiate o commenti perché l' esperienza narrata era davero al limite dell'accettabile. Quando ho chiesto a questa ragazza come avesse fatto a non accorgersi "nel mentre" o come faceva a parlarne ancora con quel nonsoche' di malinconico, lei mi ha risposto onestamente: perché nonostante la rigidità delle indicazioni le aveva permesso di perdere molto peso (totalmente recuperato poi).
Fare una dieta non è mai un atto neutro, perché ha conseguenze profonde sul rapporto con il cibo e sul modo in cui si vive e si percepisce il proprio corpo.
Spesso una dieta nasce dall’idea che ci sia qualcosa di “sbagliato” da correggere: il corpo, le abitudini, il modo di mangiare. E quando interiorizzi questo messaggio, il senso di fiducia spontanea in te stesso si riduce. Parti del tuo corpo iniziano a essere viste come difetti modificabili, e si entra così in percorsi che vengono chiamati “di benessere”, ma che spesso con il benessere reale hanno poco a che fare.
Il problema è che molte persone fanno fatica a riconoscere quanto questi percorsi possano essere nocivi, perché li valutano solo in base al calo di peso. Ma perdere peso non significa automaticamente stare meglio o essere più sani.
Nel corso della vita si può perdere peso per moltissimi motivi — stress, malattia, difficoltà emotive.. — e questo non coincide quasi mai, di per sé, con un aumento del benessere.
I percorsi che fanno stare meglio sono facili da riconoscere ma anche i più coraggiosi da scegliere. Perché sono quelli che non promettono niente di fantasmagorico se non il perseguimento di una salute vera e completa.