31/08/2026
L'altro giorno sono andata a fare acquisti per la scuola per figlia n 1.
Le cartolerie hanno sempre un sacco di fascino e la mia mente si è soffermata sulle forbici.
Uso spesso l'immagine di questo arnese con i miei pazienti, in particolare con quelli che stanno lavorando per superare una restrizione cognitiva (quindi che soffrano di disturbo alimentare o meno).
C'è spesso una fase in cui la persona che in passato restringeva in maniera più rigida, si inizia ad ammorbidire. Piccole aperture inizialmente ma molto importanti dal punto di vista terapeutico. Spesso queste aperture avvengono sfruttando occasioni sociali fuori casa, inviti.. Il denominatore comune è che sono occasioni che la persona vive come limitate, paradossalmente meno triggeranti di altre presenti in casa, gratificanti dopo mesi o lunghi periodi di astinenza.
Sembra tutto perfetto ma...
La forbice si deve chiudere prima possibile.
Il forte rischio è che la persona si ""conceda"" queste occasioni limitandole appunto nella frequenza e nei luoghi, giustificandole come estemporanee ma continui poi a restringere "a casa" o in occasioni normali.
Quando accade questo, l'alimentazione normale non si sblocca, né per varietà, né per elaborazione, in un'ottica di compensazione rispetto alle occasioni più ricche inserite.
Un passaggio terapeutico importante è proprio eliminare la "forbice" tra questi due tipi di alimentazione e lavorare invece in un'ottica di uniformità volta a ridurre la restrizione cognitiva.