12/03/2026
DIAFRAMMA, PSOAS e CERVICALE: ecco come l’ansia arriva fino al collo passando dalla schiena.
Ti è mai capitato di attraversare un periodo di forte tensione e ritrovarti con il collo completamente bloccato, senza aver fatto niente di strano?
Il meccanismo è affascinante, perché la cervicale viene colpita su due fronti contemporaneamente.
Il primo è una catena che parte da lontano.
Il diaframma, nei momenti di tensione, si irrigidisce e la respirazione diventa superficiale.
Il problema è che diaframma e psoas condividono i punti di attacco sulle vertebre lombari: sono vicini di casa con il muro in comune.
Quando il diaframma si blocca, lo psoas si contrae di conseguenza, tirando la lombare in avanti.
E il corpo, per tenere la testa in equilibrio, compensa nella cervicale. I muscoli del collo si contraggono per stabilizzare tutto, e arriva la rigidità.
Il secondo attacco è diretto.
Quando il cervello percepisce un pericolo, che sia una tigre o una scadenza lavorativa, per lui non fa differenza, ordina di proteggere la zona più vulnerabile: il collo.
Le spalle si alzano, la testa si incassa.
È l’effetto “tartaruga che rientra nel guscio”.
Lo facciamo decine di volte al giorno senza accorgercene.
La differenza è che la tigre dopo 5 minuti se ne va, lo stress moderno resta per settimane.
Trapezio e muscoli cervicali rimangono accesi h24.
La cervicale si ritrova sotto un doppio fuoco: dal basso la tensione che risale da diaframma e psoas, dall’alto la contrazione diretta del trapezio.
Ecco perché lavorare solo sul collo a volte non basta: la tensione torna perché la fonte è altrove. Capita anche a me: nei periodi impegnativi intensifico il lavoro su diaframma e psoas per evitare che la tensione mi arrivi al collo L