13/06/2019
Accogliere la rabbia di un bambino con gentilezza e calma è un atto profondamente impegnativo: richiede ai genitori di mettere da parte convinzioni, suggerimenti e automatismi che girano intorno ai concetti di rabbia e aggressività.
Si è convinti che approcciarsi in maniera gentile e accogliente nei confronti di un bambino aggressivo, sfidante e disubbidiente comporti automaticamente un segnale di resa: "se mi mostro gentile lo autorizzo a mettermi i piedi in testa!". In realtà mostrarsi accoglienti è il primo modo per dimostrare ai bambini la possibilità di "sopravvivere" alla rabbia, esattamente come a qualsiasi emozione che ci attraversa. Come ci insegna Isabelle Filliozat, i bambini imparano a gestire le loro emozioni in due maniere: osservando come noi genitori gestiamo le LORO emozioni e osservando come noi genitori gestiamo le NOSTRE stesse emozioni.
Gestire la loro rabbia e aggressività con gentilezza significa mostrare loro che:
1 - la rabbia è un'emozione e non ci disgrega. La possiamo gestire.
2 - la rabbia si può regolare, gestire, abbassare di intensità, comunicare con le parole, usare in maniera sensata.
3 - alla rabbia si risponde con comportamenti utili, finalizzati a mettere a fuoco il problema: ho bisogno di tornare a ragionare, prima ritrovo la calma e poi penso ad una soluzione al mio problema.
Le fasi di "collera facile" in cui i bambini frequentemente scoppiano in proteste dall'intensità davvero forte sono periodi di fertile apprendimento: se in quelle fasi un genitore riesce con calma a spiegare al suo bambino cosa sta succedendo, perché prova quell'emozione e cosa può farsene, ecco che avrà concesso al cervello in maturazione di creare delle connessioni efficaci che verranno utilizzate per tutta la vita. E' come se il cervello imparasse ad eseguire in automatico un'istruzione tipo "quando si accende questa emozione, percorri questa strada e produci questo comportamento". Anziché urlare e scalciare puoi respirare, parlare, camminare, spiegarti e poi trovare (anche insieme a me) una soluzione al tuo problema.
Approcci tipo "se urli me ne vado", "se non la smetti ti tolgo la tv!", "alla prossima te le prendi" comportano la formazione di istruzioni più disfunzionali (ed anch'esse diventeranno automatiche!): "quando si accende questa emozione, sopprimila e nascondila da qualche parte dentro di te, oppure rimarrai solo. il tuo problema non è importante, è più importante tenerti vicino la tua figura di riferimento". Sembra utile ed efficace un metodo simile, funziona a meraviglia sull'immediato (sfrutta la paura), ma sul lungo termine questo tipo di istruzioni lasciano strascichi significativi e comportano malesseri di svariato tipo, relazionali soprattutto. Tanto più che la rabbia (e tutte le emozioni!) non può essere soppressa o nascosta! Una volta che "nasce" rimane da qualche parte e si trasforma... o ci trasforma.
Mostrare la più grande gentilezza al più arrabbiato dei bambini gli consentirà di scoprire che attorno a lui ci sono persone affidabili e disponibili ad ascoltarlo ed aiutarlo, soprattutto quando è in grande difficoltà e in preda alle sue emozioni. Se hai la febbre mi prendo cura di te, se sei arrabbiato ti sto accanto. Questa è una figura genitoriale che un bambino imparerà a stimare e di cui si fiderà sempre.
[Testo elaborato dalla Dott.ssa Valeria Falovo]