10/06/2026
Oggi è successo qualcosa che, se mi avessero detto vent’anni fa, non avrei mai creduto possibile.
Sono salita sul podio di una gara. Una staffetta, per la precisione.
E la cosa che mi ha fatto più sorridere non è stata la medaglia.
È stato il pensiero che mi è passato per la testa subito dopo.
“Ma io non ero quella negata per lo sport?”
Per anni ho creduto di sì.
A scuola vivevo educazione fisica con l’ansia nello stomaco. Non sognavo di vincere. Speravo semplicemente di non fare br**ta figura.
Nei giochi di squadra ero spesso tra le ultime ad essere scelta. E quando per anni ti senti ripetere, direttamente o indirettamente, che non sei portata per qualcosa, finisci per crederci.
Così ho costruito un’identità attorno a quell’idea.
Io non sono sportiva.
Io non sono veloce.
Io non sono capace.
Poi la vita, lentamente, mi ha portato altrove.
Ho iniziato a muovermi non per dimostrare qualcosa, ma per prendermi cura di me.
Prima il pilates.
Poi l’allenamento di forza.
Poi tante piccole sfide che non avevano nulla a che vedere con una medaglia.
E soprattutto ho cambiato ambiente.
Ho smesso di circondarmi di situazioni che confermavano le mie insicurezze e ho iniziato a frequentare persone capaci di vedere possibilità dove io vedevo limiti.
Persone che mi hanno insegnato a costruire fiducia nel mio corpo, un passo alla volta.
Oggi qualcuno mi ha detto: “Ma quanto sei veloce.”
Forse era vero.
Forse era solo un incoraggiamento.
In ogni caso, mi ha fatto riflettere.
Molte delle cose che crediamo di essere non sono verità.
Sono storie che abbiamo sentito abbastanza volte da smettere di metterle in discussione.
L’ambiente in cui vivi, le persone che frequenti e le parole che ascolti ogni giorno hanno un potere enorme.
A volte cambiare non significa diventare qualcun altro.
Significa semplicemente smettere di credere a una vecchia versione di te stessa.