15/07/2026
MECCANISMO D’AZIONE DELL’ASPIRINA COME FARMACO ANTITROMBOTICO E ANTITUMORALE
L’aspirina esercita la sua attività antitrombotica attraverso l’acetilazione irreversibile della COX‑1 piastrinica, modificando in modo permanente la Serina 529 del sito catalitico e impedendo l’accesso dell’acido arachidonico.
Ne deriva una drastica riduzione della sintesi di trombossano A2 (TXA2), potente mediatore pro‑aggregante e vasocostrittore.
Il TXA2 rappresenta un meccanismo di amplificazione dell’attivazione piastrinica indotta da agonisti quali trombina, ADP, collagene e adrenalina.
Le piastrine mature, prive di nucleo e incapaci di sintesi proteica, non possono rigenerare COX‑1: l’inibizione persiste per tutta la loro vita (8–10 giorni).
L’effetto antipiastrinico dell’aspirina non dipende dalla sua concentrazione plasmatica, poiché la COX‑1 viene acetilata nel sangue portale, prima del metabolismo epatico (deacetilazione a salicilato).
Le basse dosi giornaliere inibiscono solo parzialmente COX‑1 a ogni somministrazione, ma l’effetto è cumulativo, con una soppressione della produzione di TXA2 >95% dopo un lasso di tempo mediamente di 4 giorni.
A livello endoteliale, la COX‑1 contribuisce alla sintesi di prostaciclina (PGI2), antiaggregante e vasodilatatrice.
Tuttavia, la produzione vascolare di PGI2 è sostenuta soprattutto dalla COX‑2 indotta dallo shear stress laminare (in breve, dalla forza di taglio esercitata dal sangue sull'endotelio).
Le cellule endoteliali, essendo nucleate, rigenerano rapidamente COX‑1 e COX‑2: somministrando aspirina a basse dosi con intervalli di 24 ore si ottiene una selettiva inibizione piastrinica senza compromettere la sintesi endoteliale di PGI2.
Questo regime minimizza anche gli effetti gastrointestinali.
I trial clinici confermano che dosi di 50–100 mg/die hanno efficacia antitrombotica sovrapponibile alle dosi più alte, con migliore tollerabilità.
AZIONE ANTITUMORALE
Numerose evidenze indicano che l’uso quotidiano di basse dosi di aspirina (75–100 mg/die) riduce l’incidenza e la progressione di vari tumori, in particolare del carcinoma del colon‑retto.
Anche altri FANS mostrano effetti antitumorali, probabilmente tramite inibizione della COX‑2 tumorale, ma con un profilo di sicurezza inferiore.
L’effetto antitumorale dell’aspirina alle basse dosi deriva principalmente dalla inibizione dell’attivazione piastrinica.
Le cellule tumorali del colon attivano le piastrine, che a loro volta rilasciano PGE2 e stabiliscono un contatto diretto con le cellule neoplastiche.
Questo microambiente piastrine‑tumore induce la transizione epitelio‑mesenchimale (EMT), aumentando la capacità migratoria, invasiva e protrombotica delle cellule tumorali e favorendo la metastatizzazione.
Le piastrine inoltre proteggono le cellule tumorali nel circolo (“immune shielding”) e facilitano l’adesione all’endotelio e l’estravaso metastatico.
Inibendo la funzione piastrinica, l’aspirina previene l’EMT, riduce la migrazione e la protromboticità delle cellule tumorali e attenua l’attivazione dei circuiti di segnalazione protumorali.
⚠️ Attenzione però, i dati sono ancora preliminari.
Soltanto in alcuni casi particolari, come nella poliposi adenomatosa familiare, l'uso preventivo dell'aspirina a basse dosi riduce il rischio di sviluppo di cancro e di una sua possibile metastatizzazione.
In ogni caso, non cura il cancro.