25/08/2026
𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐭𝐞𝐫𝐢𝐭𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐛𝐢𝐨𝐭𝐢𝐜𝐨?
Riporto un commento del Prof. Roberto Burioni, Medico al suo ultimo post nel quale spiega magistralmente, ma in maniera comprensibile a tutti (novax compresi?), come stanno le cose.
“La bambina è morta di difterite perché è stata curata male? Bastava somministrarle degli antibiotici per salvarla? Neanche per idea.
Nessun antibiotico, nessuna terapia intensiva, nessuna macchina: la difterite decide la sorte del paziente molto presto, prima dell’arrivo in ospedale, quando il conto a rovescia della bomba a orologeria innescata da questo batterio inizia a scorrere inesorabile.
La difterite non uccide con il batterio. Uccide con la tossina che il batterio produce nella gola e che il sangue distribuisce agli organi. La tossina entra dentro le cellule Le uccide: come l’abbiamo già spiegato e non ci torneremo.
Questo cambia tutto, soprattutto una cosa che quasi nessuno si aspetta.
Nella testa di chiunque, batterio significa antibiotico che lo cura. È così per la polmonite, per la meningite batterica, per la faringite da streptococco: si individua il germe, si sceglie il farmaco, si uccide il germe, il malato guarisce.
Nella difterite gli antibiotici funzionano. Il batterio è sensibile all’eritromicina, e in genere entro una settimana dall’inizio della terapia non lo si ritrova più. Il trattamento va avanti due settimane, e alla fine si eseguono due colture a distanza di almeno un giorno l’una dall’altra per verificare che il germe sia sparito davvero.
Funzionano contro il batterio, ma sul decorso della malattia non hanno alcun effetto apprezzabile.
Avete capito bene. Si uccide il batterio, e il malato prosegue per la sua strada verso il suo destino.
Il motivo è che, quando l’antibiotico arriva la tossina è stata prodotta, è stata assorbita, viaggia nel sangue ed è entrata nelle cellule del cuore e dei nervi, dove continua a lavorare per conto proprio. Non ha più bisogno del batterio che l’ha fabbricata, e ammazzare quel batterio non la richiama indietro. Abbattere un bombardiere non fa rientrare le bombe che sono state già sganciate e che stanno precipitando verso i loro bersagli al suolo.
Gli antibiotici, nella difterite, servono a impedire che venga prodotta altra tossina e a impedire che il malato contagi qualcun altro. Sono indispensabili, ma soprattutto per evitare il contagio. Per il malato non fanno molta differenza.
Resta una sola arma che agisca sul veleno, ed è l’antitossina. È un siero di anticorpi che neutralizzano la tossina, e viene da dove veniva alla fine dell’Ottocento: dai cavalli. Si immunizzano cavalli con la tossina difterica, si preleva il loro sangue, si concentrano gli anticorpi e si iniettano al malato. Questo è un siero, non il vaccino a mRNA.
Il sistema immunitario umano riconosce le proteine equine come estranee, ed è capace di reagire contro di esse in modo violento. Insomma, a differenza del vaccino che è sicurissimo, questa è una terapia che è gravata di pericolosi effetti collaterali, e non si può somministrare a cuor leggero, anche perché non guarisce il malato. Si limita a impedirgli di peggiorare, dunque ci si trova in un conto alla rovescia nel quale ogni giorno toglie efficacia al siero.
Però il conto alla rovescia non comincia quando il bambino entra in ospedale, ma molti giorni prima, perché la difterite all’inizio è quasi impossibile da diagnosticare. L’esordio è insidioso, i primi disturbi sono lievi e non dicono niente, e nella fase iniziale della malattia la membrana in gola può non esserci. Mentre la malattia sembra ancora poca cosa, la tossina è già al lavoro, e più il battero si replica più ne viene assorbita. Per questo, anche in contesti estremamente sviluppati e con diagnosi tempestiva, la difterite ha una mortalità molto alta.
La ragione è tutta nell’orologio, e nel confronto tra due iniezioni.
Da una parte c’è un pericoloso siero di cavallo che si somministra a un bambino già avvelenato, un farmaco che comunque non potrà recuperare il veleno già entrato nelle cellule. Dall’altro c’è un vaccino sicurissimo, efficace, che lascia nel sangue anticorpi che aspettano. Quando la tossina compare gli anticorpi la neutralizzano prima che riesca a entrare in una sola cellula.
La differenza tra prevenire e curare, in questa malattia, non è una differenza di potenza. È una differenza di orario, è disinnescare una pericolosissima bomba a orologeria che se scoppia, ammazza il paziente.
La difterite non è stata sconfitta perché abbiamo imparato a curarla. È stata sconfitta impedendole di cominciare grazie a un vaccino efficace e sicuro che usiamo da oltre 100 anni.
Chi sostiene che una bambina non vaccinata sia morta perché non l’hanno curata bene sta chiedendo a un antibiotico di andare a riprendere un veleno in un posto dove nessuna molecola può arrivare
Quando un bambino con la difterite arriva un ospedale, la partita si è già giocata e molto spesso è già persa.
Perché il momento decisivo era anni prima, quando bisognava fare il vaccino che non si è fatto.”
Dott. Giorgio Cuffaro
Foto: www.valorinormali .com/malattie/difterite/