Studio Olistico Pia Tubertini

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Studio Olistico Pia Tubertini Operatrice olistica professional ad indirizzo bioenergetico, Master Reiki, Theta Healer, Animal Heale Motto: Parla come mangi e vivi come parli.

Mi occupo di riequilibrio, aiuto le persone a ritrovare il benessere attraverso trattamenti e percorsi evolutivi con l'aiuto della floriterapia, cristalloterapia, tecniche di bioenergetica, Reiki, costellazioni famigliari e Theta healing, meditazione e riascolto di se stessi e della natura. Mi occupo anche del benessere degli animali che vivono con noi. Ho creato il Green Swap Camp, un campo estivo per bambini immerso nella natura a pochi km da Bologna , dove i bambini sono liberi di essere bambini.

10/10/2026

Benedetta sia la crisi che ti ha tirato fuori dai posti che non facevano per te.
Benedetto sia il malinteso che ti ha mostrato cosa avevano nel cuore certe persone.
Benedetto sia il dubbio che ti ha fatto riflettere.
Benedetta sia la delusione che ti ha aperto gli occhi.
Benedetto sia l'errore che ti ha fatto imparare.
Benedetto sia il caos che ti ha fatto cercare pace.
Benedetto sia l'imprevisto che ti ha fatto cambiare i tuoi piani.
Benedetta sia la verità che ti ha fatto ricredere.
Benedette siano le esperienze che ti hanno obbligato a cambiare.
Benedetta sia la distanza che ti ha fatto capire chi davvero era vicino.
Benedetto sia il rifiuto che ti ha fatto cambiare direzione.
Benedetto sia il giorno in cui hai smesso di accontentarti.
Benedetto sia il giorno che hai dovuto lasciare andare per trovare chi ti tiene forte.
Benedetto l'errore.

09/10/2026

Non si invecchia semplicemente per il passare del tempo; la biologia si spegne quando l’ambiente e le abitudini comunicano al corpo che la sua missione è terminata. La vera causa del decadimento prematuro non è lo stress lavorativo né i grassi saturi, ma uno spegnimento sistemico e silenzioso.

Queste sono le 9 minacce invisibili che disattivano il progetto biologico:

1. Isolamento e perdita di uno scopo: smettere di sentirsi utili spegne i segnali cerebrali legati alla sopravvivenza. Il pensionamento mentale logora l’organismo molto prima di qualsiasi insufficienza organica.

2. Atrofia da inattività mentale: consumare intrattenimento di scarsa qualità paralizza la plasticità neuronale. Senza sfide cognitive complesse, il cervello finisce semplicemente per ridursi.

3. Sedentarietà muscolare cronica: perdere massa muscolare, cioè sviluppare sarcopenia, comunica al corpo che non ha più bisogno nemmeno delle proprie ossa. Chi non si muove si arrugginisce.

4. Disconnessione dalla natura: vivere costantemente sotto la luce artificiale ostacola la produzione di vitamina D e altera il ritmo circadiano di base, mandando fuori equilibrio il sistema endocrino.

5. Rancore e legami emotivi tossici: le emozioni irrisolte mantengono il corpo in uno stato di allerta costante, alterando il microbiota e aumentando la proteina C-reattiva.

6. Disidratazione cellulare silenziosa: confondere la sete con la fame o soddisfarla con bevande zuccherate compromette la funzione renale e riduce l’elasticità dei tessuti.

7. Suicidio intellettuale: smettere di imparare cose nuove interrompe la formazione di nuove sinapsi. Il cervello ha bisogno dello stress positivo della novità per restare vivo.

8. Abuso di soluzioni farmacologiche tampone: assumere farmaci per coprire ogni sintomo, invece di correggerne la causa, sovraccarica il fegato e i reni, generando tossicità sistemica.

9. Perdita della capacità di meravigliarsi: il cinismo e l’amarezza bloccano i recettori della dopamina sana che contribuiscono a mantenere giovane la mente.

Quando si permette a questi fattori di dominare la quotidianità, si attiva una cascata di infiammazione cronica di basso grado. Non è una teoria astratta: la medicina della longevità ha dimostrato che l’isolamento e la mancanza di stimoli riducono le dimensioni dell’ippocampo e accelerano l’accorciamento dei telomeri. Una metanalisi di riferimento in ambito di salute pubblica, pubblicata da Holt-Lunstad et al. nel 2010, ha rilevato che la mancanza di relazioni sociali ha un impatto sulla mortalità paragonabile a quello del fumare 15 si*****te al giorno.

Il corpo è una macchina di adattamento estremamente efficiente: quando si smette di dargli motivi per restare forte, avvia immediatamente il proprio programma di smantellamento.

La giovinezza non si compra in farmacia e non si recupera con integratori costosi. Si difende mantenendo la mente fuori dalla propria zona di comfort, il corpo in movimento e lo spirito capace di meravigliarsi.

Quanti anni di vitalità si stanno regalando volontariamente alla comodità della sedentarietà moderna?

05/10/2026

“A volte non stai vedendo il potenziale.
Stai facendo Photoshop alla realtà.”

Succede più facilmente quando desideri molto qualcosa.

Vuoi che quella relazione funzioni.
Vuoi che quel progetto sia quello giusto.
Vuoi credere a una promessa.
Vuoi che quell’opportunità sia finalmente quella che aspettavi.

E così inizi a guardare meno ciò che hai davanti...
e un po’ di più ciò che speri possa diventare.

Una mancanza di rispetto diventa:
“Sta attraversando un periodo difficile.”

Una promessa ripetutamente disattesa diventa:
“Ha solo bisogno di tempo.”

Un progetto che continua a non funzionare diventa:
“Devo insistere ancora.”

Attenzione, però.

Vedere il potenziale è una qualità.
Ma il potenziale non dovrebbe avere più peso dei fatti.

Per questo ogni tanto serve una domanda poco romantica, ma molto utile:

“Se togliessi da questa situazione ciò che spero che diventi, cosa rimarrebbe di ciò che è oggi?”

Questa domanda non serve a diventare cinici.

Serve a separare due cose che possono sembrare uguali:
fiducia e idealizzazione.

La fiducia vede la realtà e decide comunque di investire.
L’idealizzazione modifica la realtà per poter continuare a investire.

E la differenza può costarti mesi, anni, attenzione ed energie.

Quindi sì: cerca il meglio nelle persone.

Dai tempo ai progetti.
Lascia spazio al cambiamento.

Ma ogni tanto controlla che quello che chiami “gelato al cioccolato” abbia almeno qualche caratteristica del gelato. 😄

In “CHIAREZZA” trovi il Filtro del Controllo, che parte proprio da un principio simile: mettere ciò che hai nella testa sulla carta e distinguere la realtà su cui puoi agire da quella che stai cercando mentalmente di controllare.

Perché chiarezza non significa diventare pessimisti.

Significa vedere abbastanza bene la realtà da poter scegliere cosa farne.

Scrivi “CHIAREZZA” nei commenti e ti invierò gratuitamente il mio ebook.

14/09/2026

📍8 modi di guardare il dolore secondo i giapponesi (che ti cambiano la vita)

Ci sono giorni in cui anche rispondere a un messaggio costa fatica. In quei giorni, una prospettiva diversa può fare compagnia. Queste otto immagini offrono uno spazio in cui respirare, senza chiedere al dolore di diventare subito una lezione.

1. Anche piegarsi è una forma di resistenza.

Il salice nel vento.

Un ramo flessibile accompagna il vento. È un'immagine da tenere vicino quando resistere significa cambiare ritmo, rimandare qualcosa, concedersi una pausa. La forza può avere anche questa forma.

2. Si può attraversare un giorno alla volta.

L'immagine della corrente.

Quando tutto pesa, pensare all'intera strada può togliere il fiato. A volte il tratto possibile è più piccolo: questo pomeriggio, questa telefonata, qualcuno che resta accanto. Il resto può aspettare.

3. Riprovare non cancella la caduta.

Nana korobi ya oki (七転び八起き).

«Cadere sette volte, rialzarsi otto» è un proverbio di perseveranza. Letto nel dolore, può ricordare che un tentativo interrotto non esaurisce le possibilità. Anche ripartire con un aiuto è ripartire.

4. Il cambiamento non toglie valore.

L'imperfezione.

Una vita segnata non deve somigliare alla fotografia di prima per meritare cura. Ciò che è cambiato può chiedere spazio: un'abitudine diversa, un limite da riconoscere, un nuovo modo di stare insieme.

5. La dignità comprende la richiesta di aiuto.

La pazienza.

Sopportare qualcosa di difficile richiede energia. Dire «oggi non ce la faccio» permette a chi ci vuole bene di avvicinarsi. Il dolore non diventa meno dignitoso quando trova parole.

6. Il controllo ha un confine.

Ciò che non si può cambiare.

Quello che è accaduto resta fuori dalla nostra presa; una parte di ciò che facciamo adesso, invece, è ancora nelle nostre mani. Riconoscere il confine può lasciare energia per il passo possibile.

7. Anche il dolore conosce momenti diversi.

La sensibilità per ciò che passa.

Una sera pesa più di un'altra. Un ricordo fa male e, qualche volta, porta tenerezza. Accorgersi di queste sfumature lascia spazio a ciò che si sente davvero, senza imporre una data alla fine del dolore.

8. Una frattura può ricevere cura.

Kintsugi (金継ぎ).

Nel kintsugi la ceramica viene riparata con lacca e finiture che possono includere polvere d'oro. La giuntura resta visibile. È un'immagine di cura: qualcosa si è rotto, e qualcuno gli dedica ancora tempo.

La frase che vorrei lasciare è questa: non devi rendere prezioso quello che ti ha fatto male per meritare di stare meglio… meriti cura già adesso.

È lo spazio a cui ho voluto dare voce nel mio libro, attraverso 19 storie giapponesi: ciò che la vita ha segnato può ancora essere guardato con tenerezza.

"LE CREPE SONO FATTE PER L'ORO", disponibile su Amazon e dal 15 settembre anche in libreria.

Non è un manuale. È un invito a guardare la tua vita con occhi nuovi.

➡️ COMMENTA CON "ESTRATTO" PER RICEVERE GRATIS UN CAPITOLO DEL LIBRO.

04/09/2026

A volte, le donne si consumano,
lentamente, senza rumore.
Candele dimenticate,
bruciano per tutti tranne che per sé stesse,
fino a che la fiamma diventa cenere,
e il vento la porta via.

Si svuotano di sogni non ascoltati,
di desideri soffocati,
battiti trattenuti sotto pelle,
con il mondo che le vuole sempre forti,
sempre presenti, sempre capaci di dare.

E poi, un giorno, si accorgono
che hanno smesso di ridere,
di sentire il brivido,
di ballare scalze,
di essere fuoco, vento e tempesta.

Ma...
C’è sempre una scintilla nascosta,
E basta un respiro profondo,
una carezza o una promessa sussurrata allo specchio:
“Mi riprendo. Mi ricordo. Mi appartengo.”

Diciamocelo più spesso, splendiamo.


Marika Campeti

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Medicina

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