18/05/2026
Non tutti i tumori al polmone rispondono all’immunoterapia. Capire perché è una delle grandi sfide della ricerca oncologica. Uno studio sostenuto da Fondazione AIRC, coordinato da Paola Nisticò (Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma) ha fatto un passo avanti importante, individuando un meccanismo chiave di dialogo tra il tumore e l’ambiente che lo circonda.
Le cellule tumorali, infatti, interagiscono con ciò che le circonda, il cosiddetto microambiente tumorale, e nel tempo possono “riprogrammarlo” a proprio vantaggio. Per esempio, nell’organismo le cellule sono sostenute da una “rete” di proteine chiamata matrice extracellulare. Alcune molecole prodotte dalle cellule tumorali possono alterare questa struttura e favorire così lo sviluppo del cancro.
Per capire meglio questo meccanismo, il gruppo di Nisticò si è concentrato su hMENA, una proteina scoperta anni fa proprio dal gruppo di ricerca. Gli scienziati hanno osservato che hMENA e TGF-beta attivano un vero e proprio circuito di rinforzo reciproco: insieme contribuiscono a creare un microambiente che spegne la risposta del sistema immunitario, rendendo il tumore più aggressivo e resistente all’immunoterapia.
Grazie a questa osservazione, i ricercatori hanno identificato una firma molecolare basata su hMENA e TGF-beta che ha permesso di distinguere, in quasi 300 pazienti, i tumori sensibili da quelli resistenti all’immunoterapia. Inoltre, hanno osservato che interrompere il circuito in cui sono coinvolte queste due molecole può riattivare i linfociti T contro il tumore. Quindi, se questi risultati saranno confermati da studi futuri, potrebbe essere possibile sia scegliere meglio i trattamenti per i diversi pazienti sia rendere in alcuni casi l’immunoterapia più efficace.
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