19/03/2026
Oggi è la Festa del Papà.
E invece di essere io a farti un regalo, sei stato tu a farne uno a me:
un altro pezzo della nostra storia.
Più o meno erano gli anni ’60.
Tu avevi sette, forse nove anni.
Dopo giorni e giorni di pioggia, la valle dietro quella che oggi è la zona del palazzetto dello sport di Mezzana franò.
Lì, dove oggi passiamo senza pensarci, tuo papà — mio nonno — coltivava un piccolo pezzo di terra.
Patate, qualche verdura.
Cose semplici. Cose vere.
Poi la frana si portò via tutto.
Rimasero solo enormi massi di granito.
Ma a volte è proprio dalle perdite che nasce qualcosa di nuovo.
Il nonno, insieme ad altri uomini del paese, iniziò a lavorare quei massi.
Scavarono la pietra, ne studiarono le venature, forarono nei punti giusti.
D’inverno il gelo faceva il resto: l’acqua entrava nei tagli, ghiacciava, e in primavera la montagna restituiva lastre perfette.
E gli portavi la colazione al mattino e il pranzo al pomeriggio, magari tornando da scuola.
Caffè, vino, pane.
Mentre me lo raccontavi, sembrava quasi di sentirlo davvero, il profumo di quel caffè nell’aria fredda della valle.
Nella tua voce c’era ancora la voce del nonno.
Alcuni di quei sassi sono ancora lì.
Altri sono stati venduti.
Altri ancora sono diventati strada:
la strada che sale verso Termenago, Castello, Ortisè e Menas.
E forse è proprio questo il senso più profondo delle radici:
trasformare una frana in una strada,
una perdita in possibilità,
la fatica in futuro.
Questi sono i regali che contano davvero.
Quelli che non si comprano.
Quelli che scorrono nel sangue.
Grazie papà,
perché ogni volta che mi racconti la tua storia
mi fai sentire ancora più forte il legame con questa terra che amo
e con le radici profonde che mi tengono ancorata a ciò che sono.
Buona Festa del Papà 🤍