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30/08/2026

Come si fa una diagnosi di infezione genitale da clamidia?

Si chiama s3x blues, o più precisamente disforia post-coitale e consiste nella comparsa di emozioni negative dopo un rap...
28/08/2026

Si chiama s3x blues, o più precisamente disforia post-coitale e consiste nella comparsa di emozioni negative dopo un rapporto s3ssuale: tristezza, malinconia, pianto, ansia, irritabilità o una sensazione di vuoto.

La cosa interessante è che può succedere anche quando il rapporto è stato piacevole, desiderato e consensuale. Non significa necessariamente che ci sia un problema nella coppia o che non si desiderasse quel momento.

Uno studio condotto su 222 donne universitarie ha rilevato che il 32,9% aveva sperimentato almeno una volta nella vita sintomi di disforia post-coitale, mentre il 10%li aveva sperimentati nelle quattro settimane precedenti. I sintomi risultavano inoltre associati a un maggiore disagio psicologico.

Gli autori sottolineano però che si tratta di un fenomeno ancora poco studiato e che questi risultati non permettono di stabilire una causa precisa: sentirsi tristi dopo un rapporto non significa automaticamente avere un problema psicologico.

In altre parole, puoi stare bene durante l'intimità e sentirti improvvisamente giù subito dopo. E le due cose non sono necessariamente in contraddizione.

📚Bibliografia:
Bird, B. S., Schweitzer, R. D., & Strassberg, D. S. (2011). The prevalence and correlates of postcoital dysphoria in women international Journal of Sexual Health, 23(1), 14–25.

23/08/2026

Perché alcune posizioni possono provocare dolore?

Uno studio recente ha provato a capirlo: ha chiesto a 20 persone che avevano avuto accesso a cure ginecologiche o ostetr...
21/08/2026

Uno studio recente ha provato a capirlo: ha chiesto a 20 persone che avevano avuto accesso a cure ginecologiche o ostetriche di disegnare i genitali esterni femminili. Molte partecipanti hanno mostrato imbarazzo, incertezza o difficoltà nel disegnare strutture anatomiche che in teoria dovrebbero conoscere. 4 persone hanno addirittura scelto di non fare il disegno.
Una delle partecipanti ha spiegato che non avendo mai visto i genitali di un'altra donna e non potendo vedere i propri, non sapeva come rappresentarli.

Le ricercatrici hanno individuato tre modalità principali utilizzate per costruire il disegno: alcune si affidavano alle immagini viste in precedenza, per esempio durante l'educazione alla salute o attraverso l'esperienza medica; altre si affidavano invece alle proprie sensazioni corporee, non riuscivano a visualizzare con precisione le strutture, ma ne conoscevano la funzione: urinare, partorire, avere le mestruazioni o provare sensazioni; altre ancora inserivano la v***a all'interno di un'immagine più ampia del corpo, utilizzando gambe, seno o altri riferimenti anatomici per orientarsi.

Il dato più importante, però, è un altro: la scarsa conoscenza anatomica non sembra essere semplicemente una questione di «non aver studiato abbastanza». Lo studio evidenzia il ruolo dell'educazione, della vergogna e della scarsa familiarità con le immagini dei genitali. E questo può avere conseguenze concrete: se non conosciamo la nostra anatomia, può diventare più difficile descrivere un sintomo, capire cosa sta succedendo al nostro corpo o comunicare efficacemente con un professionista sanitario.

Conoscere la propria anatomia non dovrebbe essere qualcosa di imbarazzante, dovrebbe essere una parte normale dell'educazione alla salute.
Va comunque ricordato che si tratta di uno studio qualitativo condotto su appena 20 persone, quindi i risultati non possono essere generalizzati a tutta la popolazione.

Bibliografia: Taylor Roebotham, Colleen MacKenzie, Ariela Jamshidi-Shahvar, Taryn Taylor, Drawing the v***a: implications for patient education, The Journal of Sexual Medicine, Volume 23, Issue 9, September 2026,

15/08/2026

Vero o falso?

La frequenza dei rapporti nella coppia potrebbe avere a che fare anche con quanto tempo i partner riescono realmente a c...
11/08/2026

La frequenza dei rapporti nella coppia potrebbe avere a che fare anche con quanto tempo i partner riescono realmente a condividere.

Un recente studio ha confrontato più di 5.000 persone sposate in Corea del Sud e negli Stati Uniti, cercando di capire quali fattori fossero associati all'inattività s3ssuale nella coppia.

Il primo dato è piuttosto evidente: l'inattività s3ssuale aumentava con l'età in entrambi i Paesi, ma risultava più frequente in Corea rispetto agli Stati Uniti praticamente in tutte le fasce d'età.

Uno dei risultati più interessanti riguarda però il tempo trascorso a comunicare con il partner, più tempo dedicato alla comunicazione era associato a una minore inattività s3ssuale in entrambi i Paesi. L'associazione era però ancora più forte in Corea del Sud.

Questo non significa che «parlare di più faccia fare più s3sso». Lo studio è correlazionale e, quindi, non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto.
Potrebbe però esserci un legame tra il tempo condiviso, la qualità della relazione, la vicinanza emotiva e la possibilità di mantenere anche l'intimità fisica.

La conclusione più interessante è questa: la vita s3ssuale di una coppia non è separata dal resto della relazione, tempo condiviso, comunicazione, motivazione, condizioni economiche e caratteristiche individuali possono essere associati al modo in cui l'intimità si manifesta all'interno della coppia.
E questo ci ricorda una cosa importante: quando in una coppia diminuisce il s3sso, non sempre il problema riguarda direttamente il s3sso.

📚Bibliografia: Hyoungbin Moon, Young-Hoon Kim, Prevalence and correlates of sexual inactivity among married couples, The Journal of Sexual Medicine, Volume 23, Issue 7, July 2026, qdag180

08/08/2026

Grazie per questo traguardo 💙

04/08/2026

Vero o falso?

La diagnosi di Papilloma virus (HPV) può avere un impatto che va ben oltre gli aspetti medici. Ansia, paura, senso di co...
01/08/2026

La diagnosi di Papilloma virus (HPV) può avere un impatto che va ben oltre gli aspetti medici. Ansia, paura, senso di colpa e preoccupazione possono influenzare profondamente la qualità della vita e anche la s3ssualità.

Uno studio clinico randomizzato ha valutato gli effetti della Acceptance and Commitment Therapy (ACT), un approccio psicologico che aiuta le persone a cambiare il rapporto con pensieri ed emozioni difficili, senza cercare di eliminarli a tutti i costi.

Le donne che hanno partecipato a un percorso di 8 incontri di ACT hanno mostrato un miglioramento significativo della funzione s3ssuale rispetto al gruppo che ha ricevuto le cure abituali. I miglioramenti hanno riguardato in particolare il desiderio, l'eccitazione, la soddisfazione e l'0rgasmo, e i benefici erano ancora presenti un mese dopo la fine del trattamento.

Questo non significa che l'HPV sia "solo psicologico". Significa invece che le conseguenze emotive della diagnosi possono avere un ruolo importante nel benessere intimo e che affrontarle con il giusto supporto può fare una reale differenza.

La salute s3ssuale non dipende soltanto dal corpo, ma anche dalle nostre emozioni e dai nostri pensieri. Per questo, in alcuni casi, affiancare un supporto psicologico alle cure mediche può rappresentare un valore aggiunto nel percorso di cura.

📚Saba Mahmoudi, Sedigheh Ghasemian Dizaj Mehr, Haedeh Feizipour, Babak Hassanlouei, Leili Rahmatnezhad, Effectiveness of acceptance and commitment therapy on sexual function in women infected with human papillomavirus: a randomized controlled trial, The Journal of Sexual Medicine, Volume 23, Issue 8, August 2026

28/07/2026

Giusto o sbagliato?

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