10/09/2026
𝗟𝗔 𝗣𝗨𝗡𝗧𝗨𝗥𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗕𝗔𝗦𝗧𝗔: 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́ 𝗖𝗢𝗡 𝗜 𝗙𝗔𝗥𝗠𝗔𝗖𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗗𝗜𝗠𝗔𝗚𝗥𝗜𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗘𝗧𝗔 𝗥𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗖𝗥𝗨𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘
La diffusione degli analoghi delle incretine - farmaci, soprattutto iniettabili, che agiscono sui sistemi ormonali delle incretine modulando appetito, sazietà e metabolismo energetico - ha generato una narrazione semplificata e potenzialmente rischiosa: il medicinale come soluzione autonoma al sovrappeso.
Questa prospettiva è biologicamente inesatta e clinicamente problematica.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗺𝗮𝗰𝗶
Gli agonisti del recettore GLP-1, come semaglutide (Ozempic e Wegovy) e liraglutide (Saxenda), e gli agonisti duali, come tirzepatide (Mounjaro), non si limitano a ridurre l'appetito.
Agiscono su molteplici livelli: stimolano il rilascio di insulina in risposta all'aumento della glicemia, riducono la secrezione di glucagone, rallentano lo svuotamento gastrico e modulano i segnali di fame e sazietà a livello cerebrale. Nel complesso, contribuiscono a ridurre l'introito calorico e a migliorare il controllo metabolico.
Gli agonisti duali hanno un profilo farmacologico particolarmente potente perché agiscono contemporaneamente sulle vie di segnalazione di GLP-1 e GIP.
Recenti ricerche suggeriscono inoltre effetti benefici che vanno oltre il semplice calo di peso.
Il farmaco crea quindi un ambiente biologico favorevole al dimagrimento. Ma, ovviamente, non può insegnare al paziente come costruire un'alimentazione adeguata.
𝗜𝗹 𝗺𝗮𝗹𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝘀𝗼
Molti pazienti obesi o in sovrappeso iniziano la terapia con la convinzione implicita: "Adesso basta la puntura, non devo fare niente di più". Non seguono alcun percorso nutrizionale, non modificano necessariamente la qualità della propria alimentazione e considerano il farmaco sufficiente.
Purtroppo non è così.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗺𝗮𝗴𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝘃𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗮 𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮𝘁𝗮
Quando si perde peso, non si perde soltanto grasso: una quota della perdita riguarda anche la massa magra, che comprende la massa muscolare. Preservarla il più possibile è quindi un obiettivo importante durante un dimagrimento significativo.
Un adeguato apporto proteico, insieme all'attività fisica e soprattutto all'esercizio contro resistenza, contribuisce a preservare la massa muscolare e la funzione fisica. La quantità di proteine, tuttavia, deve essere individualizzata in funzione di peso, composizione corporea, età, attività fisica e condizioni cliniche.
Le conseguenze di una perdita eccessiva di massa muscolare possono andare ben oltre il semplice numero sulla bilancia:
◉ Perdita di forza e capacità funzionale: la riduzione della massa e della funzione muscolare può compromettere le prestazioni fisiche e, soprattutto nelle persone più anziane, contribuire alla fragilità e al rischio di cadute;
◉ Peggioramento della qualità del dimagrimento: perdere peso non significa necessariamente ottenere una composizione corporea ottimale; preservare la massa magra è parte integrante di un dimagrimento ben condotto;
◉ Riduzione della capacità funzionale: muscolo, forza e movimento sono strettamente interconnessi e diventano particolarmente importanti quando il dimagrimento è consistente;
◉ Maggiore vulnerabilità alla perdita di massa magra: età avanzata, sedentarietà, apporto proteico insufficiente e dimagrimento rapido possono aumentare questo rischio.
Inoltre, una marcata riduzione dell'introito alimentare può rendere più difficile coprire adeguatamente il fabbisogno di vitamine e minerali, soprattutto quando la dieta diventa poco varia o quantitativamente molto ridotta.
Lo stesso rallentamento dello svuotamento gastrico, effetto farmacologico caratteristico di questi medicinali, può contribuire a una maggiore sazietà e a una riduzione dell'introito alimentare. Per questo, quando si mangia molto meno, diventa ancora più importante che ciò che si mangia sia nutrizionalmente adeguato.
𝗜𝗹 𝗳𝗮𝗿𝗺𝗮𝗰𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮𝗿𝗲
Questo è il punto dirimente.
Il farmaco riduce la fame e aumenta la sazietà, ma non sostituisce l'educazione alimentare. Può ridurre spontaneamente quantità, fame e interesse per alcuni alimenti, ma non garantisce da solo che l'alimentazione diventi completa, equilibrata e adeguata alle esigenze individuali.
Se prima una persona consumava frequentemente biscotti e bevande zuccherate, il farmaco può portarla a consumarne meno. Ma questo non significa necessariamente che abbia imparato a costruire un'alimentazione migliore.
Il deficit calorico ci sarà, il dimagrimento potrà avvenire, ma il semplice fatto di mangiare meno non garantisce un adeguato apporto di proteine e micronutrienti né una composizione corporea ottimale.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲
Le evidenze disponibili mostrano che i farmaci incretinici sono strumenti molto efficaci per ottenere una significativa riduzione del peso corporeo. Ma le raccomandazioni cliniche non li considerano una sostituzione dell'intervento sullo stile di vita.
L'approccio più completo associa infatti farmacoterapia, alimentazione adeguata, attività fisica e, quando necessario, supporto comportamentale e psicologico.
Un aspetto cruciale è quindi la qualità del dimagrimento: non conta soltanto quanto peso si perde, ma anche da quali compartimenti corporei proviene il peso perso e come viene preservata la funzione fisica.
Nei trial clinici, una parte della perdita di peso ottenuta con questi farmaci è costituita da massa magra. Questo non significa che i farmaci "mangino il muscolo": significa che, come in qualunque dimagrimento importante, la preservazione della massa magra deve essere considerata un obiettivo specifico.
𝗖𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗽𝘂𝗻𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗳𝗮𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮
Con gli agonisti GLP-1 o gli agonisti duali, l'alimentazione non diventa meno importante: diventa parte integrante della gestione del dimagrimento.
Significa prestare attenzione alla qualità complessiva della dieta, garantire un adeguato apporto proteico, scegliere alimenti ricchi di nutrienti, distribuire adeguatamente l'apporto alimentare e associare, quando possibile e appropriato, attività fisica e allenamento contro resistenza.
In alcuni pazienti può essere necessaria anche un'integrazione mirata, ma questa dovrebbe essere valutata sulla base delle reali necessità nutrizionali e cliniche, non automaticamente prescritta.
Senza queste attenzioni, il potenziale terapeutico del farmaco non viene necessariamente sfruttato al meglio. E il paziente può perdere una quantità significativa di massa magra o non riuscire a coprire adeguatamente i propri fabbisogni nutrizionali.
Infine, quando la terapia viene sospesa, il recupero del peso è frequente. Questo non significa semplicemente che il paziente "non ha imparato a mangiare": l'obesità è una condizione cronica multifattoriale e il farmaco agisce anche su meccanismi biologici che vengono meno con la sua sospensione.
Per questo la gestione del peso non dovrebbe essere ridotta alla sola prescrizione di una terapia farmacologica.
Gli analoghi delle incretine sono farmaci preziosi e potenti. Ma proprio perché consentono di mangiare meno, diventa ancora più importante assicurarsi che quel "meno" contenga tutto ciò di cui l'organismo ha bisogno.
E questo richiede un approccio nutrizionale personalizzato, integrato con attività fisica e, quando necessario, supporto psicologico.
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