“Tanta parte della nostra sofferenza deriva non soltanto dalla nostra situazione dolorosa, ma dal nostro sentimento di essere isolati nel nostro dolore”. (Henri Nouwen)
Spesso la sofferenza legata a un malessere psichiatrico viene, ancor prima che ascoltata, giudicata. Il dolore non è mai uguale nelle sue forme, come non è mai uguale in chi lo vive e lo racconta. Il dolore legato alla sofferenza
psichiatrica è più comune di quanto lo si immagini. Tuttavia, può capitare che le persone che accolgono in sé simili tormenti si vergognino del proprio dolore, temporeggino nel dargli ascolto e scelgano la strada del tacere per non apparire fragili agli occhi degli altri. Altre persone, pur provando a esprimere ciò che li affligge, finiscono per essere fraintese o ulteriormente maltrattate nel loro soffrire. Carattere, empatia, umanità variano ampiamente in loro. Quando parlo della professione medica, mi piace ricordare le parole della mia insegnante di Latino e Greco Antico del Liceo:
“I valori del mondo antico erano HUMANITAS, PIETAS e CARITAS. Valori immortali, che non dovremmo dimenticare soprattutto oggi”. Parole chiave, intraducibili se non per la loro essenza, che costituiscono i punti fermi del sistema valoriale di una società: parole che racchiudono i concetti di filantropia, empatia e benevolenza verso gli altri esseri umani. Ho investito nello studio ventotto anni della mia vita. Ho trascorso anni all’estero per poter svolgere ricerche e approfondire la mia conoscenza. Tutti i sacrifici fatti sono stati sforzi che ho voluto compiere per migliorarmi come persona e come medico, nella speranza di poter essere di aiuto a quanti realmente lo necessitano.