Fabio Lodo

Fabio Lodo Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. Promuovere, diffondere, trasmettere la conoscenza della cultura tradizionale cinese.

Questa pagina è nata per assecondare un preciso desiderio: diffondere il più possibile la conoscenza della Cultura Tradizionale Cinese nella sua totalità, medica e umanistica. Ogni persona che decida di avventurarsi nella profondità della cultura cinese raggiunge un momento in cui necessita di persone più avanti nel percorso, di maestri, che sappiano mostrare la via da seguire. La conoscenza è pre

ziosa ma può estinguersi se non viene trasmessa. Il livello di comprensione che possiedo oggi nella Medicina Cinese e nella cultura che l’ha generata è potuto arrivare sino a me attraverso un tortuoso cammino iniziato molti anni fa in Cina e che passando attraverso gli Stati Uniti è giunto oggi anche in Italia. Far parte di un lignaggio mostra l'indiscusso vantaggio di poter contare sull’esperienza dei predecessori, ma al tempo stesso richiede che ciò che si è appreso venga trasmesso per mantenere vivo il flusso di conoscenza attraverso i secoli. In omaggio verso i maestri che mi hanno preceduto e che non posso aspirare ad eguagliare ho deciso di divulgare quello che ho imparato a tutte le persone che decideranno di condividere con me questo cammino.

05/06/2026

Negli ultimi mesi sono comparsi ovunque articoli che sostengono che la scoperta dell’interstizio avrebbe finalmente dimostrato i meridiani dell’agopuntura.

La realtà, come spesso accade in medicina, è un po’ più complessa.

L’interstizio è una rete di spazi pieni di liquido associati al tessuto connettivo. La sua importanza biologica è sempre più studiata e alcune ricerche suggeriscono connessioni interessanti con fenomeni osservati da tempo nella pratica clinica.

Significa che i meridiani sono stati trovati?

No.

Significa che la questione merita di essere studiata?

Probabilmente sì.

Forse la parte più interessante di questa storia non è stabilire chi avesse ragione.

Ma ricordarci che la scienza avanza proprio così: mettendo continuamente in discussione le proprie certezze.

La storia della medicina è piena di cose che erano sempre state lì, ma che nessuno riusciva ancora a vedere.

Tu cosa ne pensi?

28/05/2026

Alcuni aghi si sentono molto.
Altri quasi per niente.

E no, non dipende solo dalla bravura dell’agopuntore.

Dipende anche:
- dalla sensibilità del sistema nervoso
- dalla tensione del tessuto
- dall’infiammazione
- dalla zona trattata
- dal tipo di stimolazione utilizzata
- e forse persino da ciò di cui il corpo ha bisogno in quel momento

Perché a volte il dolore non è solo qualcosa da evitare.
A volte è anche un’informazione.

In medicina cinese esiste il concetto di Deqi: una sensazione particolare dell’ago che può essere peso, corrente, espansione, tensione… e che non coincide necessariamente con il dolore.

Per questo due trattamenti possono sembrare completamente diversi pur essendo entrambi corretti.

L’agopuntura non è semplicemente “mettere aghi”.
È dialogare con un sistema nervoso vivo, sensibile e in continuo cambiamento.

14/05/2026

Una delle cose più difficili sui social è parlare dei limiti senza che il discorso venga immediatamente semplificato.

Se una terapia non funziona sempre, allora per qualcuno significa che “non funziona”.
Se invece aiuta molto un paziente, allora diventa automaticamente “miracolosa”.

Ma il corpo umano raramente è così semplice.

L’agopuntura, come qualsiasi altro trattamento medico, non produce la stessa risposta in ogni persona, in ogni momento e in ogni condizione.
A volte il miglioramento è rapido e sorprendente.
Altre volte richiede tempo.
Altre ancora non è sufficiente.

Questo però non significa che l’agopuntura “non funzioni”.
Significa che il risultato dipende da molti fattori: diagnosi, esperienza clinica, tipo di problema, durata dei sintomi, stile di vita, gravità della situazione e aspettative con cui si affronta il percorso.

E credo che sia proprio qui che una terapia diventi interessante.
Non nelle promesse assolute, ma nella capacità di capire quando può aiutare davvero, dove trova i suoi limiti e perché.

Internet preferisce le risposte semplici.
La medicina reale quasi mai.

#针灸

Forse il bisogno di rallentare non è poi così moderno quanto pensiamo.Cambiano le città, i telefoni, i mezzi, le notific...
08/05/2026

Forse il bisogno di rallentare non è poi così moderno quanto pensiamo.

Cambiano le città, i telefoni, i mezzi, le notifiche.
Ma l’uomo sembra oscillare da sempre tra due desideri opposti: accelerare e respirare.

Ogni epoca ha avuto la sua velocità.
E ogni epoca ha lasciato dietro di sé qualcuno che provasse a ricordare il valore della lentezza.

Già Laozi 老子, più di duemila anni fa, scriveva: 大器晚成.
Le grandi cose maturano lentamente.

Henry David Thoreau si ritirò nei boschi per capire quanto della vita fosse davvero essenziale.
Milan Kundera legava invece la lentezza alla memoria: più velocemente attraversiamo le esperienze, più facilmente ci sfuggono.

Oggi filosofi come Byung-Chul Han descrivono un paradosso che conosciamo bene: strumenti nati per donarci tempo finiscono spesso per privarcene.

Forse perché il problema non è mai stata la velocità.

La velocità è straordinaria.
Il problema nasce quando ogni cosa diventa immediata.
Quando il silenzio sembra vuoto.
Quando persino riposare sembra qualcosa da meritarsi.

La lentezza allora non diventa una fuga dal mondo moderno.
Diventa il suo equilibrio.

Sapere quando correre e quando fermarsi.
Quando rispondere subito e quando lasciare maturare le cose.

Perché gli estremi consumano quasi tutto.
Mentre la vita, molto spesso, accade nel mezzo.

Forse allora la calma non è immobilità.
Ma la capacità di scegliere il proprio passo anche dentro il rumore delle città.

Intrappolati in gabbie di cemento, viviamo separati dagli stimoli del mondo naturale e i nostri sensi si impoveriscono o...
14/04/2026

Intrappolati in gabbie di cemento, viviamo separati dagli stimoli del mondo naturale e i nostri sensi si impoveriscono ogni giorno.

Nel verde di una rigogliosa Irlanda di fine Ottocento se ne doveva essere già accorto Sir William Butler Yeats: “il mondo è colmo di cose magiche, in paziente attesa che il nostro sentire si faccia più sottile”.

Il problema, allora, non è ciò che manca fuori, ma ciò che si è spento dentro.

Una persona che ha perso la vista non può vedere la bellezza di un’alba.
Chi non ha più l’udito non può sentire il fruscio del vento tra le fronde dei pini.

Ma se fossimo noi i ciechi e i sordi?
Privati del pieno potenziale dei nostri sensi da una vita limitata, urbana.
Da costrizioni fisiche e sociali che ci impediscono un sentire pieno, umano, naturale.

L’uomo può essere moderno, ma la sua biologia è antica, e trova nel cospetto della natura una risposta ai propri squilibri.
Se le lasciamo spazio, se torniamo a rivolgere l’attenzione ai nostri sensi, la natura si versa dentro di noi, nutrendoli e rendendoli più acuti.

L’aria umida del bosco.
Il profumo dei tronchi coperti di muschio, che nella radura lascia spazio all’odore caldo dell’erba secca.
Lo scintillio dei raggi del sole tra i rami.
Il verde vivo e intenso che calma i pensieri.
Il suono dell’acqua che scorre nei torrenti, dove le rocce si fanno morbide, ricordandoci con quanta pazienza e quanto tempo è stato compiuto quel lavoro.

Il giorno seguente ci si sveglia in città.
E mentre il caffè prova a strapparci dal torpore di una notte di sonno profondo, ci si accorge che qualcosa è cambiato.

Siamo più attenti ai profumi.
Notiamo piante che prima non vedevamo.
Una brezza improvvisa, che scende da nord, ci riporta per un istante alla montagna.

Torniamo a stupirci delle piccole cose, magiche, che sono sempre state lì, in attesa che le scoprissimo.

La vita riprende in città,
ma la notte l’uomo sogna la natura.

Esiste tra le cose un senso di circolarità difficile da spiegare. Certe idee sembrano volersi ripresentare guidate da ch...
28/03/2026

Esiste tra le cose un senso di circolarità difficile da spiegare.

Certe idee sembrano volersi ripresentare guidate da chissà quali leggi, volontà o forse siamo solo noi ad avere bisogno di dare un senso al caso.

Una sera in cui i colori del tramonto sulla città venivano sferzati da un vento freddo proveniente dalle Alpi mi son ritrovato attratto da un angolo di libreria dove un libretto giallo sembrava cercare la mia attenzione.

Il giorno seguente, mentre l’acqua del tè mormorando si preparava al nostro rituale mattutino, mi son trovato in mano un’antologia poetica cinese. Chissà come era finita lì, ricordo appena di averla sfogliata molti anni prima. Un segnalibro ha attirato la mia attenzione sul capitolo che doveva sembrarmi interessante allora, una quartina di Tao Yuanming. Ai tempi non potevo saperlo, ma negli anni a ve**re avrei sviluppato una viscerale simpatia per questo poeta, uno spirito libero del V secolo.

山氣日夕佳
飛鳥相與還
此中有真意
欲辯已忘言

“L’energia della montagna, al calare del giorno, è meravigliosa.
Gli uccelli in volo, insieme, fanno ritorno.
In tutto questo c’è un significato autentico.
Vorrei spiegarlo, ma ho già perso le parole.”

Oltre le parole sembra di scorgere le immagini. Un mondo che non esiste più, ma che in fondo c’è ancora. Nella sostanza invariato. Continuiamo dopo centinaia di anni ad innamorarci delle stesse cose.

Ho riscritto le sue parole per memorizzarle. Sono diverse mani che ripercorrono lo stesso gesto. La montagna è ancora là, il tramonto ci saluta ancora.

La poesia si interrompe, il gesto continua.

La montagna al tramonto non è cambiata. Così come non lo è il nostro modo di sentirla. Riconoscendoci in questo sentire che va oltre il tempo siamo tutti figli del medesimo istante.

Un amico, un giorno, mi disse: “la mente mente.”Mi è rimasta addosso questa frase, perché siamo profondamente affezionat...
04/03/2026

Un amico, un giorno, mi disse: “la mente mente.”

Mi è rimasta addosso questa frase, perché siamo profondamente affezionati all’idea che conoscere noi stessi sia il punto di arrivo della saggezza.

Proprio in questi giorni mi è capitato tra le mani un libro di Lawrence. Le sue parole mi sembrano sorprendentemente vicine alla tradizione taoista:
“Dobbiamo distruggere il concetto che abbiamo di noi stessi per poter essere interi. L’uomo che conosco come me stesso deve essere distrutto prima che l’uomo che davvero posso essere esista. Il vecchio io deve morire ed essere messo da parte.”

Non fatico ad immaginare queste parole nella bocca di Zhuangzi. L’uomo che pensiamo di essere è spesso una costruzione: ricordi, abitudini, ruoli sociali, aspettative ripetute fino a diventare identità. Un’immagine che ci seduce e finisce per imprigionarci.

Il nostro ego, del resto, ama la stabilità: vuole continuità e coerenza, difende ciò che già conosce. Perché lasciare andare quell’idea significa attraversare un vuoto.

Lawrence non invita all’autodistruzione, ma alla trasformazione. Sta qui il paradosso: per essere interi dobbiamo smettere di difendere l’immagine che abbiamo di noi.

Forse l’ego è una maschera necessaria, ma provvisoria. Finché la scambiamo per il volto, non possiamo davvero crescere.

27/02/2026

La medicina cinese non è una tecnica, è un modo di guardare.

Le città non lasciano ai sensi umani spazio sufficiente. Ogni uomo sente la necessità di nutrire gli occhi in un orizzon...
01/02/2026

Le città non lasciano ai sensi umani spazio sufficiente.

Ogni uomo sente la necessità di nutrire gli occhi in un orizzonte lontano, un luogo aperto e vasto dove abbandonare lo sguardo e la mente così come ha bisogno di cibo per sfamare il corpo e altezze per soddisfare la sua anima.

La luce di questi posti conquista lentamente. Gli alberi ci persuadono a vivere al loro ritmo ed abbondanare la nostra vita urbana fatta di solenni inezie.

Sui sentieri una luce metallica che sembra un mattino perpetuo aiuta a liberare chi si avventura su queste creste dal peso delle abitudini cittadine, l’utile e l’inutile, l’opportuno e il fuori luogo.

Non sono mai stato un grande frequentatore di chiese o luoghi sacri.

Ma nel silenzio di questi posti si può trovare una santità che fa impallidire le religioni.

29/01/2026

Tanto per capire di cosa stiamo parlando.

Indirizzo

Via Giovanni Pascoli 37
Milan
20133

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 18:30
Martedì 09:30 - 18:30
Mercoledì 09:30 - 18:30
Giovedì 09:30 - 18:30
Venerdì 09:30 - 18:30

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+393519010927

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