Fabio Lodo

Fabio Lodo Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. Promuovere, diffondere, trasmettere la conoscenza della cultura tradizionale cinese.

Questa pagina è nata per assecondare un preciso desiderio: diffondere il più possibile la conoscenza della Cultura Tradizionale Cinese nella sua totalità, medica e umanistica. Ogni persona che decida di avventurarsi nella profondità della cultura cinese raggiunge un momento in cui necessita di persone più avanti nel percorso, di maestri, che sappiano mostrare la via da seguire. La conoscenza è pre

ziosa ma può estinguersi se non viene trasmessa. Il livello di comprensione che possiedo oggi nella Medicina Cinese e nella cultura che l’ha generata è potuto arrivare sino a me attraverso un tortuoso cammino iniziato molti anni fa in Cina e che passando attraverso gli Stati Uniti è giunto oggi anche in Italia. Far parte di un lignaggio mostra l'indiscusso vantaggio di poter contare sull’esperienza dei predecessori, ma al tempo stesso richiede che ciò che si è appreso venga trasmesso per mantenere vivo il flusso di conoscenza attraverso i secoli. In omaggio verso i maestri che mi hanno preceduto e che non posso aspirare ad eguagliare ho deciso di divulgare quello che ho imparato a tutte le persone che decideranno di condividere con me questo cammino.

Mai pioggia fu più benedetta di quella che si riversa oggi sotto i nostri cieli.O almeno mi sembra questa l’opinione più...
21/08/2026

Mai pioggia fu più benedetta di quella che si riversa oggi sotto i nostri cieli.

O almeno mi sembra questa l’opinione più condivisa da uomini, piante e animali, tutti abbastanza concordi sul fatto che, di caldo, non se ne poteva davvero più.

Siamo abituati ad amare il sole e a considerare nuvole e pioggia quasi necessariamente “brutto tempo”. Poi arriva agosto, dopo settimane di temperature spietate, e improvvisamente l’ombra diventa un rifugio, il vento un sollievo e qualche ora senza sole qualcosa da festeggiare.

In cinese esiste un termine molto semplice per indicare giornate come questa: 陰天 Yīntiān, letteralmente “cielo Yin”. Nell’uso comune significa semplicemente una giornata nuvolosa, coperta, senza sole. Ma è difficile, conoscendo il pensiero cinese, non vedere in queste due parole anche qualcosa di più.

Lo Yin è ombra, freschezza, acqua, quiete. E una giornata come questa ci ricorda che la vita non può essere fatta di solo Yang.

Non soltanto perché quando fuori piove viene più naturale rallentare, restare a casa, leggere o dedicarsi ad attività più contemplative. Ma soprattutto perché ritornano freschezza e acqua: quello Yin fisico e materiale di cui tutti gli esseri viventi hanno bisogno.

Le ultime settimane ce lo hanno ricordato in maniera piuttosto brutale. Piante assetate e animali alla ricerca dell’ombra. Nemmeno il mare è salvo: ho visto pesci costretti a cercare acque più profonde e fresche, e persino cozze morte sugli scogli per il troppo caldo.

Di fronte a tutto questo, la pioggia smette improvvisamente di essere solo “brutto tempo”.

Non a caso Song Jiang, il futuro capo dei 108 briganti del celebre romanzo In riva all’Acqua, era soprannominato 及時雨 Jíshí Yǔ: “la pioggia che arriva al momento opportuno”. Quella che giunge quando ce n’è più bisogno.

Oggi, forse, capiamo un po’ meglio perché.

L’equilibrio non consiste nello scegliere la luce contro l’ombra, il caldo contro il freddo, lo Yang contro lo Yin. Consiste nel lasciare spazio a entrambi, ciascuno quando ce n’è bisogno.

E in questi giorni di pioggia, almeno per una volta, possiamo guardare le nuvole senza aspettare con impazienza che se ne vadano.

Cosa avrebbe significato un’eclissi nell’antica Cina?Nel pensiero cinese antico, ciò che accadeva nel Cielo non era comp...
13/08/2026

Cosa avrebbe significato un’eclissi nell’antica Cina?

Nel pensiero cinese antico, ciò che accadeva nel Cielo non era completamente separato da ciò che accadeva sulla Terra.

Nel complicato intreccio di energie che collegano ogni aspetto del tempo e dello spazio, un’eclissi non era soltanto un fenomeno astronomico.

Gli astronomi di corte le osservavano, le registravano e potevano interpretarle come un monito: qualcosa nell’ordine degli eventi richiedeva la nostra attenzione.

Il sovrano era il 天子 Tiānzǐ, il Figlio del Cielo, e governava in virtù del 天命 Tiānmìng, il Mandato del Cielo.

Un’anomalia celeste poteva quindi diventare un invito a interrogarsi sulla qualità del governo, sugli errori commessi, sulla necessità di correggere la propria condotta.

Non necessariamente una condanna. Piuttosto, un avvertimento per il regnante: un invito a rivedere le proprie scelte, a mettersi in discussione.

Nel Libro dei Mutamenti esiste un’immagine straordinariamente vicina a quella dell’eclissi.

È l’esagramma 36, 明夷 Míng Yí, “l’ottenebramento della luce”.

Sopra: ☷ Kūn — Terra
Sotto: ☲ Lí — Fuoco

明入地中,明夷
“La luce entra dentro la Terra: questo è Míng Yí.”

La luce viene coperta dall’oscurità. Eppure non si spegne.

È forse questa la parte dell’immagine trasmessa da trigrammi che oggi può interessarci di più.

Viviamo anche noi in un’epoca nella quale è difficile pensare che ciò che facciamo sia completamente separato da ciò che accade intorno a noi.

Non occorre credere agli antichi presagi per riconoscere qualcosa di profondamente attuale nell’idea cinese di una corrispondenza tra uomo e cosmo: oggi vediamo concretamente quanto il nostro modo di vivere possa modificare la Terra che abitiamo.

Forse gli antichi astronomi di corte ci direbbero ancora la stessa cosa: considerate questo un segno. Guardate ciò che sta accadendo e rivedete i vostri errori.

La scuola taoista ci offre un’ulteriore interpretazione di Míng Yí, quasi uno spunto di crescita personale.

Quando intorno a noi prevalgono comportamenti o scelte che non condividiamo, non dobbiamo cedere alla tendenza generale. Piuttosto che adottare abitudini contrarie alla propria natura, rimanere fedeli ai pro

25/06/2026

L’interstizio è diventato improvvisamente famoso.

Negli ultimi mesi sono comparsi articoli che lo collegano ai meridiani dell’agopuntura e che parlano di una presunta “dimostrazione scientifica” della medicina cinese.

Ma le cose sono davvero così semplici?

In questo video ho provato a fare un passo indietro e a guardare la questione con un po’ più di calma.

Parliamo di cosa sia realmente l’interstizio, di come sia stato studiato, del motivo per cui alcuni aspetti della sua struttura sono stati compresi meglio solo negli ultimi anni e di perché alcuni ricercatori abbiano iniziato a ipotizzare possibili collegamenti con i meridiani.

Ma parliamo anche di un rischio.

Quello di voler tradurre a tutti i costi concetti tradizionali complessi in termini anatomici moderni, finendo per semplificarli.

Forse la domanda non è se l’interstizio “dimostri” la medicina cinese.

Forse la domanda è se esistano ancora aspetti del corpo umano che stiamo appena iniziando a comprendere.

Dopotutto, per secoli la medicina occidentale ha osservato soprattutto la struttura del corpo. La medicina cinese si è concentrata soprattutto sulle sue funzioni e sulle relazioni tra le parti.

Due prospettive diverse.

Forse non opposte.

Forse complementari.

E forse la vera lezione dell’interstizio non è che qualcuno aveva ragione e qualcun altro torto.

Ma che il corpo umano potrebbe essere molto più complesso, interconnesso e sorprendente di quanto immaginiamo.

Buona visione.

05/06/2026

Negli ultimi mesi sono comparsi ovunque articoli che sostengono che la scoperta dell’interstizio avrebbe finalmente dimostrato i meridiani dell’agopuntura.

La realtà, come spesso accade in medicina, è un po’ più complessa.

L’interstizio è una rete di spazi pieni di liquido associati al tessuto connettivo. La sua importanza biologica è sempre più studiata e alcune ricerche suggeriscono connessioni interessanti con fenomeni osservati da tempo nella pratica clinica.

Significa che i meridiani sono stati trovati?

No.

Significa che la questione merita di essere studiata?

Probabilmente sì.

Forse la parte più interessante di questa storia non è stabilire chi avesse ragione.

Ma ricordarci che la scienza avanza proprio così: mettendo continuamente in discussione le proprie certezze.

La storia della medicina è piena di cose che erano sempre state lì, ma che nessuno riusciva ancora a vedere.

Tu cosa ne pensi?

28/05/2026

Alcuni aghi si sentono molto.
Altri quasi per niente.

E no, non dipende solo dalla bravura dell’agopuntore.

Dipende anche:
- dalla sensibilità del sistema nervoso
- dalla tensione del tessuto
- dall’infiammazione
- dalla zona trattata
- dal tipo di stimolazione utilizzata
- e forse persino da ciò di cui il corpo ha bisogno in quel momento

Perché a volte il dolore non è solo qualcosa da evitare.
A volte è anche un’informazione.

In medicina cinese esiste il concetto di Deqi: una sensazione particolare dell’ago che può essere peso, corrente, espansione, tensione… e che non coincide necessariamente con il dolore.

Per questo due trattamenti possono sembrare completamente diversi pur essendo entrambi corretti.

L’agopuntura non è semplicemente “mettere aghi”.
È dialogare con un sistema nervoso vivo, sensibile e in continuo cambiamento.

14/05/2026

Una delle cose più difficili sui social è parlare dei limiti senza che il discorso venga immediatamente semplificato.

Se una terapia non funziona sempre, allora per qualcuno significa che “non funziona”.
Se invece aiuta molto un paziente, allora diventa automaticamente “miracolosa”.

Ma il corpo umano raramente è così semplice.

L’agopuntura, come qualsiasi altro trattamento medico, non produce la stessa risposta in ogni persona, in ogni momento e in ogni condizione.
A volte il miglioramento è rapido e sorprendente.
Altre volte richiede tempo.
Altre ancora non è sufficiente.

Questo però non significa che l’agopuntura “non funzioni”.
Significa che il risultato dipende da molti fattori: diagnosi, esperienza clinica, tipo di problema, durata dei sintomi, stile di vita, gravità della situazione e aspettative con cui si affronta il percorso.

E credo che sia proprio qui che una terapia diventi interessante.
Non nelle promesse assolute, ma nella capacità di capire quando può aiutare davvero, dove trova i suoi limiti e perché.

Internet preferisce le risposte semplici.
La medicina reale quasi mai.

#针灸

Forse il bisogno di rallentare non è poi così moderno quanto pensiamo.Cambiano le città, i telefoni, i mezzi, le notific...
08/05/2026

Forse il bisogno di rallentare non è poi così moderno quanto pensiamo.

Cambiano le città, i telefoni, i mezzi, le notifiche.
Ma l’uomo sembra oscillare da sempre tra due desideri opposti: accelerare e respirare.

Ogni epoca ha avuto la sua velocità.
E ogni epoca ha lasciato dietro di sé qualcuno che provasse a ricordare il valore della lentezza.

Già Laozi 老子, più di duemila anni fa, scriveva: 大器晚成.
Le grandi cose maturano lentamente.

Henry David Thoreau si ritirò nei boschi per capire quanto della vita fosse davvero essenziale.
Milan Kundera legava invece la lentezza alla memoria: più velocemente attraversiamo le esperienze, più facilmente ci sfuggono.

Oggi filosofi come Byung-Chul Han descrivono un paradosso che conosciamo bene: strumenti nati per donarci tempo finiscono spesso per privarcene.

Forse perché il problema non è mai stata la velocità.

La velocità è straordinaria.
Il problema nasce quando ogni cosa diventa immediata.
Quando il silenzio sembra vuoto.
Quando persino riposare sembra qualcosa da meritarsi.

La lentezza allora non diventa una fuga dal mondo moderno.
Diventa il suo equilibrio.

Sapere quando correre e quando fermarsi.
Quando rispondere subito e quando lasciare maturare le cose.

Perché gli estremi consumano quasi tutto.
Mentre la vita, molto spesso, accade nel mezzo.

Forse allora la calma non è immobilità.
Ma la capacità di scegliere il proprio passo anche dentro il rumore delle città.

Intrappolati in gabbie di cemento, viviamo separati dagli stimoli del mondo naturale e i nostri sensi si impoveriscono o...
14/04/2026

Intrappolati in gabbie di cemento, viviamo separati dagli stimoli del mondo naturale e i nostri sensi si impoveriscono ogni giorno.

Nel verde di una rigogliosa Irlanda di fine Ottocento se ne doveva essere già accorto Sir William Butler Yeats: “il mondo è colmo di cose magiche, in paziente attesa che il nostro sentire si faccia più sottile”.

Il problema, allora, non è ciò che manca fuori, ma ciò che si è spento dentro.

Una persona che ha perso la vista non può vedere la bellezza di un’alba.
Chi non ha più l’udito non può sentire il fruscio del vento tra le fronde dei pini.

Ma se fossimo noi i ciechi e i sordi?
Privati del pieno potenziale dei nostri sensi da una vita limitata, urbana.
Da costrizioni fisiche e sociali che ci impediscono un sentire pieno, umano, naturale.

L’uomo può essere moderno, ma la sua biologia è antica, e trova nel cospetto della natura una risposta ai propri squilibri.
Se le lasciamo spazio, se torniamo a rivolgere l’attenzione ai nostri sensi, la natura si versa dentro di noi, nutrendoli e rendendoli più acuti.

L’aria umida del bosco.
Il profumo dei tronchi coperti di muschio, che nella radura lascia spazio all’odore caldo dell’erba secca.
Lo scintillio dei raggi del sole tra i rami.
Il verde vivo e intenso che calma i pensieri.
Il suono dell’acqua che scorre nei torrenti, dove le rocce si fanno morbide, ricordandoci con quanta pazienza e quanto tempo è stato compiuto quel lavoro.

Il giorno seguente ci si sveglia in città.
E mentre il caffè prova a strapparci dal torpore di una notte di sonno profondo, ci si accorge che qualcosa è cambiato.

Siamo più attenti ai profumi.
Notiamo piante che prima non vedevamo.
Una brezza improvvisa, che scende da nord, ci riporta per un istante alla montagna.

Torniamo a stupirci delle piccole cose, magiche, che sono sempre state lì, in attesa che le scoprissimo.

La vita riprende in città,
ma la notte l’uomo sogna la natura.

Esiste tra le cose un senso di circolarità difficile da spiegare. Certe idee sembrano volersi ripresentare guidate da ch...
28/03/2026

Esiste tra le cose un senso di circolarità difficile da spiegare.

Certe idee sembrano volersi ripresentare guidate da chissà quali leggi, volontà o forse siamo solo noi ad avere bisogno di dare un senso al caso.

Una sera in cui i colori del tramonto sulla città venivano sferzati da un vento freddo proveniente dalle Alpi mi son ritrovato attratto da un angolo di libreria dove un libretto giallo sembrava cercare la mia attenzione.

Il giorno seguente, mentre l’acqua del tè mormorando si preparava al nostro rituale mattutino, mi son trovato in mano un’antologia poetica cinese. Chissà come era finita lì, ricordo appena di averla sfogliata molti anni prima. Un segnalibro ha attirato la mia attenzione sul capitolo che doveva sembrarmi interessante allora, una quartina di Tao Yuanming. Ai tempi non potevo saperlo, ma negli anni a ve**re avrei sviluppato una viscerale simpatia per questo poeta, uno spirito libero del V secolo.

山氣日夕佳
飛鳥相與還
此中有真意
欲辯已忘言

“L’energia della montagna, al calare del giorno, è meravigliosa.
Gli uccelli in volo, insieme, fanno ritorno.
In tutto questo c’è un significato autentico.
Vorrei spiegarlo, ma ho già perso le parole.”

Oltre le parole sembra di scorgere le immagini. Un mondo che non esiste più, ma che in fondo c’è ancora. Nella sostanza invariato. Continuiamo dopo centinaia di anni ad innamorarci delle stesse cose.

Ho riscritto le sue parole per memorizzarle. Sono diverse mani che ripercorrono lo stesso gesto. La montagna è ancora là, il tramonto ci saluta ancora.

La poesia si interrompe, il gesto continua.

La montagna al tramonto non è cambiata. Così come non lo è il nostro modo di sentirla. Riconoscendoci in questo sentire che va oltre il tempo siamo tutti figli del medesimo istante.

Un amico, un giorno, mi disse: “la mente mente.”Mi è rimasta addosso questa frase, perché siamo profondamente affezionat...
04/03/2026

Un amico, un giorno, mi disse: “la mente mente.”

Mi è rimasta addosso questa frase, perché siamo profondamente affezionati all’idea che conoscere noi stessi sia il punto di arrivo della saggezza.

Proprio in questi giorni mi è capitato tra le mani un libro di Lawrence. Le sue parole mi sembrano sorprendentemente vicine alla tradizione taoista:
“Dobbiamo distruggere il concetto che abbiamo di noi stessi per poter essere interi. L’uomo che conosco come me stesso deve essere distrutto prima che l’uomo che davvero posso essere esista. Il vecchio io deve morire ed essere messo da parte.”

Non fatico ad immaginare queste parole nella bocca di Zhuangzi. L’uomo che pensiamo di essere è spesso una costruzione: ricordi, abitudini, ruoli sociali, aspettative ripetute fino a diventare identità. Un’immagine che ci seduce e finisce per imprigionarci.

Il nostro ego, del resto, ama la stabilità: vuole continuità e coerenza, difende ciò che già conosce. Perché lasciare andare quell’idea significa attraversare un vuoto.

Lawrence non invita all’autodistruzione, ma alla trasformazione. Sta qui il paradosso: per essere interi dobbiamo smettere di difendere l’immagine che abbiamo di noi.

Forse l’ego è una maschera necessaria, ma provvisoria. Finché la scambiamo per il volto, non possiamo davvero crescere.

Indirizzo

Via Giovanni Pascoli 37
Milan
20133

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 18:30
Martedì 09:30 - 18:30
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