18/06/2026
Oggi iniziano gli esami di maturità e io non riesco a smettere di pensare a una cosa: come sarebbe stato bello, per studentesse e studenti, trovare Lina Merlin tra i testi da analizzare.
Lina Merlin non fu solo "quella della legge sulle case chiuse". No. Quella riduzione stanca e ingombrante nasconde la vera straordinaria figura di donna, appassionata politica, prepotentemente impegnata a favore dell'affermazione dei diritti senza distinzioni e a difesa dei più deboli.
Sarebbe stato bello, ma soprattutto giusto e utile, perché Angelina Merlin fu maestra, antifascista, partigiana, prima donna eletta al Senato della Repubblica. Una donna che aveva capito tutto, o quasi, prima di chiunque altro.
Nel 1946, all'Assemblea Costituente, ad esempio si batté affinché fosse espressamente inserito il riferimento al sesso quale possibile causa di discriminazione e ostacolo al principio di uguaglianza: un riferimento prezioso che si sarebbe rivelato, negli anni a seguire, la pietra angolare delle politiche di parità.
Quelle parole dell'articolo 3 - "senza distinzioni di sesso" - ponevano la base giuridica per il raggiungimento della piena parità di diritti tra uomo e donna, e le dobbiamo a lei.
Alla Costituente, sostenne che era compito dello Stato rimuovere i problemi di ordine economico al fine di assicurare a tutti i cittadini la possibilità di crearsi una famiglia, tutelare la piena libertà della donna di dedicarsi a ogni tipo di lavoro e adempiere alla funzione sociale della maternità.
Pensate a una diciottenne del 2026 che legge queste parole in un'aula di esame. Parole scritte nel 1947. Parole che sembrano di ieri, perché il lavoro non è finito.
Proprio perché le lotte non sono finite e donne come Lina Merlin sono state dimenticate, ho pensato di scrivere "Tutte le volte che le donne": un libro dove racconto storie di donne che hanno inventato qualcosa ma il merito se l'è preso un uomo, ovvero il furto sistematico, lungo secoli, che decine e decine di donne hanno subito ogni volta che hanno inventato qualcosa di straordinario o agito in maniera radicale, e il mondo le ha rese invisibili.
Lina Merlin invisibile non lo è stata del tutto, ma quasi. La sua autobiografia è stata pubblicata solo nel 1989, e i discorsi parlamentari solo nel 1998. Una vita intera ridotta a un'etichetta su una legge.
Lina Merlin non era un'utopista. Lo diceva lei stessa, con quella voce tagliente e precisa che aveva imparato nelle sezioni di partito e nelle aule del Parlamento: "Utopie? No, non esistono utopie. Ogni idea che scaturisce da una necessità, da un bene al quale giustamente aspirano gli uomini, si fa reale quando a tradurla in atto concorrono la buona volontà e l'amore verso il proprio simile".
Buoni esami di maturità, ragazze e ragazzi. E studiate figure come Merlin: saranno garanzia per il vostro futuro.