23/08/2026
LILIA E SIMONE
Simone de Beauvoir diceva "Non si nasce donna, si diventa" e questo non è un post sulle donne, ma sulla libertà/responsabilità di scelta.
Una mia cliente, chiamiamola Lilia, un giorno viene da me e mi dice: "Ho sempre pensato di essere una persona per molti versi matura e adulta ma, come sai, non riesco ad avere relazioni sane con gli uomini e mi sento attratta da maschi indisponibili, evitanti, immaturi e incapaci di starmi accanto come vorrei. Ho pensato che non vale solo la regola per cui dato il mio pattern di attaccamento, la mia ferita infantile, il rapporto con i miei genitori e tutto quello che abbiamo visto, trovo sempre partners che rinforzano la mia immagine di me. Ho capito che c'è un movimento diverso: sono io che non voglio (cioè ho paura di) una relazione e quindi scelgo partners che non me la garantiscono, così posso dare la colpa a loro e uscirne mantenendo la mia immagine di donna abbandonata e sofferente, ma senza colpe!"
Ho già detto che amo le mie clienti?
Bè Lilia ha una storia normalissima: infanzia felice, genitori anni '70, amorevoli, ma un po’ distaccati; non le hanno mai fatto mancare nulla, ma non le hanno nemmeno mai chiesto se le stesse bene o se lei, stesse bene. Piuttosto comune a quei tempi
e purtroppo anche oggi.
E lei bene non ci stava del tutto, ma senza drammi.
A 18 anni però tentò il suicidio, per sfida adolescenziale: per fortuna p***e ed è ancora qui a parlarne; ai genitori fu consigliato di "non darle corda" e loro non ne parlarono mai con lei.
Questo fatto è rappresentativo della vita che lei e i suoi due fratelli hanno fatto: tra di loro le scelte esistenziali sono state molto diverse perché ognuno di noi declina a modo suo il destino, però sicuramente non hanno avuto l'attenzione di cui avevano bisogno.
Ma appunto, hanno fatto scelte diverse e vivono vite diverse.
Lilia ha scelto, inconsapevolmente fino a qui, di soffrire.
E ha capito, lavorando con impegno su di sè, che ha la possibilità di smettere di farlo.
Questo ragionamento vale per qualsiasi cosa.
Possiamo avere un lavoro banale, ben diverso da quello che avremmo desiderato: possiamo scegliere se vivere la cosa con sofferente passività o se cercare di andare in ufficio tutti i giorni con la consapevolezza che la nostra parte di vita felice si svolge altrove.
Possiamo vedere un figlio o una figlia prendere direzioni che non condividiamo: possiamo scegliere se vivere in eterno scontro con loro o cercare di capire e accogliere le loro inclinazioni.
Possiamo svegliarci di cattivo umore perché piove: possiamo scegliere se mantenere il cattivo umore per la giornata o lasciarlo andare giù con il caffè.
Non sto facendo un inno al pensiero positivo!
Ti sto invitando a notare che ogni tuo gesto è una scelta e che qualunque esso sia, se non ti sta bene - perché è una scelta che non vorresti fare più o ti fa stare male o ti fa sentire imbrigliata - puoi cambiarla.
Un'altra volta parliamo della fatica di cambiare e delle resistenze che oggettivamente abbiamo, ma intanto permettiamoci un pensiero confortante: se qualcosa non va, abbiamo moltissimi strumenti per cambiarla o per cambiare l'atteggiamento con cui la affrontiamo.
Trovo realmente confortante sapere che la mia vita è nelle mie mani.
Tu no?