11/07/2026
Accogliamo e volentieri pubblichiamo un omaggio del dott. Domenico Dentico al Prof. Orzalesi.
IL PROF. ORZALESI E LA CPAP CON TWIN NASAL CANNULA
di Domenico Dentico
Alla fine degli anni '50 si ipotizzava che il gemito espiratorio (grunting) dei neonati con MIP/RDS potesse rappresentare un meccanismo fisiologico di compenso necessario per evitare che l'alveolo collassasse durante la fase espiratoria e, sulla base di ciò, Severinghaus e Clements, a San Francisco, applicarono per primi una PEEP/CPAP attraverso un tubo endotracheale con lo scopo di divezzare i neonati dalla ventilazione meccanica.
Orzalesi, agli inizi degli anni '70, mentre si trovava presso l'Università di Yale in qualità di Assistant Professor e in aspettativa da Roma, ebbe l'intuizione, considerando che il neonato respira quasi esclusivamente attraverso il naso, di fornire, per primo nella storia, la pressione positiva continua attraverso cannule nasali da lui stesso realizzate, anziché attraverso il tubo endotracheale.
Fu lo stesso Orzalesi a fabbricare artigianalmente le doppie cannule nasali (twin cannule), utilizzando due sondini nasogastrici, accorciati e fatti passare trasversalmente attraverso un tubo morbido in polietilene da 15 mm. Queste cannule furono applicate erogando una CPAP di 6-10 cmH₂O a un prematuro cianotico, pronto per l'intubazione e la successiva ventilazione meccanica.
Subito dopo l'applicazione delle cannule e l'avvio della CPAP, con grande stupore ed emozione di tutti, il neonato divenne roseo e non ebbe più necessità di ventilazione meccanica invasiva.
Orzalesi comunicò l’esperienza alla Società Americana per la Ricerca Pediatrica in occasione del congresso annuale, ma il suo abstract non fu accettato a causa del ridotto numero di casi studiati.
Nel 1971, dopo il soggiorno americano, Orzalesi tornò a Roma e propose al Prof. Bucci di utilizzare questo semplice metodo per somministrare la CPAP al neonato. Fu lo stesso Bucci a perfezionare il dispositivo per adattarlo meglio ai circuiti ventilatori.
I primi risultati furono presentati alla Società Europea di Ricerca Pediatrica e, questa volta, nel 1974, furono pubblicati su Arch. Dis. Child.
Nel frattempo, Marshall Klaus aveva visto il prototipo delle cannule a Zurigo da Gabriel Duc, al quale Orzalesi aveva spedito le cannule, e, appena rientrato negli Stati Uniti, insieme a Kattwinkel costruì cannule simili in Silastic, riuscendo poi a pubblicare un lavoro sulla NCPAP quasi contemporaneamente a quello del gruppo romano guidato da Bucci. Ricordiamo che le cannule nasali corte sono interfacce tra ventilatore e neonato molto efficienti nel trasmettere le pressioni durante la NIV, perché offrono una minore resistenza al flusso grazie alla loro ridotta lunghezza e al maggiore diametro.
Marcello Orzalesi fu allievo di Giovanni Bucci, che a sua volta fu allievo di Arrigo Colarizi.
Divenuto primario del nuovo Dipartimento di Pediatria della II Facoltà di Medicina di Napoli, Orzalesi creò un modello organizzativo di reparto ispirato a quello statunitense, che comprendeva anche la Neonatologia come subspecialità. Diversi giovani medici, compreso il promettente medico della Clinica Pediatrica di Roma Savino Mastropasqua, seguirono Orzalesi.
Rappresentazione schematica della cannula binasale corta
Marcello Orzalesi fu il primo ad ideare, realizzare ed utilizzare le cannule nasali per la CPAP, intuendo che la pressione positiva continua potesse essere somministrata mediante cannule nasali, sfruttando il principio fisiologico secondo cui il neonato respira quasi esclusivamente attraverso il naso. L’utilizzo del tubo endotracheale, infatti, comportava diverse complicanze legate sia alla maggiore resistenza al flusso aereo sia alla permanenza prolungata del dispositivo in trachea.
Il seguente testo è estratto da ‘Twin nasal cannula for administration of continuous positive airway pressure to newborn infants’ pubblicato da Caliumi-Pellegrini G., Agostino R., Orzalesi M., Nodari S., G Marzetti G., Savignoni P.G., G Bucci G. su Archives of Disease in Childhood nel 1974:
'Le complicanze più frequenti di questo trattamento sono correlate all'intubazione endotracheale prolungata (De Lemos et al., 1972). Per prevenire queste complicazioni, sono stati recentemente proposti nuovi metodi che fanno uso di diversi dispositivi come una maschera facciale (Harris,1972; Shannon et al., 1972), una scatola per la testa (Gregory et al., 1971) o un sacchetto di plastica intorno alla testa (Barrie,1972). Tutti questi dispositivi, tuttavia, presentano alcuni inconvenienti.'
'Negli ultimi 2 anni abbiamo utilizzato con buoni risultati una doppia cannula nasale per la somministrazione di CPAP a neonati con RDS (Agostino et al., 1973). Sono stati provati diversi tipi di cannula e dall'esperienza acquisita è stato progettato un prototipo finale che è attualmente utilizzato nella nostra unità ed è descritto qui.'