Iacopo Landi - Movement Therapist

Iacopo Landi - Movement Therapist Torna a Muoverti Libero dal Dolore

18/08/2026

Di solito non uso esattamente questa tecnica 😁

Però dire a qualcuno “puoi fidarti del tuo corpo” serve a poco.

La fiducia cambia quando fai qualcosa che temevi e scopri, nella pratica, che la storia può andare diversamente da come te l’eri immaginata.

Ti pieghi e non crolli.
Carichi e scopri che puoi.
Senti dolore, magari anche paura, e noti che il movimento è comunque possibile.

Non serve necessariamente sentirsi sicuri prima.

Quasi sempre la sicurezza arriva dopo, quando hai accumulato abbastanza esperienze.

In riabilitazione conta più questo di qualunque rassicurazione ripetuta all’infinito.

Meno cose da credere sulla parola.
Più cose da scoprire sulla propria pelle.

12/08/2026

In cordata nessuno ti porta in cima.

La fatica è tua. I passi anche.

Ma questo non significa essere soli.

C’è qualcuno con cui affrontare i passaggi più delicati, qualcuno che a volte sta davanti e altre volte lascia spazio a te.

Una buona riabilitazione, per me, assomiglia parecchio a questo.

Non qualcuno che ti aggiusta.
Non qualcuno che fa il percorso al posto tuo.

Qualcuno con cui attraversare pezzi difficili, anche quando la paura viene con te.

Senza dover aspettare che sparisca per fare il passo successivo.

Poi, passo dopo passo, cambia qualcosa.

Non hai bisogno che qualcuno cammini per te.

Hai fatto abbastanza strada insieme da sapere che puoi continuare anche con le tue gambe.

04/08/2026

In questo video lei fa soprattutto una cosa: si fida.

Si lascia guidare dentro un movimento insolito, senza avere il controllo di ogni passaggio, sapendo che qualcuno la accompagnerà e sarà lì a prenderla.

È un gioco, certo. Ma racconta qualcosa di molto vicino a ciò che può accadere durante un percorso riabilitativo.

Noi professionisti sanitari possiamo lasciare nella testa delle persone l’idea di avere un corpo delicato, sempre ad passo dal rompersi.

Bastano poche parole: usurato, storto, instabile, consumato.

Oppure possiamo costruire esperienze diverse.

Esperienze in cui una persona si espone, viene accompagnata e scopre di poter fare molto più di quanto temesse.

Perché non basta ripetere a qualcuno che non è fragile. Deve avere l’occasione di sentirlo sulla propria pelle.

Di scoprire che il suo corpo tollera, si adatta e impara.

Che è dannatamente robusto.

E, quando incontra le giuste sfide, persino antifragile.

22/07/2026

In montagna smetti di spiegare i percorsi e torni a starci dentro.

Parti troppo forte e dieci minuti dopo ne paghi il conto.

Il punto che sembrava vicino continua a restare lontano.

La testa comincia a commentare ogni metro: quanto manca, chi me l’ha fatto fare, oggi non ci arrivo.

Poi rallenti.

Magari ti fermi.

A volte cambi programma.

E scopri che rallentare non significa necessariamente smettere di procedere.

È anche per questo che la montagna mi ricorda tanto alcuni percorsi di riabilitazione.

Hai una direzione importante. Nel frattempo devi confrontarti con il corpo, con la fatica, a volte con il dolore e con tutto quello che la mente racconta su ciò che sta succedendo.

Le sensazioni non sempre collaborano.

I pensieri spesso fanno ancora meno.

Eppure puoi scegliere il passo successivo anche mentre sono lì.

Poi un altro.

E poi ancora uno.

Vivere ogni tanto qualcosa di simile sulla propria pelle aiuta a ricordare cosa chiediamo davvero alle persone che accompagniamo.

Tutto questo di martedì, ovviamente, perché in 1.300 metri di dislivello ho incontrato tre persone 😅

Il sabato tutta questa introspezione viene decisamente peggio😁

29/06/2026

Allenarsi mentre hai dolore non significa fare gli eroi.

Non significa ignorare i segnali, stringere i denti e andare avanti a caso.

Non è “no pain no gain”.

Siamo immersi in una cultura in cui dolore spesso vuol dire stop.

Dolore = pericolo.
Dolore = qualcosa che non dovrebbe esserci.
Dolore = meglio fermare tutto.

E a volte fermarsi serve davvero.

Ma altre volte succede qualcosa di interessante quando scopri che puoi continuare a usare il corpo anche mentre si fa sentire.

Non intendo per sfidarlo.

Lo dico perché il corpo non ha bisogno di essere perfetto per essere vissuto.

E a volte allenarti anche in presenza di dolore cambia completamente il modo in cui quel dolore viene vissuto ed interpretato.

Da nemico da evitare a sensazione con cui puoi ancora muoverti e funzionare.





18/06/2026

Metodo infallibile:

zero dolore,
zero preoccupazioni,
tre velocità.

Il problema è che per avere la certezza di non sentire mai più nulla, dovremmo smettere anche di esporci a tutto ciò che può toccarci: fatica, rischio, paura, desiderio.

Potremmo proteggerci dal dolore.

Ma il prezzo sarebbe proteggerci anche dalla vita.

27/05/2026

Il desiderio di non sentire più dolore è umano.

Ma quando diventa la condizione per ricominciare a vivere, il dolore prende più spazio di quanto meriti.

La riabilitazione non serve a togliere sintomi.

Serve a non lasciare che il dolore decida tutto.





24/04/2026

Ci sono momenti in cui in seduta cambia davvero qualcosa.

E poi ci sono le playlist condivise.





02/04/2026

Il problema non è "solo" il dolore alla spalla.

È tutto quello che gli si costruisce intorno.

Pensieri.
Paure.
Significati.

In una seduta non emerge solo il corpo. Emerge la persona.

E quando crei lo spazio per stare lì dentro (nel disagio, nella sofferenza)
senza scappare subito a “sistemare”,
può succedere qualcosa.

La persona si accorge che il corpo non è così fragile come pensava.
Che il dolore può esserci e si può procedere anche in sua compagnia.

E quando si sente davvero ascoltata…
qualcosa si muove.

Non sempre il lavoro è fare di più.

A volte è creare lo spazio giusto
per far emergere qualcosa che è già lì.

E spesso è proprio lì che inizia il cambiamento.

19/03/2026

Molte persone passano anni a cercare di eliminare il dolore.

È del tutto normale: quando qualcosa fa male, vogliamo farlo sparire il prima possibile.

Il problema è che, quando tutta la nostra energia va nel tentativo di evitare o controllare il dolore, succede qualcosa di paradossale: il dolore finisce per diventare sempre più centrale nella nostra vita.

Iniziamo a scegliere cosa fare e cosa NON fare in base alla paura di provare dolore.

Comanda lei (la paura).

Smettiamo di correre, allenarci, giocare.

Cambiamo anche il modo di muoverci, come se il corpo fosse diventato fragile.

E intanto la vita si restringe.

Il problema però spesso non è il dolore in sè. È quando iniziamo a costruire la nostra vita intorno alla paura di sentirlo.

La buona notizia è che lo spazio si può riprendere.

Non tutto insieme.
Un passo alla volta.
Un gesto con intento.
Qualcosa che per noi conta davvero.

E da lì… si ricomincia.





Indirizzo

Milan
20128

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