24/08/2026
Quando mi metto a fare questa cosa di spuntare i fagiolini mi viene sempre in mente la mia nonna, che mi dava sto lavoro quando ero annoiata e non sapevo cosa fare.
Però farlo insieme era bello e era pure divertente.
I fagiolini erano una delle poche verdure che mangiavo da bambina, con le conoscenze che ho oggi mi chiedo se lo fossero proprio perchè mia nonna mi metteva lì a preparali.
Sappiamo che una delle cose che più aiuta nell’accettazione di tanti cibi è proprio la possibilità di manipolare il cibo, di entrarci in contatto stretto senza ritrovarselo semplicemente nel piatto.
Non solo con lo svezzamento e il lasciar prendere il cibo da solo al bambino, ma proprio coinvolgerlo nelle preparazioni in cucina. Nella pulizia delle verdure, nell’impastare gli ingredienti e anche magari nel scegliere con curiosità un alimento che lo attira al mercato o al banco del super.
C’è un libro molto bello sia per professionisti che non, si chiama proprio Le mani in pasta.
Però ci sono altre considerazioni che mi porta questa cosa della pulizia dei fagiolini.
Come il fatto che si percepisca migliore un verdura che prepariamo così, a partire dalla pulizia fine, come se mangiare bene richiedesse in qualche modo una fatica e un certo merito (un certo ti devi sb****re), e usare invece verdure già pulite, surgelate o precotte non sia altrettanto virtuoso nutrizionalmente parlando.
Il che è falso, è molto più importante che l’elemento verdura ci sia nel nostro piatto piuttosto che ci sia questo tipo di lavoro dietro, quindi ben venga tutto ciò che ci semplifica la vita e è un incentivo per costruire un piatto bilanciato più facilmente.
Ma penso anche a questa nuova moda degli orti e della vita lenta, che è a tutti gli effetti una moda, perché la frenesia della nostra quotidianità ci sta facendo esaurire.
Non mi stupirei se raccogliere i fagiolini dall’orto, spuntarli e cucinarli diventasse una di quelle attività a pagamento da fare in vacanza perchè sentiamo il bisogno di tornare alla natura con le mani in pasta.
Perché nutrizionalmente non cambia, ma quei minuti in cui rallenti e stai lì a tagliare le punte, accende quell’attività tattile che spegne la mente.