09/09/2026
La nostra mente può essere il nostro migliore amico come il nostro peggior nemico.
La mente che ci è stata messa a disposizione dalla natura ha davvero il potenziale di sviluppare una bontà immensa, ma può anche essere all’origine di sofferenze inutili e considerevoli, sia per noi sia per gli altri. Dedichiamo un considerevole quantitativo di tempo a migliorare le condizioni esteriori della nostra vita, ma in fine dei conti è sempre la mente che crea la nostra esperienza del mondo e la traduce in benessere o in sofferenza.
Se trasformiamo la nostra modalità di percezione delle cose, modifichiamo anche la qualità della nostra vita. (...)
Gli stati mentali afflittivi hanno origine dall’egoismo, che accresce il fossato tra se stessi e gli altri, ma anche tra se stessi e il mondo. Tali stati si caratterizzano per una percezione sproporzionata dell’importanza del sé, un esagerato amore per se stessi.
Se siamo eccessivamente centrati su noi stessi, ci sentiamo insicuri e minacciati da tutto ciò che ci circonda. Quando invece siamo innanzitutto preoccupati per gli altri, anziché ossessionati da noi stessi, perché mai dovremmo avere paura?
Quando ci troviamo al cospetto di qualcuno che ci critica o ci insulta, se invece di esplodere riusciamo a trattare tale situazione con il dovuto tatto, conservando la nostra pace interiore, ciò significa che abbiamo conseguito un vero equilibrio emotivo e un’autentica libertà interiore. Siamo diventati meno vulnerabili alle circostanze esteriori e meno fragili riguardo ai nostri pensieri negativi.
Matthieu Ricard e Wolf Singer, Cervello e Meditazione. Dialogo tra buddhismo e neuroscienze