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Healthcare magazine periodico di informazione tecnica e scientifica sanitaria

LA TERZA PELLE, "ASPETTI SUI MATERIALI E SULL'INQUINAMENTO DOMESTICO"MARTEDI 14 MAGGIO dalle 18.00 alle 19.30 presso Scu...
09/05/2024

LA TERZA PELLE, "ASPETTI SUI MATERIALI E SULL'INQUINAMENTO DOMESTICO"

MARTEDI 14 MAGGIO dalle 18.00 alle 19.30 presso Scuola Futuro Lavoro (Via Ondina Valla 2, Milano)

Ti invitiamo a partecipare al ciclo di conferenze gratuite dedicate a raccontare le ultime evoluzione del design degli interni con un particolare affondo su vari aspetti che definiscono e influenzano gli spazi dell’Abitare.
"Le case e i luoghi di lavoro sono la nostra terza pelle, come progettare i nostri spazi adottando finiture e materiali salubri? utilizzeremmo mai prodotti insalubri sulla nostra epidermide? vestiremmo mai con un abbigliamento insalubre? allo stesso modo potremmo mai adottare finiture, tessuti e materiali insalubri nelle nostre case?
La conferenza proporrà soluzioni e dubbi sui luoghi nei quali viviamo.

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20/05/2022

Lo scorso 27 aprile CD Milano ha organizzato una tavola rotonda dal titolo LA SALUTE PER TUTTI. TUTTI. Il seguito e il successo oltre le aspettative, la specificità dei relatori, il loro amalgamars…

27/02/2022

Una interessante prospettiva sullo sviluppo di una sanità per la Regione Lombardia di Centro Democratico Lombardia

CD LOMBARDIA, SANITÀ: REGIONE ASCOLTI MINISTERO, NUOVA LEGGE VA CAMBIATA

MILANO, 25 feb - Centro Democratico Lombardia, nel valutare la situazione del modello organizzativo della sanità lombarda alla luce della nuova legge e dei rilievi strutturali di merito del Ministero, ritiene che la Giunta regionale debba rapidamente tornare in Consiglio Regionale per apportare le modifiche alla legge proposte dal Ministero della Salute. Esse riguardano in particolare l'accentramento in capo alla Regione anziché alle Ats dell'accreditamento dei privati, la ridefinizione delle competenze e ruolo delle case di comunità e la revisione delle norme di selezione dei dirigenti sanitari. È un atto dovuto, collegato alla rinuncia del Governo di impugnare la legge regionale optando allo stesso tempo verso significativi rilievi del Ministero della salute che dovranno emendare la legge regionale votata a maggioranza nel dicembre scorso. E soprattutto perché tali cambiamenti sono indispensabili per dare sostenibilità socio sanitaria al sistema lombardo. Sono infatti punti focali già sollevati dall'Agenas nella fase di valutazione della sperimentazione della legge Maroni e dalle forze politiche di centrosinistra alle quali ha dato il proprio contributo Centro Democratico, ma che sono state totalmente ignorate dalla maggioranza che attualmente governa la Regione.
La salute dei cittadini lombardi messa a dura prova dalla pandemia richiede un ripensamento del sistema sanitario lombardo soprattutto in direzione di un rafforzamento del servizio universale e della medicina territoriale. Le risorse economiche messe a disposizione dal Pnrr sono una grande opportunità per fare questo salto dopo che per decenni la medicina territoriale è stata abbandonata.
Per questo Centro Democratico ritiene che i servizi di prossimità ai cittadini come l'assistenza domiciliare, la presa in carico delle cronicità, la prevenzione dovranno prevedere una configurazione attenta ed efficace delle Case ed Ospedali di Comunità, dei Cot e dei Distretti unitamente a politiche nuove per il reclutamento di infermieri e medici attraverso nuove assunzioni, l'apertura dei corsi di laurea in medicina, la valorizzazione della specializzazione di medicina generale e il superamento della legislazione e degli ostacoli che impediscono a medici ed infermieri extra comunitari di lavorare nella sanità pubblica. E ciò al fine di garantire l’accesso ai posti di lavoro ai più capaci e meritevoli, nell’interesse della collettività.

Comunicato stampa Centro Democratico Lombardia CD LOMBARDIA, SANITÀ: REGIONE ASCOLTI MINISTERO, NUOVA LEGGE VA CAMBIATA ...
27/02/2022

Comunicato stampa Centro Democratico Lombardia

CD LOMBARDIA, SANITÀ: REGIONE ASCOLTI MINISTERO, NUOVA LEGGE VA CAMBIATA

MILANO, 25 feb - Centro Democratico Lombardia, nel valutare la situazione del modello organizzativo della sanità lombarda alla luce della nuova legge e dei rilievi strutturali di merito del Ministero, ritiene che la Giunta regionale debba rapidamente tornare in Consiglio Regionale per apportare le modifiche alla legge proposte dal Ministero della Salute. Esse riguardano in particolare l'accentramento in capo alla Regione anziché alle Ats dell'accreditamento dei privati, la ridefinizione delle competenze e ruolo delle case di comunità e la revisione delle norme di selezione dei dirigenti sanitari. È un atto dovuto, collegato alla rinuncia del Governo di impugnare la legge regionale optando allo stesso tempo verso significativi rilievi del Ministero della salute che dovranno emendare la legge regionale votata a maggioranza nel dicembre scorso. E soprattutto perché tali cambiamenti sono indispensabili per dare sostenibilità socio sanitaria al sistema lombardo. Sono infatti punti focali già sollevati dall'Agenas nella fase di valutazione della sperimentazione della legge Maroni e dalle forze politiche di centrosinistra alle quali ha dato il proprio contributo Centro Democratico, ma che sono state totalmente ignorate dalla maggioranza che attualmente governa la Regione.
La salute dei cittadini lombardi messa a dura prova dalla pandemia richiede un ripensamento del sistema sanitario lombardo soprattutto in direzione di un rafforzamento del servizio universale e della medicina territoriale. Le risorse economiche messe a disposizione dal Pnrr sono una grande opportunità per fare questo salto dopo che per decenni la medicina territoriale è stata abbandonata.
Per questo Centro Democratico ritiene che i servizi di prossimità ai cittadini come l'assistenza domiciliare, la presa in carico delle cronicità, la prevenzione dovranno prevedere una configurazione attenta ed efficace delle Case ed Ospedali di Comunità, dei Cot e dei Distretti unitamente a politiche nuove per il reclutamento di infermieri e medici attraverso nuove assunzioni, l'apertura dei corsi di laurea in medicina, la valorizzazione della specializzazione di medicina generale e il superamento della legislazione e degli ostacoli che impediscono a medici ed infermieri extra comunitari di lavorare nella sanità pubblica. E ciò al fine di garantire l’accesso ai posti di lavoro ai più capaci e meritevoli, nell’interesse della collettività.

Quali prospettive per l’ospedale del futuro?arch. Stefano Menotti ColucciL’ospedale del futuro? « Un HUB in rete con le ...
03/05/2021

Quali prospettive per l’ospedale del futuro?
arch. Stefano Menotti Colucci

L’ospedale del futuro?
« Un HUB in rete con le strutture territoriali. Una città della salute alimentata a Idrogeno fotovoltaico che combini la percezione di uno stile di vita sano e una tecnologia innovativa utilizzata in chiave di medicina preventiva». Futuro digitale dell’assistenza sanitaria, opportunità globali nel settore, apertura delle facoltà di medicina e incentivazione dei giovani alla formazione sanitaria, ospedale in rete e telemedicina saranno i temi della sanità del futuro. L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo questi saranno i temi del futuro.

La tecnologia migliorerà l’assistenza e la prevenzione sanitaria
Nella medicina il contatto umano è essenziale, la cura umanizzata non potrà mai essere sostituita dalla tecnologia. La tecnologia migliorerà notevolmente l’organizzazione del servizio, la costanza dell’assistenza al paziente, la sicurezza e l’accuratezza del trattamento riducendo i costi. l’innovazione tecnologica consentirà agli operatori sanitari, ai medici e agli infermieri di avere il tempo per assistere, curare e prevenire l’insorgere delle malattie con un servizio costante e qualificato.

I casi acuti
La cura del paziente utilizzerà la telemedicina e il monitoraggio con dispositivi di monitoraggio anche indossabili, consentendo la previsione dei cambiamenti fisici e delle urgenze mediche. L’assistenza e il ricovero in ospedale saranno organizzati e riservati alle malattie agli aiuti che richiedano assistenza intensiva o l’intervento chirurgico.

Sistemi sanitari «conservatori»
Nel marzo 2012, il Royal College of Physicians - la più grande istituzione medica della Gran Bretagna - ha pubblicato un nuovo rapporto intitolato “Future hospital: Prendersi cura dei pazienti medicalizzati”. L’ospedale del futuro è descritto come l’ospedale “senza muri”, nel quale c’è un riequilibrio tra le attività urgenti - da incoraggiare – e quelle pianificate; un ospedale che svolge la sua attività per tutta la settimana, non solo per l’emergenza; un ospedale dove i medici lavorano per una parte del loro tempo, sul territorio.

Negli ultimi anni sono stati fatti molti progressi nella trasformazione dell’assistenza ospedaliera per acuti; tuttavia, i sistemi sanitari e i medici sono spesso “conservatori” e come ogni professionista sono spesso legati allo status e al “modus operandi” della professione ma la recente pandemia ha messo il luce le carenze del sistema sanitario centralizzato e ha favorito e stimolato il cambiamento. L’assistenza sul territorio con i medici disponibili non può essere gestita, quindi è necessario mettere in campo molte risorse per promuovere la telesanità e sensibilizzare la comunità. Stiamo assistendo a un aumento nel numero di visite in telemedicina e nell’utilizzo del monitoraggio a distanza, compresi il monitoraggio del glucosio per diabetici, il monitoraggio cardiaco per i pazienti cardiopatici e l’esame fisico utilizzando piattaforme di telemedicina come ad esempio Tytocare per i residenti delle strutture di assistenza a lungo termine.

Spostare le cure sul territorio e a casa
John Sharp, professore ad Harvard ed esperto di relazioni medico-paziente, ritiene che in futuro gli ospedali saranno ridotti a unità di emergenza e sale operatorie e di degenza post-chirurgica, mentre le malattie croniche saranno curate a casa con l’aiuto di telemedicina e sensori indossabili.

L’organizzazione del monitoraggio e della cura dei pazienti cronici a casa è sia una questione logistica a causa della carenza di medici, specialisti e infermieri. La sfida tecnologica è rappresentata dal fatto che alcune analisi e alcuni esami diagnostici sono disponibili solo negli ospedali e nei centri specializzati, ma è prevedibile che le strutture specializzate crescano sul territorio e che siano organizzate per la refertazione a distanza. Il sistema di trasporto , analisi, refertazione sarà uno dei temi di crescita delle società di logistica sanitaria. Gli utenti sono già pronti per gestire questi temi, l’impatto tecnologico e la logistica sono ormai assunti dalla popolazione anche neo anziana. L’industria farmaceutica dispone di una logistica avanzata laddove la farmacia svolge il ruolo di mediazione territoriale col paziente, nel futuro esisteranno i taxi sanitari per portare il paziente nei centri diagnostici e tutto il resto sarà disponibile a casa. In caso di emergenza la rete sanitaria localizzata dovrà disporre di centri di piccole dimensioni ben attrezzati per gestire le prime analisi e le prime cure, questi centri dovranno avere il ruolo di monitoraggio della popolazione e potranno inviare gli acuti verso gli ospedali, organizzando a casa le cure dei pazienti in telemedicina. Nel caso in cui questa rete locale non fosse disponibile saranno disponibili piccoli centri mobili installabili sul territorio in poche ore con personale medico specializzato.

Bisogni di salute e risorse limitate
L’assistenza sanitaria è costantemente alle prese con problemi di sostenibilità delle cure. Israele è un esempio, per un sistema sanitario altamente efficiente. Il Paese spende solo il 7,4% del suo Pil per l’assistenza sanitaria, offrendo un ottimo servizio. Ciò avviene attraverso un’assicurazione sanitaria nazionale bassa che fornisce una copertura universale a tutti i cittadini di Israele. I fondi sanitari israeliani sono organizzazioni efficienti in concorrenza tra loro per i clienti attraverso il miglioramento della qualità dell’assistenza e del servizio e, in quanto organizzazioni senza scopo di lucro, mantengono un funzionamento efficiente».

Il ruolo dell’ospedale
L’ospedale manterrà ovviamente il ruolo di assistenza sanitaria come ente formatore, bacino di ricerca scientifica e soprattutto col ruolo di assistenza per acuti, negli anni bisogna osservare che i servizi non strettamente sanitari sono stati esternalizzati ad esempio i servizi di sterilizzazione e lavanolo sono stati i primi ad essere gestiti e realizzati da società private. I servizi di distribuzione dei farmaci, di laboratorio analisi, di riabilitazione, di lungodegenza, la gestione degli anziani non autosufficienti, sono tutti servizi anche sanitari che negli anni sono usciti dall’ospedale. Oggi assistiamo alla decentralizzazione e privatizzazione di molti altre aree sanitarie non strettamente legate al paziente. L’ospedale dovrà diventare un luogo di transito, cui fanno capo numerose rotte e che raccoglie la maggior parte del traffico di un dato paese. In termini informatici, una raccoglitore che collega i vari client, raccogliendo pazienti e dati provenienti dalla rete di assistenza esterna col ruolo di creare connessione.

L’ospedale per acuti
L’ospedale per acuti avrà le dimensioni modulari adatte a gestire le emergenze in caso di collasso del sistema, sarà modulare per gestire piccoli e grandi numeri di pazienti, sarà adattabile, ben connesso al territorio, fortemente tecnologico e sarà in grado di automatizzare una moltitudine di servizi al paziente. Sotto il profilo sanitario per non favorire la contaminazione dovrà tornare ad essere suddiviso per nuclei con diversi gradi di malattia, con ingressi dedicati per pazienti, personale medico e scientifico, personale tecnico gestionale. La gestione delle sale operatorie e delle terapie intensive avranno un ruolo fondamentale ma la permanenza in ospedale sarà limitato ai tempi strettamente necessari per l’intervento e il post intervento in quanto la fase di diagnosi e preparazione come pure il recupero saranno gestiti a casa attraverso la telemedicina.

Questo anno ha messo a dura prova l’umanità intera, le nostre conquiste,  le vie intraprese per la crescita comune e la ...
21/12/2020

Questo anno ha messo a dura prova l’umanità intera, le nostre conquiste, le vie intraprese per la crescita comune e la guida stessa del pianeta da parte dell’uomo. E’ stata messa in discussione la nostra presunta preminenza su questa terra facendoci comprendere la nostra vulnerabilità.
Abbiamo visto molte vite spegnersi, abbiamo provato l’isolamento ma abbiamo anche compreso la nostra fragilità nell’universo che ci ospita, nel quale è importante intraprendere azioni per la crescita e la sopravvivenza comune, con particolare attenzione alla sostenibilità.
Quest’anno rappresenta per noi tutti una porta verso nuove prospettive di costruzione di una nuova umanità, tesa e solidale verso il progresso comune, nel rispetto per la natura che ospita la nostra esistenza. Questa esperienza deve farci comprendere che siamo parte di un tutto nel quale ogni elemento è parte di noi.
Il nostro modo di operare ha da sempre messo al centro l’uomo e la natura cercando di trovare nuove soluzioni per creare un habitat favorevole per tutti noi. Lo facciamo con grande impegno e rispetto per l’ambiente e per la collettività.
La vita è il viaggio più avventuroso che l’uomo possa mai compiere, è un viaggio infinito troppo lungo per le nostre vite, nel quale l’umanità genera altre vite per compierlo.
Auguro a tutti di poter stare vicino a chi volete bene, di poter vivere queste feste in uno spirito di tranquillità trovando la gioia anche nell’autenticità e nella vicinanza.

Quale futuro per il sistema sanitario italiano? Una breve analisi del sistema.Isabella CiardiIl Covid ha  messo sotto st...
07/10/2020

Quale futuro per il sistema sanitario italiano? Una breve analisi del sistema.
Isabella Ciardi

Il Covid ha messo sotto stress il sistema sanitario Italiano mettendo in evidenza le criticità e le qualità del sistema.
I flussi di finanziamento messi a disposizione dai piani economici del Recovery Fund, potrebbero costituire un importante risorsa per l’aggiornamento della rete ospedaliera italiana.
L’innovazione tecnologica nel campo ospedaliero, ha comportato la progressiva specializzazione delle strutture sanitarie, infatti ad oggi è impossibile ricondurre l’edificio ospedaliero al “tipo” o al modello. Le caratteristiche sociali e soprattutto morfologiche delle Regioni, hanno fortemente limitato la definizione del modello di riferimento degli ospedali, ponendo l’attenzione sui parametri definiti dai requisiti minimi delle strutture sanitarie o ai requisiti dettati dalle norme di accreditamento.
Negli anni passati soprattutto la riforma dettata dal D.P.R. 14 gennaio 1997 aveva contribuito all’adeguamento delle strutture sanitarie, offrendo la possibilità di condurre alcune statistiche sugli standard strutturali ed economici derivati dai numerosi interventi eseguiti nel breve periodo.

Quanto costa costruire un nuovo ospedale in termini di euro a posto letto? Il costo per la realizzazione delle strutture e degli impianti può variare tra i 200.000 € e i 300.000 € a posto letto, al costo indicato va sommato un valore medio di 90.000 € per le tecnologie sanitarie ed un costo medio di 25.000 € per gli arredi e i complementi di arredo. Questi costi sono da rideterminare in un valore medio di 490.000 € a posto letto considerando le somme a disposizione dell’amministrazione pubblica. In termini dimensionali potremmo considerare circa 130 mq. per posto letto.

Partendo dai parametri precedenti è possibile stimare che nel lungo periodo oltre i 30 anni, sarà necessario investire circa 30 miliardi di euro per adeguare o ricostruire gli ospedali italiani. Considerando la periodicità dell’adeguamento dei reparti complessi è di circa 10 anni, possiamo prevedere che l’investimento previsto nell’arco dei prossimi 10 anni sia di circa 8-10 miliardi di euro.
La sanità italiana può contare su una rete di oltre 1000 strutture sanitarie per acuti e lungodegenti, delle quali il 52% è costituito da strutture pubbliche e il 48% è costituito da strutture private accreditate. I posti di degenza ordinaria sono 190.000, i posti in day surgery sono 8.500, e 13.000 posti in day hospital per un totale di circa 210.000 posti letto che corrispondono a 3.5 posti letto ogni mille abitanti. Questi dati sono allineati alla media Europea, ponendo il nostro Paese nella media dell’Inghilterra e della Spagna ma in posizione inferiore alla Francia e alla Germania. Se prendiamo in considerazione i posti per acuti, il valore scende a 3 posti letto ogni mille abitanti mentre i posti per i lungodegenti sono circa 0,6 posti letto ogni mille abitanti.
Il confronto con gli altri paesi potrebbe costituire un dato non significativo se la rete sanitaria prevedesse un sistema di cure preventive o l’assistenza domiciliare per i lungodegenti e la riabilitazione, con lo scopo di ridurre la necessità dei posti per acuti.
Nella valutazione della rete sanitaria bisogna anche considerare le differenze strutturali e socioeconomiche del territorio italiano, che rendono disomogenea la rete assistenziale.

l’Istat ha diffuso le stime sul sistema dei conti della sanità nel nostro Paese, riferite al periodo 2012-2016 utilizzando una metodologia in linea con le regole dettate dal Sistema europeo.
Secondo il report Istat, nel 2016 la spesa sanitaria corrente è stata di 149 miliardi e mezzo di euro e ha inciso sul Pil nella misura dell’8,9%, ed è sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per la restante parte dal settore privato. La spesa sanitaria privata (per il novanta per cento a carico delle famiglie), è stata, nel corso dell’ultimo anno, pari a 37 miliardi e 318 milioni di euro, incidendo sul Pil per il 2,2%. Ogni italiano ha speso, mediamente, in assistenza sanitaria 2.466 euro, registrando un aumento medio annuo, rispetto al 2012, dello 0,7%.
La prima componente di spesa, secondo l’Istat, è da imputare all’assistenza per cura e riabilitazione che incide per oltre 82 miliardi sul totale e grava sul Pil per il 5%. La seconda è quella per i prodotti farmaceutici e altri apparecchi terapeutici per un importo di 31 miliardi e una quota del 21% del totale. Gli ospedali sono i principali erogatori di assistenza nel sistema sanitario italiano e incidono per il 45,5% sul totale della spesa sanitaria corrente. Gli investimenti per l’adeguamento delle strutture sanitarie costituiscono circa il 5% della spesa sanitaria corrente.

In termini di efficienza delle strutture sanitarie, possiamo dire che il costo energetico incide mediamente per il 5% del bilancio delle aziende sanitarie e il 65% dei consumi è determinato dalle spese di riscaldamento e raffrescamento.

Nel sistema sanitario hanno un peso importante non secondario rispetto agli ospedali, le residenze socio assistenziali (RSA) le quali coprono solo in parte la domanda di posti letto causata anche dall’esponenziale e progressivo aumento dell’invecchiamento della popolazione italiana. Su questo punto possiamo dire che la rete assistenziale ha visto la nascita di modelli strutturali piuttosto recenti risalenti al 2004 e che gli operatori, stanno ricercando e proponendo soluzioni assistenziali alternative e complementari.

Un dato interessante, rilevato e reso noto dall’Istat, riguarda il raffronto con altri importanti paesi dell’Unione Europea. La spesa sanitaria dell’Italia è significativamente inferiore, sia in termini di valore pro-capite che in rapporto al Pil: infatti, a fronte dei circa 2400 euro per abitante spesi in Italia, Regno Unito Francia e Germania spendono tra i 3.000 e 4.000 euro. L’incidenza sul Pil in questi stessi paesi è attorno all’11%, rispetto al 9% di Italia e Spagna. In altre parole nel nostro Paese si spende meno. Non a caso tutti i dati riguardanti la prevenzione sono in calo, i tumori e le malattie cardiocircolatorie si confermano tra le principali cause di ricovero ospedaliero senza variazioni espressive a livello regionale.
Tali malattie rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi europei. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per queste cause è pari al 31,2 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 26 decessi su diecimila abitanti, con valori maggiori degli uomini (35,7) rispetto alle donne (19,4). I tumori sono la seconda causa di morte dopo le malattie del sistema cardiocircolatorio sia in Italia sia nel gruppo dei 27 paesi UE.
Un dato positivo riguarda il tasso di mortalità infantile pari a 3,4 decessi per mille nati vivi. Il valore di questo indicatore ha continuato a diminuire nel corso degli ultimi anni, attestandosi tra i più bassi in Europa.

Appare evidente che essendo l’assistenza sanitaria un settore fortemente strategico, sarà necessario prevedere un piano di investimenti, che dovrà tener conto anche del fatto che più della metà degli edifici ospedalieri in Italia ha oltre 60 anni e che il 25% dei posti letto disponibili, sono costituiti da strutture ormai vetuste e antieconomiche.

Gli investimenti attuali e futuri potrebbero essere dedicati a soluzioni concentrate nel rendimento strutturale ed energetico degli edifici con lo scopo di ridurre i costi di gestione, nella implementazione della diagnostica e della prevenzione per limitare le cure intensive, concentrando gli sforzi per creare strutture modulari ed efficienti in grado di rispondere ai repentini cambiamenti dell’esigenza di prevenzione e cure sanitarie.

“purtroppo il Covid ha rivelato ciò che sostengo da anni, che la rete sanitaria deve essere aggiornata e adeguata – spiega Stefano Menotti Colucci fondatore dello studio da sempre impegnato nella progettazione sanitaria, le strutture devono essere modulari e divise in settori anche per rispondere a diversi gradi di malattia e ai fattori di riempimento, nelle quali l’impatto tecnologico costituisca il cuore del sistema e l’assistenza umana sia il cervello”.

Healthcare magazine

20/07/2020

PRESIDI MEDICI TERRITORIALI
I notiziari descrivono la situazione dei contagi in aumento, alcuni prevedono un autunno “caldo” altri dicono che non ci saranno altre pandemie. In compenso non vedo attuare alcuna semplice strategia preventiva. La soluzione preventiva credo che possa essere quella di predisporre utilizzando anche gli edifici abbandonati, un sistema di Presidi Medici Territoriali in grado di fare le prime analisi, offrire le prime cure e distribuire le mascherine. Ogni presidio di circa 300-500 mq potrebbe dare assistenza a 1000 abitanti evitando che si rechino tutti insieme in ospedale. In sostanza sarebbe sufficiente predisporre un presidio Medico territoriale per ogni municipio di Milano tenendolo chiuso e attrezzato senza costi e pronto per ogni necessità in solo 12 ore. Laddove non fosse possibile disporre di strutture idonee potrebbero essere predisposti i PMA presidi medici avanzati prefabbricati montabili in 12 ore. La pandemia non ha insegnato acora nulla in tema di prevenzione del default assistenziale, le terapie intensive non sono la soluzione in termini di previdenza ma rappresentano lsolo la soluzione finale.

23/03/2020

L’economia ha preso il timone della sanità

Se L’Europa fosse stata concepita anche come allineamento dei servizi essenziali offerti alla popolazione, sarebbe emerso che vi erano grandi differenze nel numero di posti letto ospedaliero per abitante.
Nel 2017 infatti Al primo posto c’era la Germania (8/1.000), Bulgaria (7,5/1.000) e Austria (7,4/1.000). Agli ultimi Italia (3,2/1.000) Svezia (2,2/1.000), Regno Unito (2,5/1.000) e Danimarca (2,6/1.000). La media dell’Unione europea è vicina a 5 ogni 1.000 abitanti.

L’età media in Italia anno 2019 è di anni 44,9 la popolazione conta 60,48 milioni di cittadini, i posti in Terapia Intensiva sono 5000 circa. Quindi un posto letto di terapia intensiva ogni 12.000 abitanti.
L’età media Germania anno 2019 è di anni 44,36 la popolazione conta 82,18 milioni di cittadini i posti in terapia intensiva sono 28.000 circa. Quindi un posto di terapia intensiva letto ogni 2.935 abitanti.

E’ certo che il rapporto tra posti letto intensivi dell’Italia è nettamente sfavorevole rispetto a quello della Germania, l’Italia quindi non è il posto migliore per finire in ospedale.
Un dossier del 2019 della Fondazione Gimbe ha analizzato i tagli al settore sanitario avvenuti tra il 2010 e il 2019, pari a circa 37 miliardi di lire. In altre parole, in dieci anni la spesa pubblica sanitaria è passata da 105,6 miliardi di euro a 114,4 miliardi, aumentando dello 0,8% ogni anno. Con un tasso d’inflazione che aumentava dell'1,07% all'anno. Quindi la spesa sanitaria diminuiva progressivamente.
Mario Monti ha guidato la partenza del processo e Lo ribadisce un dossier intitolato “La spending review sanitaria”, risalente allo scorso 4 marzo e pubblicato dagli uffici della Camera.
il Rapporto Giarda, del 2012, forniva una utile analisi delle diverse tipologie di inefficienza e degli aspetti critici che caratterizzano la struttura della spesa pubblica, ma non prospettava proposte per interventi specifici. l’obiettivo, era quello di stimolare la dialettica tra le strutture di Governo competenti sulle procedure di spending review.
Si parte quindi con il Salva Italia, seguito dalla Spending review del 2012.
Uno dei punti cruciali riguarda il taglio dei posti letto, i quali devono passare da un massimo di 4 per ogni mille abitanti a un massimo di 3,7- uno 0,3% che avrebbe potuto comportare la riduzione di 20 mila posti letto.
I governi Letta, Renzi, Gentiloni non hanno introdotto alcuna inversione di tendenza per risollevare le sorti della sanità. Renzi introdusse la legge di Stabilità 2015, con la quale chiese alle Regioni 4 miliardi di contributo per lo stato. Le Regioni decisero di rettificare l’aumento di due miliardi di euro per le spese sanitarie promessi da Renzi.
I tagli successivi hanno riguardato le spese relative ai dispositivi di protezione sanitaria. La spending review attuo’ il passaggio dal 5,2% del 2012 del totale del finanziamento del sistema sanitario nazionale a carico dello Stato, al 4,8% del 2013, al 4,4% del 2014…
Il governo Conte con l'introduzione di Quota 100 ha consentito a un numero elevato di medici di poter andare in pensione compromettendo i livelli minimi di assitenza.
Riassumendo, l’allineamento ai parametri di spesa imposti dalla Comunità Europea ha stimolato i nostri tecnici e i governi che si sono succeduti dal 2012 ad oggi, a ridurre drasticamente l’ivestimento nella sanità pubblica, inoltre È mancato un sistema di incentivi per stimolare il sistema a orientarsi verso una qualsiasi forma previdenziale alternativa. La spending review veniva vissuta come tagli ai budget con poca trasparenza nei confronti degli stakeholders. Infine i tagli sono sempre stati caratterizzati da azioni nel brevissimo periodo.
In ogni caso ora ci troviamo a gestire un sistema che offre un servizio sanitario ai cittadini di buona qualità ma assolutamente inadeguato in termini numerici. Gli stessi ospedali sono concepiti per un servizio ordinario ma assolutamente non in grado di rispondere in caso di eventi straordinari, questo lo si legge dalla dimensione delle camere, dei corridoi, dagli spazi esterni che non sono in grado di accogliere un numero di pazienti derivato da una qualsiasi calamità o epidemia.
Gli ospedali del dopoguerra erano nati sulle ceneri di esperienze tragiche, quelli attuali sono nati dal principio di riduzione di spesa. Tornerei a definire l’assistenza sanitaria col termine di servizio sanitario superando il concetto attuale di azienda sanitaria.
Arch. Stefano Menotti Colucci
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