22/07/2026
Una donna alla 22ª settimana di gravidanza è stata salvata insieme al suo bambino grazie a un intervento unico eseguito all’Ospedale Niguarda di Milano.
Tutto inizia alcuni mesi fa, quando Matilde (nome di fantasia) arriva al Pronto Soccorso di Niguarda per un malessere diffuso. Qui gli specialisti dell’Ostetricia e Ginecologia, guidati da Federico Spelzini, si accorgono subito che qualcosa non va come dovrebbe. E attivano un gruppo multidisciplinare, perché i pazienti sono in realtà due: la mamma e il feto che porta in grembo. Alla donna viene rapidamente diagnosticata una dissecazione acuta dell’aorta, ovvero una “lacerazione” dell’arteria principale. Per un paziente qualsiasi la scelta sarebbe semplice: intervento chirurgico d’urgenza per riparare il danno; ma farlo su una donna incinta di 22 settimane cercando allo stesso tempo di preservare la vita del feto era una cosa tentata solo poche volte al mondo.
Secondo i neonatologi, era troppo presto per far nascere il bambino. “A sole 22 settimane di gestazione un cesareo in urgenza non sarebbe stato utile: le probabilità di sopravvivenza erano troppo basse” dichiara Alice Proto, responsabile della struttura Neonato e Lattante Critico, che è parte della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale diretta da Stefano Martinelli. “Si è quindi deciso di procedere con l’intervento mantenendo il feto in utero, con la certezza che la rapidità e la precisione dei colleghi cardiochirurghi sarebbe stata così elevata da permettere di far proseguire serenamente la gravidanza”.
“La priorità - spiega Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia e del trapianto del cuore - è stata quella di salvaguardare entrambe le vite, bilanciando la complessità chirurgica con la sicurezza materna e la tutela del feto. Un percorso clinico delicato, condotto con competenza, tempestività e grande attenzione umana”. L’intervento, durato sette ore, è stato seguito da un ricovero con monitoraggio costante della gravidanza. Poi, raggiunta la 34esima settimana di gestazione, è stato effettuato il taglio cesareo.
E a tre mesi esatti, tutti i dati clinici lo hanno confermato: sia la madre sia il bambino stanno bene.