02/11/2021
ERNIA AL DISCO
Come evidenziano numerose ricerche, e i dati scientifici raccolti durante i recenti congressi, su 100 casi di pazienti con problemi comuni di mal di schiena, sottoposti a risonanza magnetica, nel 70 % di questi casi è stata evidenziata l’ernia al disco, o una protusione.
Si può arrivare a una diagnosi corretta soltanto dopo che il paziente è stato sottoposto a precisi test clinici specifici.
Va chiarito, prima di tutto, che una diagnosi di ernia al disco non significa necessariamente che sia inevitabile ricorrere all’intervento chirurgico. In realtà, condivido la tesi che sia minima la possibilità e l’efficacia di intervenire chirurgicamente.
Innanzitutto, la sintomatologia dell’ernia al disco non è da confondersi con un tipico blocco articolare (il cosiddetto “colpo della strega”). La sintomatologia legata alll’ernia al disco è ben precisa. Essa comporta sintomi quali: dolore lungo l’arto interessato, o formicolii, o la mancanza di sensibilità, o di forza, dell’arto stesso.
Ora proviamo a capire quali possono essere le possibili cause che creano problematiche di ernia al disco. Bisogna innanzitutto allargare la visione globale dell’insieme, considerando vari fattori, come l’eccessivo peso corporeo, una postura scorretta, ripetuta nel tempo, situazioni di schemi, abitudini, comportamentali lavorative che possono amplificare situazioni prelesionali.
Per situazioni prelesioni si intendono traumi fisici, emotivi, psicologici, o dovuti a stress ambientali e lavorativi.
Inoltre, è importante non dimenticare l’aspetto viscerale. Infatti il sistema sospensorio viscerale avvolge il viscere, per poi inserirsi sulla struttura (scheletro), condizionandola.
Gli interventi operatori subiti, oppure i traumi diretti o indiretti (colpi di frusta), ma anche coliti, gastriti, e tutto ciò che riguarda l’aspetto psicosomatico, possono influenzare l’equilibrio. Così si riduce la mobilità articolare e la motilità (movimento intrinseco) degli stessi organi, in quanto questi si inseriscono, con la propria fascia, sulla struttura stessa, come precedentemente ricordato.
Come può intervenire l’osteopata? Cerca di ripristinare la situazione dove tutte queste funzioni possono essere liberate manualmente. Individualizza la zona più in difficoltà del corpo, che non necessariamente riguarda il segmento interessato (vertebra, disco, radice nervosa).
Questo approccio manuale dà la possibilità al corpo stesso di adattarsi a nuovi schemi, creando così anche una diversa meccanica articolare e una nuova organizzazione tissutale e fisiologica dell’insieme.
In un secondo momento, si interviene aiutando direttamente il segmento interessato (vertebra, disco, radice nervosa), ripristinando anche in questo caso, manualmente, la normale fisiologia dell’unità funzionale, rappresentata da un’arteria, una vena, un nervo e il sistema linfatico, imprigionati da una stasi dovuta all’infiammazione e alla situazione di reazione che si è instaurata nel distretto in difficoltà interessato.
L’utilizzo di farmaci, come il cortisone, a volte può essere utile e necessario per favorire il riassorbimento dell’edema dell’infiammazione. L’utilizzo di questo farmaco può essere preceduto o associato a prodotti antidolorifici e miorilassanti, che generalmente vengono prescritti dal medico.
Per la diagnosi di ernia del disco è generalmente sufficiente un’accurata valutazione del medico specialista, che in alcuni casi ricorre alla prescrizione di esami quali: tac, risonanza magnetica e test della conduzione nervosa, o elettromiografia, che misura la qualità e quantità degli impulsi nervosi.
D.O.
Romano Angelo Ghidoni