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Studio ProSalute Riabilitazione Funzionale Cognitiva-Psicomotoria, Osteopatia, Massoterapia e Alimentazione Consapevole

08/08/2026

L’ENERGIA MENTALE PASSA ANCHE DAL CORPO

Perché dopo l’esercizio ci sentiamo spesso più lucidi, attivi e mentalmente efficienti?

L’attività fisica non agisce soltanto sui muscoli. Produce modificazioni neurobiologiche che coinvolgono i sistemi dopaminergico, serotoninergico ed endocannabinoide e può influenzare positivamente umore, ansia e funzioni cognitive.

Le evidenze più recenti indicano che anche una singola sessione di esercizio può determinare benefici acuti sul benessere psicologico, mentre l’attività fisica regolare è associata a una riduzione dei sintomi depressivi e ansiosi (Wipfli et al., 2024).

Il concetto di “energia mentale”, quindi, non deve essere interpretato come una risorsa astratta: è il risultato di una complessa interazione tra sistemi motori, autonomici, metabolici e cerebrali.

👉 Nella pratica clinica, l’esercizio adattato può diventare uno strumento per favorire non soltanto il recupero fisico, ma anche la regolazione neurofisiologica e il benessere psicologico.

Il corpo non è separato dalla mente: è uno dei sistemi attraverso cui la mente si regola.
Affidati sempre ad un professionista sanitario.

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IL CONTEGGIO DELLE CALORIE NON BASTA: LA NEUROFISIOLOGIA CONTROLLA IL TUO METABOLISMO. Cosa succede davvero al tuo corpo...
08/08/2026

IL CONTEGGIO DELLE CALORIE NON BASTA:
LA NEUROFISIOLOGIA CONTROLLA IL TUO METABOLISMO.

Cosa succede davvero al tuo corpo in deficit drastico?

Dimagrire non è solo una questione di calcoli matematici, ma di adattamento neurofisiologico. Quando si riduce drasticamente l’introito energetico, il corpo attiva risposte compensatorie attraverso il sistema nervoso, endocrino e metabolico.

Il modello del dispendio energetico "vincolato" di Herman Pontzer dimostra che aumentare l'attività fisica spinge l'organismo a compensare riducendo altre voci di spesa, incluso il metabolismo basale (Pontzer 2016; Pontzer et al., Science 2021).

Se il deficit è marcato e prolungato, si attiva la adaptive thermogenesis, un rallentamento metabolico che può persistere nel tempo (Fothergill et al., Obesity 2016).

👉 Ecco perché mangiare pochissimo, fare solo cardio e aumentare il deficit non funziona nel lungo periodo.

- Il ruolo dell’infiammazione

Il tessuto adiposo è un organo endocrino: il suo eccesso favorisce uno stato di infiammazione cronica di basso grado (Hotamisligil, Nature 2006). Questa infiammazione sistemica altera la sensibilità insulinica, modifica i segnali di fame e sazietà, interferisce con la tiroide e aumenta la prevenzione e sensibilizzazione centrale al dolore (Klyne et al., J Pain 2017).

Metabolismo, sistema nervoso e dolore sono profondamente interconnessi.

Cosa funziona davvero?

- Deficit moderato: riduce le compensazioni metaboliche rispetto alle restrizioni severe (Trexler et al., J Int Soc Sports Nutr 2014).

- Allenamento con i pesi: fondamentale per preservare la massa magra e il metabolismo (Morton et al., Br J Sports Med 2018).

- Alimentazione non processata: migliora la regolazione spontanea dell'introito calorico (Hall et al., Cell Metab 2019).

-Sonno e gestione dello stress: la deprivazione di sonno altera leptina e grelina aumentando l’appetito (Spiegel et al., Intern Med 2004), mentre lo stress cronico (tramite asse HPA e cortisolo) favorisce la disregolazione metabolica e l'accumulo adiposo (Tomiyama et al., Curr Obes Rep 2013).

PERCHÉ SI È, SEMPRE PIÙ SPESSO, ALLA RICERCA DI UNA NUOVA DIETA?Più che “fare una dieta”, il vero obiettivo è modificare...
08/08/2026

PERCHÉ SI È, SEMPRE PIÙ SPESSO, ALLA RICERCA DI UNA NUOVA DIETA?

Più che “fare una dieta”, il vero obiettivo è modificare le abitudini.
Il cambiamento reale richiede tempo, gradualità e consapevolezza; non soluzioni rapide.

Dalle evidenze scientifiche si evince che gli interventi focalizzati esclusivamente sulla restrizione calorica hanno un’elevata probabilità di fallire nel lungo periodo, favorendo il cosiddetto effetto yo-yo, con conseguenze metaboliche e psicologiche negative (Mann et al., 2007; Hall & Kahan, 2018).

👉 La domanda non è solo “quanto peso perdo?”, ma “che relazione ho con il cibo, il corpo e lo stress?”

L’aumento di peso non è una colpa.

È spesso il risultato di fattori complessi: regolazione emotiva, stress cronico, sonno, ritmi di vita, apprendimento comportamentale e ambiente (Tomiyama, 2014).

Gli approcci basati sul cambiamento stabile dello stile di vita - che includono consapevolezza alimentare, regolazione emotiva e riabilitazione psicologica - mostrano migliori risultati nel mantenimento del peso e nella salute globale (Butryn et al., 2020; Dalle Grave et al., 2020).

👉 Non esistono percorsi “miracolosi”.

👉 Esistono percorsi personalizzati, realistici e sostenibili.

Il cambiamento efficace non si misura solo in chili persi, ma in autonomia, salute e qualità di vita
(Hall K.D., Kahan S., Lancet, 2018; Butryn M.L. et al., Obesity, 2020; Dalle Grave R. et al., Nutrients, 2020).

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07/08/2026

IL SOVRACCARICO MECCANICO COME TERAPIA, NON COME MINACCIA.

Per anni il paziente con dolore è stato invitato a evitare i pesi.

Oggi le neuroscienze raccontano una storia diversa.

L'esercizio con sovraccarichi non agisce soltanto su muscoli e articolazioni: è uno stimolo biologico capace di modulare l'asse muscolo-cervello, favorendo il rilascio di fattori neurotrofici (BDNF, IGF-1, VEGF), miochine e mediatori antinfiammatori coinvolti nella plasticità del sistema nervoso (Li et al., Brain Structure and Function, 2026).

Le più recenti meta-analisi mostrano che l'allenamento della forza aumenta significativamente il BDNF, con effetti medi persino superiori a quelli osservati con il solo esercizio aerobico (Marais et al., Maturitas, 2024; Kim et al., Journal of Science and Medicine in Sport, 2024).

Quando il carico è progressivo, individualizzato e adeguatamente dosato, favorisce neuroplasticità, adattamento neuromuscolare e regolazione dei circuiti coinvolti nel dolore, nelle emozioni e nelle funzioni cognitive (Silva et al., JSCR, 2023; Dupont et al., Frontiers in Physiology, 2024).

Nella mia pratica clinica questi principi guidano un approccio di Medicina Integrata, che combina Neurologia Comportamentale, Terapia Manuale e Riabilitazione Cognitivo-Psicomotoria, utilizzando l'esercizio adattato come uno strumento di modulazione neurobiologica oltre che di recupero funzionale.

Il problema non è il peso. È la qualità con cui il carico viene prescritto e il modo in cui il sistema nervoso impara ad adattarsi.

👉 Allenare la forza significa allenare la capacità del cervello di adattarsi.

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AMINOACIDI ESSENZIALI: LA BASE DELLA NOSTRA SALUTEGli aminoacidi essenziali non sono solo “mattoni” delle proteine: rapp...
07/08/2026

AMINOACIDI ESSENZIALI: LA BASE DELLA NOSTRA SALUTE

Gli aminoacidi essenziali non sono solo “mattoni” delle proteine: rappresentano un fondamento biologico per la vita, regolando processi che vanno dal metabolismo energetico fino al funzionamento del cervello.

Secondo recenti studi, l’apporto di aminoacidi essenziali è cruciale per mantenere un bilancio dell’azoto positivo, condizione indispensabile per la sintesi proteica e la rigenerazione cellulare (Dioguardi, Nutrients, 2021).

Molti pensano che sia sufficiente assumere proteine attraverso il cibo, ma la qualità e l’utilizzo netto degli aminoacidi è ciò che fa realmente la differenza.
Alcune fonti proteiche, come le proteine vegetali, hanno una bassa efficienza di utilizzo dell’azoto, lasciando più scorie da smaltire a livello renale ed epatico (Young & Pellett, Am J Clin Nutr, 2021).

Una revisione ha evidenziato che l’integrazione mirata di aminoacidi essenziali non solo supporta la massa muscolare e la funzione metabolica, ma ha effetti positivi anche sull’umore e sulla regolazione dello stress attraverso la modulazione dei neurotrasmettitori (Parletta et al., Front Nutr, 2022).

Questo significa che il loro ruolo non è solo fisico, ma anche psicologico: corpo e mente si nutrono della stessa base biologica.

👉 In Studio ProSalute® utilizzo un approccio integrato che considera gli aminoacidi essenziali non come un semplice “nutriente”, ma come un elemento chiave nella relazione tra salute del corpo e benessere della mente.

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AMINOACIDI ESSENZIALI E FUNZIONI COGNITIVEL'integrazione con aminoacidi essenziali (EAA) può rappresentare un valido sup...
07/08/2026

AMINOACIDI ESSENZIALI E FUNZIONI COGNITIVE

L'integrazione con aminoacidi essenziali (EAA) può rappresentare un valido supporto per mente e benessere psicologico.

Uno studio clinico randomizzato in doppio cieco (Fujita et al., Frontiers in Nutrition, 2020) ha mostrato miglioramenti significativi in:

- Funzioni cognitive

- Interazione sociale

- Stato emotivo

“Gli EAA non sono solo fondamentali per la sintesi proteica, ma svolgono un ruolo chiave nel supporto neurofunzionale e nella qualità della vita, soprattutto negli adulti e negli anziani”.

Si consiglia una formulazione contenente un profilo bilanciato di aminoacidi essenziali, formulata sulla base delle più recenti evidenze cliniche, poiché a differenza della maggior parte di tutti gli altri integratori, non sovraccaricano i reni e il fegato in quanto vengono assorbiti dall'organismo al 99% ovvero con una produzione di ammoniaca solo del 1%.

👉 In Studio ProSalute® utilizzo un approccio integrato che considera gli aminoacidi essenziali non come un semplice “nutriente”, ma come un elemento chiave nella relazione tra salute del corpo e benessere della mente.

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05/08/2026

FORZA, CERVELLO E ADATTABILITÀ

L'allenamento ad alto carico rappresenta uno dei più efficaci stimoli biologici per incrementare forza e massa muscolare. L'elevata tensione meccanica favorisce il reclutamento delle unità motorie ad alta soglia, l'ipertrofia delle fibre di tipo II e l'attivazione delle vie molecolari coinvolte nella sintesi proteica e nell'adattamento neuromuscolare, tra cui mTOR e le cellule satellite (Schoenfeld et al., 2017).

Ma il principale bersaglio dell'allenamento non è il muscolo: è il sistema nervoso.

Le neuroscienze del movimento descrivono il principio di equivalenza motoria, secondo cui uno stesso obiettivo può essere raggiunto attraverso molteplici strategie motorie. Il cervello non ricerca un movimento "perfetto", ma la soluzione più efficiente rispetto alle caratteristiche dell'individuo e ai vincoli dell'ambiente (Wolpert et al., 2011).

Per questo motivo, la sicurezza sotto carichi elevati non dipende dalla rigidità tecnica, bensì dalla ricchezza del repertorio motorio e dalla capacità del sistema nervoso di adattare continuamente il gesto. Una maggiore variabilità funzionale consente di distribuire le sollecitazioni tra muscoli e articolazioni, riducendo il rischio di sovraccarico e aumentando la resilienza del movimento (Stergiou & Decker, 2011).

L'esercizio fisico produce inoltre adattamenti che vanno ben oltre il sistema muscoloscheletrico. L'attività motoria attiva l'asse muscolo-cervello, incrementando fattori neurotrofici come BDNF, IGF-1 e VEGF, modulando mediatori immunitari (IL-6, IL-10), regolatori metabolici (PGC-1α, SIRT1) e le miochine coinvolte nella comunicazione tra periferia e sistema nervoso centrale. Parallelamente, favorisce la regolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, dei sistemi serotoninergico, dopaminergico ed endocannabinoide, con effetti documentati sulla depressione, sull'ansia, sulla resilienza cognitiva e sulla connettività delle reti prefronto-limbiche osservabili anche mediante fMRI ed EEG (Li et al., Brain Structure and Function, 2026).

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LO “SGARRO” ALIMENTARE NON ESISTE Nel linguaggio comune si parla spesso di “sgarro” per indicare un’eccezione alla dieta...
05/08/2026

LO “SGARRO” ALIMENTARE NON ESISTE

Nel linguaggio comune si parla spesso di “sgarro” per indicare un’eccezione alla dieta.
Ma in ambito clinico, questo concetto non ha alcuna base scientifica.

Il termine è vago, moralizzante e può risultare controproducente: la ricerca mostra che la restrizione rigida e il pensiero dicotomico (“cibi buoni/cattivi”) aumentano il rischio di abbuffate, senso di fallimento e un rapporto disfunzionale con il cibo (Tylka et al., 2015; Herman & Polivy, 2023).

Parlare di “sgarro” come momento di compensazione rischia di rinforzare colpa e ansia, ostacolando la possibilità di vivere l’alimentazione in modo sereno (Dohle et al., 2020).

Al contrario, gli studi dimostrano che un approccio più flessibile e consapevole riduce gli eccessi, migliora l’autoregolazione e favorisce il benessere psicologico (Hagan et al., 2020).

👉 Questo significa che concedersi un panino di qualità, fatto con ingredienti freschi e materie prime selezionate, non è “uno sgarro” ma una scelta consapevole, che può rientrare in uno stile alimentare equilibrato.
Un alimento scelto con cura, gustato senza colpa, diventa parte di un percorso di benessere e non una deviazione da esso.

Il cibo non è solo nutrizione: è anche relazione, identità, regolazione affettiva. E imparare a viverlo con consapevolezza significa costruire un rapporto più sano con se stessi.

📍 In Studio ProSalute® accompagniamo le persone in percorsi individuali che integrano mente e corpo, per ritrovare equilibrio e benessere.

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IL CONCETTO DI EQUIVALENZA MOTORIA Ogni azione nasce da due processi distinti ma profondamente integrati: la pianificazi...
04/08/2026

IL CONCETTO DI EQUIVALENZA MOTORIA

Ogni azione nasce da due processi distinti ma profondamente integrati: la pianificazione dell'obiettivo e la programmazione del movimento.

L'obiettivo comportamentale risponde alla domanda "che cosa voglio fare?"; il programma motorio definisce invece "come farlo", selezionando la sequenza di attivazione muscolare, la forza, i tempi e la coordinazione necessari all'esecuzione del gesto (Schmidt & Lee, 2019).

Le neuroscienze descrivono questo principio come equivalenza motoria: uno stesso obiettivo può essere raggiunto attraverso molteplici programmi motori. Possiamo afferrare un bicchiere con la mano destra o sinistra, modificare la traiettoria del movimento o compensare una limitazione articolare, mantenendo invariato lo scopo dell'azione.

Questa flessibilità rappresenta una delle principali espressioni della plasticità del sistema nervoso.
Il cervello non memorizza singoli movimenti, ma costruisce un repertorio di strategie motorie continuamente aggiornato dall'esperienza, dall'apprendimento e dall'interazione con l'ambiente (Shadmehr & Krakauer, 2008).

Nella pratica clinica questo principio assume un valore fondamentale: riabilitare non significa riprodurre meccanicamente un movimento "corretto", ma ampliare il repertorio motorio del paziente affinché il sistema nervoso recuperi adattabilità, efficienza e capacità di risolvere il compito in condizioni diverse.

03/08/2026

SARCOPENIA E CERVELLO

La sarcopenia non è solo una perdita di muscoli.
È una condizione sistemica che coinvolge corpo, cervello e autonomia funzionale.

Con l’avanzare dell’età, la riduzione di massa e forza muscolare è associata non solo a fragilità e cadute, ma anche a declino cognitivo, rallentamento esecutivo e aumento del rischio di demenza (Chen et al., 2021; Wang et al., 2024).

Perché muscoli e cervello sono collegati?

Il tessuto muscolare è un organo endocrino attivo: durante il movimento rilascia miochine (come BDNF e irisine) che modulano:

• neuroplasticità
• infiammazione sistemica
• funzione cognitiva
• regolazione dell’umore

(Coelho-Júnior et al., 2022; Silva et al., 2023)

L’allenamento con i sovraccarichi è una terapia, non solo esercizio fine a se stesso.

Le evidenze mostrano che l'allenamento anaerobico lattacido:

• aumenta forza e massa muscolare
• migliora equilibrio e autonomia
• riduce il rischio di cadute
• supporta le funzioni cognitive e rallenta il declino neurofunzionale

(Talar et al., 2021; Cannataro et al., 2022; Govindasamy et al., 2025)

Non è solo “mantenersi attivi”.
È proteggere il cervello attraverso il corpo.

👉 In ottica clinica e riabilitativa, contrastare la sarcopenia significa preservare movimento, identità e capacità di scelta nel tempo.

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