17/06/2026
Per quanto possa essere banale, siamo ciò che mangiamo.Allego un interessante articolo tratto dall'indipendente. https://www.lindipendente.online/2026/06/17/mangiamo-di-piu-ma-ci-nutriamo-di-meno-la-trappola-del-cibo-industriale/
Spero possa esservi utile.
Per maggiori consigli, sono in farmacia al vostro servizio.
Mangiamo di più, ma ci nutriamo di meno: la trappola del cibo industriale:
17 Giugno 2026 - 12:00
Il titolo del nostro approfondimento di questo mese contiene una verità sostanziale che è estremamente attuale e profonda, riflettendo la distinzione tra alimento (ciò che nutre perché è vero cibo) e prodotto edibile (ciò che ingeriamo). La moderna scienza nutrizionale distingue nettamente tra i due concetti. Il vero cibo e nutrimento è dato dagli alimenti naturali, interi, ricchi di nutrienti, fibre, vitamine e antiossidanti (frutta, verdura, uova, carne, legumi ecc.). Il prodotto edibile è un cibo commestibile, prodotto finale di una trasformazione industriale (cibi ultraprocessati): molti cibi industriali (snack, bevande zuccherate, pasti pronti) sono ricchi di calorie ma poveri di nutrienti essenziali. Questi alimenti, pur essendo commestibili, non apportano il “nutrimento” di cui il corpo ha bisogno per le sue funzioni vitali, spesso alterando profondamente la salute metabolica e il funzionamento biochimico dell’organismo.
Siamo quel che mangiamo?
Venduto come alimento sano e salutare, lo yogurt industriale è spesso un cibo fake: ricco di zuccheri, aromi e additivi, ma impoverito del suo reale valore nutritivo originale
«Noi siamo quello che mangiamo» sosteneva già a metà del 1800 il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, e alla luce degli studi più recenti e accreditati aveva ragione: la salute si costruisce a tavola. Questo noto principio sottolinea che ciò che introduciamo nel nostro corpo determina la nostra salute fisica e il nostro benessere psico-fisico. Anche la scrittrice britannica Virginia Woolf scrisse la celebre frase: «Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene», intendendo esattamente la stessa cosa di Feuerbach. Se ingeriamo costantemente sostanze (cibi) povere di valore nutrizionale, non stiamo “nutrendo” il nostro organismo, ma solo soddisfacendo una necessità momentanea, spesso a scapito della salute. Importante dunque comprendere anche la differenza tra alimentazione e nutrizione. L’alimentazione è l’atto fisico di ingerire cibo, riempire lo stomaco. La nutrizione invece è il processo complesso attraverso il quale il corpo scompone e riesce a utilizzare i nutrienti in maniera effettiva e funzionale per le esigenze dell’organismo. Non tutto ciò che mangiamo è in grado di essere convertito in energia utile o in nutrienti sani per le cellule. E c’è un paradosso dei nostri tempi: oggi mangiamo di più rispetto al passato, ma ci nutriamo di meno e peggio. L’industria alimentare offre una grande disponibilità di prodotti, ma spesso a discapito della qualità. Purtroppo, il modo di mangiare della società odierna, sempre più ricco di calorie, zuccheri, carboidrati raffinati, grassi malsani e cibi processati, ma povero di vitamine, fibre, micronutrienti, antiossidanti, ha invece contribuito allo sviluppo delle malattie croniche tipiche della nostra epoca, come l’obesità, il diabete, l’ipertensione, l’infarto del miocardio e molti tumori.
I cibi che scegliamo quotidianamente nella nostra alimentazione ci trasformano dall’interno e possono influire positivamente sulla qualità e la durata della nostra esistenza (longevità). Questo rapporto cibo-salute è talmente forte e diretto che di recente è nato un nuovo filone di ricerca, la Nutrigenomica, che studia nel dettaglio le relazioni tra patrimonio genetico e cibo, cioè come le molecole e sostanze chimiche che introduciamo con la dieta influenzano i nostri geni e di conseguenza la nostra salute.
Cibi che nutrono e cibi che affamano
Il nostro corpo è dotato di meccanismi biologici innati che ci segnalano di mangiare quando abbiamo fame e di smettere di farlo quando siamo sazi. Tutto ciò avviene tramite ormoni, segnali biochimici e neurologici prodotti dal nostro organismo, che è davvero una macchina perfetta e straordinaria. Ma questi segnali possono purtroppo essere sovvertiti, alterati, disturbati, da vari fattori tra cui anche la composizione chimica dei cibi industriali, oltre che da fattori culturali. Cioè possiamo mangiare anche di più rispetto a ciò che madre Natura ha previsto per noi con i suoi programmi biologici, e questo può portare a dei problemi di salute, ovviamente. Il fatto è che questi “programmi” funzionano correttamente quando gli alimenti che ingeriamo, oltre a contenere calorie e macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine), contengono anche la fibra e i micronutrienti (vitamine, minerali, oligoelementi, antiossidanti), necessari a trasformare effettivamente le calorie e i macronutrienti in energia, anziché grasso di riserva. Se il cibo che ingeriamo non contiene tutte le sostanze necessarie alla sua elaborazione, il corpo continuerà a “segnalare” – attraverso errati segnali biochimici di fame e sazietà – la necessità di mangiare ancora e di ricevere “altro”, perché non ha ricevuto appunto le sostanze indispensabili come vitamine, zinco, ecc. Se il cibo che mangiamo è impoverito, il nostro organismo cercherà di compensare alla qualità alimentare mancante con uno stimolo di quantità, perché così è progettato a fare dalla sua storia evolutiva nei millenni. Spera, in un certo senso, che stimolando ancora la fame (di continuo, se anche il pasto successivo non fornisce ciò che deve) e introducendo altro cibo, arriverà prima o poi quella preziosa vitamina o lo zinco, il magnesio e altri nutrienti essenziali. Il magnesio per esempio è indispensabile per lo svolgimento di circa 300 reazioni chimiche, tutte necessarie all’organismo per funzionare in modo adeguato. Ne consegue che la carenza lieve o profonda di queste sostanze può creare disfunzioni e problemi di salute anche importanti. Come scintille, i micronutrienti “accendono” gli enzimi che lavorano incessantemente ad attivare le reazioni chimiche alla base della vita: produrre energia, regolare la crescita e sviluppo, riparare il DNA, mantenere gli equilibri ormonali, eliminare le tossine, proteggerci dalle malattie. Ecco perché nutrire bene il corpo non significa solo mangiare e alimentarsi con ciò che più ci aggrada, ma è qualcosa di più complesso. E questo è il motivo per cui gli studiosi parlano di cibi che nutrono e cibi che affamano.
I meccanismi che regolano la fame e la sazietà (e la compulsione o dipendenza) sono studiati da tanti anni sia negli animali che negli esseri umani. Negli animali da esperimento come i topi è possibile verificare che, quando la loro alimentazione ha un deficit di vitamine, sono più propensi a scegliere bevande zuccherate o alcoliche al posto dell’acqua. Se però questo deficit viene corretto con una dieta equilibrata, si ha il ripristino dei segnali regolatori interni che inducono i topolini a bere l’acqua pura e semplice, scartando le alternative. Allo stesso modo un’alimentazione a base di cibo naturale, ricca di fibre, vitamine, minerali e antiossidanti, placherà la nostra tendenza a essere attratti da alimenti sbilanciati e dannosi. Se invece, optando per il cibo industriale, ci limitiamo a procurare al nostro organismo soprattutto calorie, zuccheri e grassi adulterati dalle cotture a elevate temperature, il nostro cervello continuerà a percepire la mancanza delle sostanze nutritive fondamentali di cui ha bisogno e ci invierà quindi lo stimolo a cercarle, chiedendo altro cibo. In altre parole, quegli alimenti tanto pubblicizzati in TV e che ci conquistano con confezioni smaglianti, non svolgono affatto quello che dovrebbe essere il loro compito principale, cioè nutrirci, ma sono molto più propensi a quello opposto, cioè affamarci. Ovviamente tutto ciò non è casuale o inevitabile: l’industria alimentare sa perfettamente come il gusto possa essere condizionato e indirizzato verso la compulsione e la ricerca di più cibo. Le multinazionali del settore investono milioni di dollari nello studio delle percezioni sensoriali del consumatore per inventare a tavolino nuovi alimenti che possano creare dipendenza e quindi spingerlo a maggiori acquisti.
Cibi veri e cibi fake
La maggioranza delle persone – e soprattutto i bambini e i ragazzi – non assume il quantitativo di minerali, vitamine e micronutrienti necessario per il corretto funzionamento di tutti gli enzimi dell’organismo. Per farci un’idea di quante vitamine e minerali abbiamo perduto con il passaggio da un’alimentazione fondata su cibi naturali a una invece basata su alimenti trasformati a livello industriale, possiamo osservare la tabella di uno studio finlandese pubblicato sul Journal of Human Hypertension, che mostra i valori di sodio, potassio, calcio e magnesio a confronto tra una dieta con cibi naturali e una con cibi industriali moderni, entrambe da 2100 calorie.
La dieta basata su cibi naturali apporta quotidianamente circa 500 mg di sodio (Na), 7400 mg di potassio (K), 1100 mg di calcio (Ca) e 800 mg di magnesio (Mg). Si tratta di valori ottimali per la salute del corpo umano. La dieta industriale e americana media, alla quale la nostra assomiglia sempre di più (specie quella dei giovani), a parità di calorie apporta invece 3000 mg di sodio, 1750 mg di potassio, 440 mg di calcio e 180 mg di magnesio:6 volte più sodio (sale) rispetto a quanto dovremmo utilizzare, e rispettivamente solo il 24, il 20 e il 23 per cento dei quantitativi di potassio, calcio e magnesio forniti dalla dieta naturale (valori che sono circa la metà di quanto consigliato dalle linee guida ufficiali). Questi dati confermano che oggigiorno la stragrande maggioranza delle persone, e in particolare coloro che ne avrebbero più bisogno come bambini e ragazzi, lo sottolineo ancora, non assume il quantitativo necessario di minerali, vitamine e altri micronutrienti. Secondo diversi studiosi questo fatto ha delle conseguenze nefaste ed è collegato a disturbi del neurosviluppo, malattie psichiatriche, disturbi cardiovascolari, tumori, infezioni ecc., tutte patologie sempre più frequenti rispetto a un tempo e che compaiono sempre più precocemente in relazione all’età. Per capire meglio quanto si sia profondamente modificata la nostra dieta negli ultimi 100 anni e imparare a compiere scelte più sane, facciamo un’analisi in dettaglio di alcuni alimenti di più frequente consumo, messi a confronto nella loro versione naturale e in quella industrializzata.
Pane a lievitazione naturale contro pane industriale
Il pane un tempo veniva preparato a partire da chicchi di cereali integrali macinati a pietra e impasto lievitato con pasta madre. La macinazione a pietra è un sistema che minimizza la perdita delle vitamine e dei minerali, ma l’industria lo abbandonò perché richiede tempi di macinazione più lunghi e offre una resa per chilo meno abbondante nelle farine che si ottengono, rispetto alla macinazione con cilindri industriali. La lievitazione con pasta madre di 12-24 ore poi consentiva la pre-digestione di carboidrati, proteine e fibre dell’impasto e produceva un prodotto finale altamente digeribile e con buon valore nutritivo. Oggi il pane è molto cambiato: quello che più spesso si trova in commercio è un mix di farine ultra raffinate, zuccheri (tanto che alcuni tipi di pane, come le baguette, possono avere un indice glicemico più alto di quello del comune zucchero da tavola) e una moltitudine di additivi che va sotto il nome generico (e ingannevole) di “miglioratori delle farine”: un cocktail che arriva a contare ben 40 diverse sostanze chimiche che possono essere aggiunte agli impasti (non tutte 40 assieme, ma si possono utilizzare tutte a seconda del tipo di pane, e per legge non ne va data menzione in etichetta, in quanto vengono considerati dei meri coadiuvanti tecnologici e non veri ingredienti). L’industria utilizza a piene mani questi “miglioratori” perché accelerano i tempi della lievitazione, aumentano la conservabilità del pane e ne migliorano aspetto, consistenza e fragranza (ma solo per qualche ora). A conti fatti però questo tipo di pane industriale è collegato dagli studiosi a infiammazione dell’intestino, gonfiore, disturbi digestivi, sensibilità al glutine, disturbi metabolici e obesità, e perfino a malattie autoimmuni e alterazione del sistema nervoso.
Frutta fresca contro succhi di frutta
I succhi di frutta industriali contengono un elevato contenuto di fruttosio, e dal punto di vista nutrizionale sono sovrapponibili alle bibite zuccherate. Se il fegato è sottoposto cronicamente ad alte dosi di fruttosio, produrrà una grande quantità di stress ossidativo, infiammazione e insulino-resistenza, noti fattori di rischio per lo sviluppo di obesità, tumori, malattie cardiovascolari e demenza
Oggi è pratica diffusa dare ai bambini e ragazzi succhi di frutta, pensando siano innocui o addirittura benefici. Ma non è così. A causa dell’elevato contenuto di fruttosio (doppio rispetto allo stesso quantitativo di frutta), dal punto di vista nutrizionale sono del tutto sovrapponibili alle bibite zuccherate, i cui effetti deleteri per la salute sono più noti. Il problema è appunto il fruttosio (oltre alle vitamine p***e durante la pastorizzazione): siamo portati a pensare che, essendo presente nella frutta, questo zucchero non possa fare danni. Ma è errato. Nella frutta il fruttosio è legato alla fibra che ne rallenta l’assorbimento, ed è bilanciato dall’abbondanza di antiossidanti e vitamine, che proteggono il fegato durante il lavoro che compie per metabolizzare il fruttosio. Nei succhi di frutta invece questi antidoti naturali mancano e il fruttosio in forma libera e liquida arriva immediatamente al fegato che, di fronte a questo sovraccarico, non riesce a trasformarlo tutto in energia ed è costretto a convertirlo in grassi e acido urico. I grassi si accumulano nel fegato, mentre l’acido urico entra in circolo, determinando un aumento della pressione arteriosa e infiammazione nelle cellule. Se il fegato è sottoposto cronicamente ad alte dosi di fruttosio, produrrà una grande quantità di stress ossidativo, infiammazione e insulino-resistenza, noti fattori di rischio per lo sviluppo di obesità, tumori, malattie cardiovascolari e demenza.
Yogurt intero bianco contro yogurt alla frutta
Ricco di calcio, proteine, vitamine e fermenti portatori di salute per l’intestino, lo yogurt è un alimento sano e tradizionalmente associato a benessere e longevità, in varie culture del mondo. L’industria ne sfrutta abilmente la nomea di cibo sano ma ne prepara una versione industriale completamente alterata nel valore nutritivo, che a conti fatti è solo un dessert cremoso al cucchiaio e non uno yogurt. La versione industriale è piena di zuccheri, additivi e aromi vari. Gli yogurt alla frutta in commercio, ritenuti erroneamente salutari per via dei pochi frutti presenti nel vasetto in compagnia degli zuccheri (una confezione da 125 grammi può facilmente contenere fino a 16-17 grammi di zucchero), sono ricchi di AGEs, ovvero proteine “caramellizzate” formate dalla reazione (glicazione) del fruttosio della frutta con le proteine del latte, che causano infiammazione. Molto meglio quindi sostituire gli yogurt alla frutta con lo yogurt bianco e intero (non dimentichiamo che è nella parte grassa del latte che si trovano le preziose vitamine liposolubili del latte). Meglio ancora sarebbe prepararlo in casa a partire da latte fresco e lasciando che fermenti a lungo (almeno 12 ore) e risulti più digeribile e più ricco di fermenti lattici.
Cioccolato contro dolci al cioccolato
Il cioccolato, alimento virtuoso perché ricco di antiossidanti molto protettivi per il cuore e i vasi sanguigni, è sempre più spesso trasformato in junk food, cioè in un cibo spazzatura preconfezionato, di scarso valore nutritivo e ad alto contenuto calorico, soprattutto nei prodotti messi in commercio apposta per i bambini. Viene infatti addizionato di latte in polvere, oli vegetali raffinati, zucchero, farine, sale, additivi e aromi. Il cioccolato invece deve essere consumato fondente; l’aggiunta di latte infatti blocca l’assorbimento dei suoi polifenoli antiossidanti. Con l’80% o più di cacao è un alimento prezioso – che può essere consumato regolarmente perché non fa ingrassare – ricco di minerali e sostanze protettive che attivano il metabolismo e ci proteggono da sovrappeso e malattie cardiovascolari.
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Gianpaolo Usai
Educatore Alimentare, ha conseguito nel 2014 il Diploma di Nutrizione presso il College of Naturopathic Medicine (UK). Fondatore di ciboserio.it, il portale sulla spesa sana e l’educazione alimentare. Si occupa dello sviluppo di progetti di educazione alimentare in tutta Italia.
Il titolo del nostro approfondimento di questo mese contiene una verità sostanziale che è estremamente attuale e profonda, riflettendo la distinzione tra alimento (ciò che nutre perché è vero cibo) e prodotto edibile (ciò che ingeriamo). La moderna scienza nutrizionale distingue nettamente tra...