24/03/2023
Ancora una volta il filosofo Checco Zalone si è mostrato straordinariamente lucido nell’interpretare la nostra realtà. Intervistato dal Corriere della Sera, il fenomenale comico e - permetteteci di aggiungere - impareggiabile osservatore della società contemporanea ha risposto così sul tema del politicamente corretto e della cancel culture: “Il problema non è non poter più dire niente, il problema è che si può dire tutto e troppo. Il problema è che ognuno è libero di ferire e di offendere“.
Quanto è vero, quante volte ciascuno di noi - ben lontano dalla fulminea libertà di satira del fuoriclasse - l’ha avvertito. Anche sofferto sulla propria pelle, nel momento in cui una moltitudine variopinta di beoti si esercita nel tirassegno contro chiunque osi esprimere un’opinione. Si intende contraria a certe convinzioni di massa particolarmente fortunate nel mondo social.
Ha ragione Checco: ognuno si sente libero di offendere e colpire, ma è veramente interessante provare a capire perché.
C’è senza dubbio il senso di impunità, a cui potremmo cominciare a porre un argine con il varo di un’ certificata e funzionante. C’è poi, ben più pericolosa e difficile da arginare, la presunzione “culturale“ e psicologica di aver ragione sempre e comunque. Di essere legittimati a bastonare verbalmente in quanto fieri interpreti della “verità” e del “popolo”, contro l’ordine costituito, la logica, le verità scientifiche, le immancabili macchinazioni occulte del potere.
Un imbecillismo elevato a sistema morale, in cui l’insulto sostituisce il ragionamento. L’aggressività copre la vacuità e assurdità delle idee. Ha ragione , troppi possono dire troppo e il fenomeno non si combatte colpendo gli strumenti.
Fa sorridere che vuole mettere al bando i telefonini, inseguendo la chimera di un ritorno a un’era che non c’è più, la sfida è educare i nostri ragazzi alla cultura della conoscenza, dell’approfondimento e del rispetto. Per taluni adulti, temiamo il tempo sia scaduto.