18/06/2026
Quando ho letto La cronologia dell’acqua, una frase mi ha fatto impazzire, e suonava più o meno così, che il suo corpo da atleta era troppo resistente e forte per soccombere alle centinaia di tentativi di autosabotaggio. Non importava quanto bevesse o si drogasse, quello subiva il colpo ma restava in piedi. Per quanto male potesse fargli, non crollava. Anzi, forse, nella sofferenza si fortificava. Lidia Yuknavitch ha scritto quel libro su di sé quasi con il suo stesso sangue, ha ingerito e vomitato ogni frase e poi le ha aggiustate con le mani, mettendole dentro quella massa confusa e restituendocela col diamante al centro, perché noi potessimo mettercelo al dito e guardarlo tra i capelli scarmigliati e un mezzo sorriso e la faccia bagnata di lacrime e muco (la lettura di questo libro è stata essa stessa un’esperienza fisicissima, carnale, squassante). Un’esperienza che si rinnova ogni volta che lo riapro. Io e Lidia siamo state nella stessa acqua, in quel periodo, e oggi leggiamo quelle onde un’altra volta. Da un’angolazione più lontana, ma con il coraggio tutto umano di continuare a confrontarci con la mitologia famigliare. Perché, come scrive mirabilmente lei, la narrazione permette di muoversi. E a muoversi, ancora oggi, è il corpo. La mente brulica perché sa che deve assisterlo, il corpo, e che per farlo dovrebbe rallentare, ma non ci riesce. Enuncia, tira qualche somma, inventa parole (come dice lei, affinché altre storie possano emergere) e crede di mettere i tasselli al loro posto, per comprendere. Ma si arrende, perché la sessualità è l’oceano e l’amore va dove vuole. Si culla al suono di un violoncello (pura estasi) mentre il corpo si innamora, è travolto, è sconvolto, è inarrestabile nello sprofondare sui fondali dove la luce, per fortuna, non arriva. Ancora un diamante, per noi, questa consapevolezza di trovare tutti i corpi affascinanti e di sapere che la parola che più si avvicina è probabilmente ‘acqua’. Non libertà, come penserei io, ma acqua (e per questo lei è Lidia Yuknavitch e io no). Non un concetto astratto, ma una sensazione di pelle.
Lei possiede la capacità di restituirti la tua immagine senza fornirti delle scuse. Siete pronte?