21/09/2025
Domani le sale operatorie del Pascale saranno silenziose e deserte, come sono silenziose e deserte le macerie di Gaza.
Sono un chirurgo del Pascale di Napoli, e domani – 22 settembre – insieme a tanti colleghi e colleghe, sentiamo il dovere di fermarci.
Perché non si può continuare a operare in silenzio, mentre in Palestina si continua a morire nel silenzio generale.
Muoiono i bambini, muoiono i civili.
Si muore per fame, per le bombe o per mancanza di anestetici e antibiotici.
E si muore, spesso, senza nemmeno avere il diritto di essere curati.
Oggi come medici, ma prima ancora come esseri umani, non possiamo accettare di continuare a lavorare come se nulla stesse accadendo.
La nostra professione nasce per curare. Ma non possiamo restare indifferenti quando il diritto alla cura viene negato sistematicamente a un popolo intero bambini compresi.
Il Pascale è un Istituto di ricerca e cura dei tumori.
E oggi, anche noi – chirurghi, anestesisti, infermieri, operatori sanitari – vogliamo prenderci cura di qualcosa di più grande: la pace. La dignità umana. Il diritto alla vita.
Ci scusiamo con i pazienti che domani avrebbero dovuto affrontare un intervento.
Vi promettiamo che da martedì saremo di nuovo al vostro fianco, con la stessa dedizione di sempre.
Ma oggi, scegliamo di alzare la testa.
Scegliamo di unire le nostre voci a chi soffre e a chi lotta.
I nostri bisturi non potranno tagliare via l’ingiustizia ma domani cercheremo quantomeno di tagliare via il silenzio e l'ipocrisia su quello che succede in Palestina.
Siamo donne e uomini di cultura e mai come oggi schierarsi, fare sentire la propria voce fa parte del nostro ruolo sociale ed è importante non solo per noi ma anche per essere d' esempio ai nostri figli. Assieme a me domani, infatti ci saranno le mie due bambine.
Napoli c'è!