Dott.ssa Simona Monteleone

Dott.ssa Simona Monteleone •📍Psicologa
•📍Criminologa
•📍Mediatore Familiare Coppie & Coppie Arcobaleno-Mediazione Familiare-Sostegno alla
GenitorialitĂ -Counseling-Orientamento

Ho avuto il privilegio di essere Sua allieva.Con gratitudine e impegno porterò con me i Suoi insegnamenti e le Sue ultim...
18/07/2026

Ho avuto il privilegio di essere Sua allieva.
Con gratitudine e impegno porterò con me i Suoi insegnamenti e le Sue ultime parole, che continueranno ad accompagnarmi.

Grazie di cuore ⛵️, Professore Gritti.

Nel lavoro clinico e professionale tra colleghi dovrebbe sempre guidarci un principio semplice: il rispetto.Il Codice De...
14/03/2026

Nel lavoro clinico e professionale tra colleghi dovrebbe sempre guidarci un principio semplice: il rispetto.

Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani lo afferma con grande chiarezza.

• Art. 36 – I rapporti tra colleghi devono essere improntati a rispetto e correttezza.
• Art. 37 – Non è consentito esprimere giudizi denigratori sull’attività professionale di un collega.
• Art. 38 – Non è corretto acquisire visibilità o clientela screditando altri professionisti.

Il confronto tra professionisti è sempre utile e può essere anche molto arricchente.
Quando però avviene in assenza del collega e davanti a un paziente, il rischio è quello di creare confusione e minare la fiducia nel lavoro clinico.

L’etica professionale, prima ancora dell’esperienza o degli anni di carriera, resta il vero fondamento della nostra professione.

Nel 1973 otto persone mentalmente sane entrarono volontariamente in ospedali psichiatrici. Ne uscirono con una constataz...
10/01/2026

Nel 1973 otto persone mentalmente sane entrarono volontariamente in ospedali psichiatrici. Ne uscirono con una constatazione inquietante: una volta etichettati come “malati”, essere riconosciuti come sani diventava estremamente difficile.
L’esperimento, condotto dallo psicologo David Rosenhan, nasceva da una domanda allora poco problematizzata: quanto è affidabile la diagnosi psichiatrica quando viene formulata in un contesto istituzionale?
Otto “pseudopazienti”, tutti senza psicopatologia, si presentarono in ospedale riferendo un unico sintomo: l’ascolto di voci indistinte (“vuoto”, “cavo”, “tonfo”).
Non mostrarono altri comportamenti anomali. Furono tutti ricoverati.
Dopo il ricovero smisero di simulare. Si comportarono in modo coerente, collaborativo, orientato. Comunicarono che le voci erano cessate. Questo non portò a una revisione della diagnosi.
Ogni comportamento venne reinterpretato alla luce dell’etichetta diagnostica: prendere appunti divenne “scrittura compulsiva”, attendere il pasto “ansia orale”, la calma “affettività congrua al quadro clinico”.
Le diagnosi, sette di schizofrenia e una di psicosi maniaco-depressiva rimasero invariate.
La degenza media fu di 19 giorni, ma uno dei volontari restò ricoverato 52 giorni.
Medici e infermieri non misero mai formalmente in discussione il quadro diagnostico. Le cartelle cliniche restituivano una lettura patologizzante di comportamenti ordinari. A cogliere l’incongruenza furono invece diversi pazienti, che riconobbero i volontari come sani.
Lo studio suggerì che la diagnosi fosse fortemente influenzata dal contesto e dal setting istituzionale: una volta assegnata un’etichetta, la normalità tendeva a diventare invisibile.
Alla pubblicazione di “On Being Sane in Insane Places”, la psichiatria reagì con forza.
In una successiva sfida, un ospedale dichiarò di aver individuato numerosi “impostori” tra i nuovi ricoveri, ma Rosenhan non ne aveva inviato nessuno!
L’esperimento contribuì ad aprire un dibattito profondo sull’affidabilità diagnostica, sul potere delle etichette e sui limiti dei sistemi istituzionali, influenzando nel tempo l’evoluzione dei criteri diagnostici.

La lezione, però, (soprattutto per chi si occupa di benessere bio-psico-sociale) va oltre la psichiatria: quando l’etichetta precede l’ascolto, l’individuo rischia di scomparire dietro la diagnosi.
E per ogni istituzione, l’ipotesi più difficile da tollerare resta sempre la stessa: poter sbagliare.
Il nostro compito professionale non si esaurisce quindi nella competenza tecnica: richiede vigilanza critica, capacitĂ  di rivedere le ipotesi e rispetto per la complessitĂ  della Persona.
E aggiungo che la vera responsabilità clinica non è l’assenza di errore, ma la disponibilità costante a rimettere in discussione ciò che crediamo di sapere.

Si è tenuta stamattina, all’ Auditorium di Bagnoli, la presentazione del libro “La chiave dei sentimenti”, a cura di Val...
10/12/2025

Si è tenuta stamattina, all’ Auditorium di Bagnoli, la presentazione del libro “La chiave dei sentimenti”, a cura di Valentina de Giovanni , Presidente AMI Napoli, edito da Homo Scrivens, con introduzione di Maurizio de Giovanni.

L’educazione ai sentimenti è oggi un pilastro fondamentale nella crescita dei giovani: offre strumenti indispensabili per costruire relazioni autentiche, profonde, consapevoli e responsabili.

Un ringraziamento speciale alla Presidente AMI, Valentina de Giovanni.🤍

…E un grazie di cuore ai ragazzi del Nitti, che oggi mi hanno accolta con un sorriso e un abbraccio: ritrovarli è stato il dono più bello.
La violenza chiude, il sogno apre.
E quando ci apriamo anche solo un po, cambia la realtĂ  e cambiamo noi.

L’ennesima tragica notizia della morte del giovane Carabiniere invita tutti noi a riflettere.Era un Maresciallo dell’Arm...
30/11/2025

L’ennesima tragica notizia della morte del giovane Carabiniere invita tutti noi a riflettere.
Era un Maresciallo dell’Arma.
Aveva 31 anni.
Un profondo senso di tristezza verso tanti ragazzi ultimamente che non “resistono”.
Molti commenti tra cui quello della necessità di rafforzare all’interno dei Presidi e dei Comandi spazi di confronto.
Condivido profondamente l’importanza dell’ascolto nei contesti lavorativi.
Andrebbero implementati e resi davvero accessibili.
Vorrei però aggiungere una riflessione: spesso chi vive un disagio all’interno delle caserme non sente questi spazi come realmente sicuri e protetti.
Il timore di una possibile strumentalizzazione della propria richiesta d’aiuto, o che parlarne possa avere ripercussioni professionali, può diventare un ostacolo enorme.
Forse sarebbe utile indagare proprio questo processo: capire come rendere l’ascolto interno davvero tutelante, confidenziale e libero da paure.
Solo così chi soffre potrà trovare il coraggio di chiedere aiuto.

Alla sua Famiglia e quelle di tutti questi Giovani va tutto il mio rispetto e la mia piĂą sincera vicinanza.
🤍

Indirizzo

Via Raffaele Morghen 37
Naples
80127

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 20:00
Martedì 15:30 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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