Mindfulness e cura di sé

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Mindfulness e cura di sé Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Mindfulness e cura di sé, Medicina e salute, Via San Gennaro al Vomero 15 Napoli, Napoli.

Psicologa Psicoterapeuta certificazione internazionale Polyvagal Institute & PESI EMDR Practitioner Europe Istruttrice di Mindfulness lInsegnante Self-Compassion Docente , Autrice Per contatti è possibile scrivermi al seguente indirizzo email : [email protected] oppure sulle piattaforme Facebook e LinkedIn ( cercando Monica Martuccelli )

Ho completato il workshop Integrating Self-Compassion into Therapy con Chris Germer, organizzato dal Center for Mindfuln...
07/10/2026

Ho completato il workshop Integrating Self-Compassion into Therapy con Chris Germer, organizzato dal Center for Mindfulness della UC San Diego School of Medicine.

La Self-Compassion in psicoterapia non è una formula da applicare, ma una possibilità che prende forma nell’incontro con ogni persona.

Un approfondimento dedicato a come la compassione verso di sé possa entrare nel lavoro clinico anche quando il trauma e la vergogna rendono difficile sentirsi al sicuro con la propria esperienza.

Mi ha interessato soprattutto il modo in cui il corso ha messo in relazione le pratiche di Self-Compassion con la storia e le possibilità di ciascun paziente. Nel lavoro clinico, infatti, uno strumento può essere utile solo se incontra la persona nel momento giusto.

Il corso ha posto al centro una questione clinica importante: come proporre la Self-Compassion senza trasformarla in una tecnica standard, tenendo conto della storia, delle difese e dei tempi di ciascun paziente.

Il workshop si è concluso con la presentazione di cinque nuove pratiche di Self-Compassion, che ampliano il repertorio degli strumenti che conosco e che integrerò nel mio lavoro clinico con il trauma.





05/10/2026

Per me, allenarmi non significa soltanto muovere il corpo.

Ogni movimento richiede ascolto, coordinazione e attenzione al respiro. Mentre il corpo si muove, la mente torna a ciò che accade qui, nel presente: una pratica informale di mindfulness, fatta di sensazioni, ritmo e presenza.

È anche una pausa di di self-compassion. Non chiedo al corpo di essere perfetto o di fare tutto: provo ad ascoltarlo, rispettarne i tempi e accompagnarlo con gentilezza.

La coordinazione tra movimento e respiro mi aiuta a ritrovare calma e connessione con il corpo. Nella cornice della Teoria Polivagale, per me questo significa poter tornare a uno stato ventrovagale, in cui mi sento più presente, regolata e in contatto con me stessa.

Un modo concreto per prendermi cura di me, un movimento alla volta.

L’attaccamento è un viaggio, non una condanna. In occasione di un congresso con Daniel J. Siegel, uno dei temi centrali ...
04/10/2026

L’attaccamento è un viaggio, non una condanna.

In occasione di un congresso con Daniel J. Siegel, uno dei temi centrali fu la possibilità di considerare l’attaccamento non come un’etichetta immutabile, ma come una modalità attraverso la quale impariamo a organizzare emozioni, vicinanza e relazione con l’altro.

Nell’attaccamento sicuro prevalgono coerenza e regolazione resiliente. In quello ambivalente il bisogno di vicinanza tende a essere amplificato; nell’evitante viene minimizzato. Nell’attaccamento disorganizzato possono invece coesistere il desiderio di avvicinarsi e la necessità di difendersi.

Queste modalità possono riattivarsi nelle relazioni sentimentali, soprattutto quando entrano in gioco intimità, conflitto, separazione o paura di perdere l’altro. C’è chi cerca continue rassicurazioni, chi prende distanza e chi oscilla tra vicinanza e difesa.

Il trauma può incidere profondamente su questo percorso, soprattutto quando la persona dalla quale dipendiamo per ricevere sicurezza diventa anche fonte di paura o non riesce a offrirci una sufficiente esperienza di co-regolazione. Ma il trauma non determina, da solo, uno specifico stile di attaccamento.

La matrice dell’attaccamento può cambiare.

Una psicoterapia orientata dalla Neurobiologia Interpersonale lavora sui processi di integrazione che collegano corpo, emozioni, memoria, pensiero e relazione. All’interno di una relazione terapeutica sintonizzata e sufficientemente sicura, può favorire nuove modalità di regolazione e una maggiore integrazione tra i circuiti corticali e sottocorticali coinvolti nell’attaccamento e nella risposta al trauma.

Non si tratta di cancellare il passato, ma di riorganizzare ciò che il trauma aveva lasciato frammentato, affinché possano emergere maggiore flessibilità, coerenza narrativa e sicurezza acquisita.

Anche una relazione sentimentale affidabile può offrire esperienze di sintonizzazione e riparazione, senza attribuire al partner il compito di curare le ferite dell’altro.

L’attaccamento racconta da dove siamo partiti.
Non stabilisce necessariamente dove possiamo arrivare.


America’s Cup 2026. In attesa di ritrovarci nuovamente a Napoli per l’America’s Cup 2027. ⛵️🌊
01/10/2026

America’s Cup 2026. In attesa di ritrovarci nuovamente a Napoli per l’America’s Cup 2027. ⛵️🌊

Portare la Self-Compassion nella terapiaUna formazione con Chris Germer dedicata all’integrazione della Self-Compassion ...
27/09/2026

Portare la Self-Compassion nella terapia

Una formazione con Chris Germer dedicata all’integrazione della Self-Compassion nella pratica psicoterapeutica, con Kristin Neff a fare gli onori di casa raccontando come ha conosciuto Chris.

Un’attenzione particolare è stata rivolta al lavoro con pazienti con storie traumatiche e PTSD, alla vergogna e ai sistemi di difesa e di protezione che possono rendere difficile rivolgere verso di sé cura e comprensione.

Nel corso del workshop, Germer ha presentato cinque nuove pratiche di Self-Compassion applicate alla psicoterapia, sottolineando un aspetto per me particolarmente importante: non si tratta semplicemente di conoscere una pratica e proporla, ma di scegliere con accuratezza le pratiche proposte .

La Self-Compassion come la Mindfulness , infatti, non è soltanto un insieme di interventi da introdurre in seduta. Può attraversare la terapia attraverso la presenza del terapeuta, la relazione e gli interventi clinici, con un’attenzione costante a ciò che accade nel paziente e nella relazione.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla neurobiologia della Self-Compassion e ai sistemi che sostengono sicurezza, regolazione e risposta alla minaccia. Una prospettiva particolarmente significativa nel lavoro con il trauma, dove diventa essenziale mantenere lo sguardo anche sull’impatto che il contatto ripetuto con sofferenza, paura e vergogna può avere sul terapeuta.

Questi temi dialogano profondamente con il mio libro Lo psicoterapeuta gentile. MWe per integrare teoria polivagale, self-compassion e mindfulness e con il corso che ho tenuto per Spazio Iris, Presenza Sicura – Dallo Psicoterapeuta gentile alla pratica clinica integrata. In entrambi, la cura di sé del terapeuta e la presenza compassionevole diventano parte integrante del lavoro clinico.

Perché prendersi cura di chi cura significa anche prendersi cura della relazione terapeutica.

La dissociazione può essere una dimensione clinica rilevante nella fibromialgia?Una revisione sistematica con meta-anali...
26/09/2026

La dissociazione può essere una dimensione clinica rilevante nella fibromialgia?

Una revisione sistematica con meta-analisi realizzata con la partecipazione del Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e della Salute della Sapienza Università di Roma, insieme a ricercatori di altri atenei e centri clinici, ha esaminato 13 studi sul tema.

I risultati indicano livelli di dissociazione più elevati nelle persone con fibromialgia rispetto ai gruppi di controllo. In diversi studi, i sintomi dissociativi soprattutto quelli somatoformi risultavano associati a dolore più intenso, maggiore disagio psicologico e compromissione funzionale. Emergevano inoltre associazioni con esperienze traumatiche, in particolare infantili.

Il lavoro invita a considerare il trauma e gli aspetti dissociativi nella comprensione dell’esperienza della fibromialgia, senza stabilire un rapporto di causa-effetto. Gli studi inclusi erano infatti tutti trasversali e la qualità metodologica era variabile. Saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire questi legami e le loro possibili implicazioni cliniche.

EMDR Couples Workshop ✨
20/09/2026

EMDR Couples Workshop ✨

EMDR di coppia : Formazione Avanzata. Ogni essere umano nasce con un bisogno di connessione e la coppia può essere un lu...
19/09/2026

EMDR di coppia : Formazione Avanzata.

Ogni essere umano nasce con un bisogno di connessione e la coppia può essere un luogo di connessione.

Le prime esperienze relazionali costruiscano vere e proprie matrici di attaccamento, modellando lo sviluppo cerebrale e le successive modalità di regolazione emotiva. Molte di queste esperienze vengono registrate sotto forma di memorie implicite: tracce non sempre accessibili al ricordo cosciente, ma capaci di riattivarsi nelle relazioni affettive adulte e di orientare percezioni, reazioni corporee e comportamenti.

Quando la relazione diventa stabilmente conflittuale o tossica, si assiste all’attivazione cronica dei sistemi di difesa.

All’interno della coppia si realizza inoltre una continua neurosincronia: durante l’interazione i cervelli si allineano e i sistemi nervosi dei partner si influenzano reciprocamente, sostenendo la regolazione oppure amplificando la disregolazione. Come scrivo nel mio libro “ Lo Psicoterapeuta Gentile “ è sempre “ Da sistema nervoso a sistema nervoso “
Così nei momenti di intensa attivazione, la corteccia prefrontale può temporaneamente “spegnersi”, riducendo la capacità di riflettere, mentalizzare e riconoscere l’altro. A prevalere sono allora le risposte automatiche di attacco, fuga, chiusura o immobilizzazione.

Comprendere ciò che accade nella coppia significa, quindi, osservare non soltanto le parole e i comportamenti, ma anche le memorie implicite, le matrici di attaccamento e i processi neurobiologici che prendono forma nella relazione.

17/09/2026

Il confronto non è sempre esplicito. A volte si nasconde in uno sguardo di delusione, in un elogio rivolto sistematicamente a qualcun altro, in un riconoscimento che arriva soltanto quando si raggiunge un risultato.
Il bambino può così imparare che l’amore e l’approvazione vadano conquistati attraverso la prestazione.
Da adulto, il problema non è soltanto sentirsi inferiore agli altri: è rischiare di organizzare la propria vita intorno al bisogno di dimostrare continuamente di essere all’altezza.
In psicoterapia, il lavoro può iniziare proprio da qui: esplorare quando il proprio valore è diventato qualcosa da dimostrare, anziché qualcosa da riconoscere.

Era da tempo che desideravo dedicare uno spazio al lavoro sulle difese nella terapia EMDR.Un ricordo traumatico non è so...
06/09/2026

Era da tempo che desideravo dedicare uno spazio al lavoro sulle difese nella terapia EMDR.

Un ricordo traumatico non è soltanto il ricordo di qualcosa che è accaduto. È parte di un’esperienza che, nel momento in cui è stata vissuta, è risultata troppo travolgente e disturbante perché potesse essere pienamente elaborata. L’elaborazione si è interrotta, lasciando qualcosa di incompiuto.

Ed è proprio intorno a ciò che non ha potuto essere elaborato che possono organizzarsi modalità protettive: evitamento, diniego, controllo eccessivo, idealizzazione, dipendenza, difese narcisistiche, vergogna difensiva, dissociazione.

Nel lavoro EMDR incontriamo continuamente queste difese. E uno degli aspetti che trovo più interessanti dell’approccio è proprio la possibilità di lavorare con esse in modo estremamente capillare e mirato, senza considerarle semplicemente ostacoli da rimuovere.

Una difesa ha avuto e può avere ancora una funzione. Ha protetto la persona da emozioni, bisogni, ricordi o parti di sé che, in un determinato momento, non potevano essere avvicinati senza sentirsi sopraffatta.

Per questo mi piace immaginarle come una matrioska: nel procedere del percorso terapeutico una protezione può lasciare intravedere quella successiva, fino ad avvicinarci, quando la persona è pronta, alle parti più vulnerabili dell’esperienza.

Non è una sequenza rigida e non è uguale per tutti. È piuttosto una possibile mappa clinica, ispirata al lavoro sulle difese dell’EMDR Toolbox di Jim Knipe.

L’obiettivo non è eliminare le difese, ma comprendere ciò che stanno ancora proteggendo.

Dott.ssa Monica Martuccelli
Psicologa Psicoterapeuta
EMDR Europe Practitioner

Indirizzo

Via San Gennaro Al Vomero 15 Napoli
Naples
80129

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