08/06/2026
Ho appena finito di vedere "Due spicci" di Zerocalcare e devo dire che è un meraviglioso, a tratti spietato, viaggio introspettivo.
Non sono un'amante delle serie TV, ma questa riesce a colpire dritto alle parti più profonde di ognuno di noi. Da psicoterapeuta credo che alcuni aspetti psicologici drammaticamente vicini alla nostra generazione, siano trattati in maniera assolutamente precisa, con un pizzico di ironia cruda, ma preziosa: la pressione del precariato, il peso dei debiti (reali ed emotivi) e l'ansia soffocante di non farcela quando la vita "adulta" morde sul serio. Riesce a mettere in scena dinamiche complesse con una lucidità disarmante:
Il senso di colpa e il "salvataggio" nelle relazioni: Zero che si incasina per un amico, pur stando già affogando nei suoi problemi.
La paralisi da iper-responsabilità: Ogni scelta sembra determinare un problema più grande.
I legami logorati dal silenzio: Le incomprensioni tra amici storici, la complessità sentimentale come specchio di come i nostri spazi mentali si incasinino quando la realtà si fa dura.
La voce dell'Armadillo come meccanismo di difesa: una presenza disillusa ma protettiva.
In ogni dialogo tra loro c'è uno schema psicologico ben preciso di protezione dal dolore emotivo e dal fallimento.
Certo, Due spicci non dà soluzioni pronte, o almeno non a tutto, ma ti dà la netta sensazione di non essere solo: perché quando si ha il coraggio di dirle certe cose, iniziano a pesare di meno.