01/09/2026
Nel silenzio globale e dei media, si sono spenti i riflettori sulla COP17 Mongolia sulla desertificazione. Nessun commento, nessuna reazione plateale, per una Cop che ha rinviato nuovamente tra due anni (due lunghi anni) la discussione su un tema che ci riguarda molto da vicino.
Su tanti punti non si è raggiunto nessun accordo, come sulla siccità generata o esacerbata dal cambiamento climatico o sulla creazione di un piano d’azione comune del mondo intero contro la desertificazione, come chiesto dai paesi africani.
Il grande villain di questa COP sono stati gli Stati Uniti, che hanno letteralmente bloccato i negoziati, non volevano le parole “riscaldamento climatico” e "crisi climatica" nei documenti, né uguaglianza di genere, migrazioni e diritti dei popoli autoctoni. Hanno definito apertamente che la siccità non deve essere affrontata come un problema globale ma come un problema locale ( immaginatevi stati come Malawi e Tuvalu cercare dei soldi che non hanno per affrontare una crisi che non hanno causato).
La cosa davvero triste e che dà rabbia è che le comunità che vivono la desertificazione ogni giorno non sono state minimamente ascoltate.
L'unica cosa positiva, se così vogliamo dire, sono stati gli 1,3 miliardi di dollari per 45 progetti di restaurazione di terre degradate in 23 paesi. Servirebbe un miliardo al giorno, dal 2025 al 2030, noi ne abbiamo trovati solo 1,3 miliardi; lascio a voi i conti di quanti ne mancano all'appello.
Insomma, un'assemblea di condominio globale che non ha prodotto granché, resa ancora più frustrante dal totale disinteresse globale e dei media (italiani ancor di più); nel frattempo manca sempre meno alla COP31 Türkiye che arriva in un mondo frammentato, che non ha voglia di impegnarsi ad adattarsi alla crisi climatica e che ancora non ha capito il grave dramma umano che la stessa provocherà nelle vite di tutti noi e sulla biodiversità.
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Condiviso da Andrea Grieco