Dott. Pasquale Rescigno

Dott. Pasquale Rescigno il Dott. Pasquale Rescigno è un fisioterapista specializzato in posturologia, terapia manuale e ria

Pasquale Rescigno è un fisioterapista specializzato in posturologia, terapia manuale e riabilitazione sportiva

Ho scritto una guida per un dolore di cui non si parla.Si chiama «Vivere con la nevralgia del pudendo» e nasce nel mio s...
05/09/2026

Ho scritto una guida per un dolore di cui non si parla.

Si chiama «Vivere con la nevralgia del pudendo» e nasce nel mio studio, da anni di persone arrivate dopo diagnosi sbagliate: prostatite, cistite, vulvodinia, sciatalgia.

Nomi che non erano i loro. Sette su dieci passano di lì, e più della metà aspetta da uno a cinque anni prima di sentire quello giusto.

Nel frattempo la vita si restringe: stare seduti diventa un problema, gli antidolorifici comuni non bastano. E non è colpa tua se ci hai messo tanto.

Nella guida ho messo per iscritto quello che spiego ai miei pazienti. Prima capire: sei capitoli per leggere il tuo corpo, con un self-check da portare alla visita. Poi fare: dieci esercizi in video e un programma di dodici settimane, costruito su un principio che sorprende quasi tutti: rilassare, non rinforzare. E un diario dei sintomi, perché i progressi si misurano, non si immaginano.

Nessuna promessa miracolosa. Un metodo chiaro per capire e gestire, da affiancare al tuo medico o fisioterapista.

La trovi su nevralgiadelpudendo.it, il link è in bio. Se conosci qualcuno che convive con questo dolore, mandaglielo: a volte il primo passo è sapere che ha un nome.

Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.

04/09/2026

Della macchina fai il tagliando. Della caldaia fai il controllo annuale.

E del corpo? Aspetti che si fermi?

Con gli oggetti siamo previdenti, con noi stessi siamo reattivi: aspettiamo il dolore forte, il blocco, il referto. E a quel punto il recupero è più lungo, più faticoso e meno prevedibile.

Non è pigrizia. È che il corpo, a differenza della macchina, non ha una spia che si accende.

Ha dei piccoli segnali:

– la rigidità del mattino che dura un po’ più di prima

– il fastidio che arriva solo a fine giornata

– il movimento che hai smesso di fare senza accorgertene

Sono spie. Solo che non si accendono: si spengono piano.

Prevenire vuol dire fare di più. Aggiungere anni alla vita è una cosa, aggiungere vita agli anni è un’altra. Il libro parla della seconda.

Anatomia del benessere: trovi il link in bio.

Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.

08/08/2026

Ogni mattina milioni di persone salgono sulla bilancia e leggono un numero. Poi decidono come sarà la giornata in base a quel numero.

Il problema è che il corpo quel numero non lo legge.
Il corpo legge carico.

Ogni chilo in più è lavoro extra: per le ginocchia quando scendi le scale, per le anche quando ti alzi dalla sedia, per la colonna che ti tiene in piedi tutto il giorno. E per tutto il sistema che quei distretti li tiene in movimento.
E non è solo una questione meccanica. Il grasso in eccesso non è materiale inerte parcheggiato lì: dialoga con il resto del corpo e partecipa a quella infiammazione di fondo di cui si parla sempre di più.

Per questo la domanda che faccio in studio non è “quanto pesi”. È: con quanto carico si muove il tuo corpo?
Un peso sano non è un’estetica da raggiungere. È meno usura sulle articolazioni, è più libertà di movimento nel tempo, senza l’ossessione del numero.

Non è questione di bilancia. È questione di come ti muovi oggi — e di come ti muoverai fra vent’anni.
Se il peso ti sta cambiando il modo di muoverti, è un segnale che merita una valutazione, non un altro mese passato a guardare la bilancia.

Salva questo video e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.

Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.

04/08/2026

Vivi in apnea e non te ne accorgi.

Sotto stress il respiro si fa corto e sale nel petto, il diaframma si blocca. Quel respiro corto dice al cervello “allarme”, il cervello alza lo stress, e lo stress blocca ancora di più il respiro. Un circolo che si autoalimenta.

Si spezza dove è nato: respiro lento, profondo, dalla pancia. Non cancella lo stress, ma ti fa uscire dall’apnea.

Mano sulla pancia. 2 minuti. Stasera.
Salva e seguimi 👇

01/08/2026
30/07/2026

Un atleta non si gioca le prestazioni in allenamento. Se le gioca nelle 22 ore in cui non si allena.

Guardiamo tutti all’ora di lavoro intenso. Ma è nel resto della giornata che il corpo si costruisce o si rompe: come recuperi, come dormi, come gestisci il carico.

Dal punto di vista fisioterapico il sovraccarico raramente nasce da un singolo gesto. Nasce da un recupero insufficiente, ripetuto nel tempo: il tessuto non fa in tempo a ripararsi prima dello stimolo successivo.

Per questo il lavoro non finisce sul lettino. Guardo le abitudini fuori: il sonno, la gestione dei picchi, i segnali che il corpo manda molto prima di cedere.

La prestazione si costruisce dove nessuno guarda. Fuori dal campo.

Salva questo video e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.

Overtraining: quando allenarsi diventa un danno 🏃‍♂️A luglio ci si allena di più: corsa, palestra, preparazioni estive. ...
28/07/2026

Overtraining: quando allenarsi diventa un danno 🏃‍♂️

A luglio ci si allena di più: corsa, palestra, preparazioni estive. Ma c’è una cosa che dico spesso ai miei pazienti: più non è sempre meglio.

Il punto non è quanto ti alleni, ma quanto recuperi. Quando intensità e frequenza superano la capacità di recupero del corpo, l’allenamento smette di costruire e inizia a consumare.

Il recupero non è una pausa, non è tempo perso. Durante lo sforzo il corpo accumula micro-stress: è normale, è l’innesco. È nel recupero che si ricostruisce, un po’ più forte di prima. Se salti quella fase, il debito si accumula — e prima o poi si paga.

Ci sono dei segnali che meritano attenzione: una stanchezza che il riposo non toglie, dolori persistenti, sonno che non ristora, umore giù, prestazioni in calo pur allenandoti di più, e infortuni più frequenti. Non sono una diagnosi, ma un invito ad ascoltarti.

Come restare nella zona giusta? Ascolta il corpo prima del programma, varia gli stimoli, pianifica il recupero come parte dell’allenamento, cura alimentazione e sonno: è lì che avviene la ricostruzione.

Se questo modo di spiegare il corpo ti è utile, salva il post e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.

Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.

26/07/2026

Da cosa parte la nevralgia del pudendo? 🔎

È una delle prime domande che mi sento fare. E quasi tutti cercano una causa. Una sola.

Ma quasi mai funziona così.

Nella maggior parte dei casi non c’è un colpevole unico: è una somma di fattori che si accumula nel tempo 👇

• una compressione dove il nervo passa stretto
• un pavimento pelvico rimasto troppo contratto (spesso per stress)
• una vecchia caduta o un intervento di anni prima
• troppe ore seduto su superfici dure

Da soli, magari, non basterebbero. Messi insieme, sì.

Ecco perché capire quali fattori pesano nel tuo caso non è un dettaglio: cambia la strategia. Una compressione meccanica si gestisce in un modo, un ipertono da stress in un altro, un’irritazione che parte dalla colonna in un altro ancora.

Per questo un percorso serio parte sempre dalla tua storia. Non da uno schema uguale per tutti.

📌 Salva questo post e seguimi: qui si parla di nevralgia del pudendo senza tabù.

⚠️ Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione individuale.

La postura della preoccupazione 🧠➡️💪Lo stress non resta nella testa. Lo vedo tutti i giorni: scende nelle spalle, nel co...
24/07/2026

La postura della preoccupazione 🧠➡️💪

Lo stress non resta nella testa. Lo vedo tutti i giorni: scende nelle spalle, nel collo, nella mandibola. E col tempo diventa una vera e propria corazza invisibile — la indossi senza nemmeno accorgertene.

Quando osservo un corpo teso, la riconosco a colpo d’occhio: testa protratta in avanti, spalle sollevate e chiuse, torace compresso, mandibola serrata. È la “postura della preoccupazione”.

Ecco come la leggo. Alcuni muscoli si accorciano — pettorali, flessori dell’anca, cervicali anteriori — mentre altri si indeboliscono, come romboidi e glutei. Il carico si sposta, altri muscoli vanno in sovraccarico. Per questo il dolore, spesso, non è dove lo senti.

Da dove parto io? Da tre cose semplici. La consapevolezza — accorgersi della corazza è già iniziare a scioglierla. Il respiro diaframmatico, che riapre il torace e fa scendere le spalle. E il movimento, che rimette in moto le catene rimaste ferme.

Questi segnali meritano una valutazione. Se ti ci ritrovi, salva il post e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.

Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.

22/07/2026

Il dilettante più a rischio? Sei tu. 🏃‍♂️

Ti alleni con la testa di un professionista — passione, ambizione, voglia di spingere.
Ma senza la squadra che protegge un professionista: tempo di recupero, staff, monitoraggio costante.

È lì, in quel limbo, che ci si fa male. Non per poco impegno → per troppo impegno senza rete. Il corpo accumula in silenzio, e a un certo punto presenta il conto.

La soluzione non è spingere di meno. È spingere con criterio:
🔹 ascoltare i segnali del corpo
🔹 costruire il recupero con la stessa cura con cui costruisci l’allenamento
🔹 fermarti un giorno prima, invece che un mese dopo

Questa è la vera disciplina di chi fa sul serio. 💪

📌 Salva questo video e seguimi: ti mostro come ragiono.


Dott. Pasquale Rescigno · Studio SpineLab

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