Dott.ssa Debora Traficante

Dott.ssa Debora Traficante Psicologa, Neuropsicologa, Psicoterapeuta, Supervisore E.M.D.R.

Se sei arrivata/o da poco su questa pagina, benvenuta/o. Ho pensato di raccontarti in poche slide chi sono e cosa trovi ...
05/09/2026

Se sei arrivata/o da poco su questa pagina, benvenuta/o.

Ho pensato di raccontarti in poche slide chi sono e cosa trovi qui: sono Debora Traficante, psicologa, neuropsicologa, psicoterapeuta e Supervisore EMDR, e nel privato lavoro ogni giorno (prevalentemente) con il trauma — quello con la T maiuscola, ma anche le tracce più sottili che certe esperienze lasciano su memoria, emozioni e relazioni.

Qui provo a portare la stessa materia fuori dalla stanza, senza impoverirla:
- con Ciak si analizza guardiamo personaggi noti come specchio di dinamiche relazionali e traumatiche,
- con Pillole di Supervisione EMDR entriamo nella stanza della supervisione, e con la nuova rubrica
- Esperimenti che ci riguardano rileggiamo gli esperimenti storici della psicologia con occhi da psicoterapeuta.

Quello che non troverai: diagnosi a distanza, etichette facili, verità assolute. Troverai invece domande fatte bene, e la pazienza di dire “dipende” o “non lo sappiamo ancora” quando è quella la risposta onesta.

Grazie per essere qui, e per tutti i messaggi che mi scrivete 🌸 sono spesso il motivo per cui continuo a fare questo lavoro anche fuori dallo studio.

31/08/2026

Nessuno ci ha detto che stiamo sbagliando. Ma in molti, nella stanza, hanno appena risposto la stessa cosa…sbagliata.
Nel 1956 Solomon Asch mise alcune persone davanti a un compito quasi banale: confrontare la lunghezza di alcune linee. La risposta era evidente.
Eppure, quando le altre persone presenti nella stanza iniziavano a dare, una dopo l’altra, la stessa risposta sbagliata, qualcosa cambiava. Non per tutti nello stesso modo.
C’era chi continuava a vedere correttamente, ma si adeguava per non sentirsi diverso. C’era chi cominciava a dubitare del proprio giudizio. E c’era, più raramente, chi arrivava a riferire di percepire come corretta proprio la risposta della maggioranza.
È questo, forse, l’aspetto che trovo più interessante. Non siamo influenzabili tutti nello stesso modo, e il conformismo non è semplicemente una scelta tra “dire la verità” e “seguire gli altri”: può toccare quello che diciamo, quello che pensiamo, o — più raramente — il modo stesso in cui interpretiamo ciò che abbiamo davanti.

In psicoterapia questo tema torna continuamente, anche se in forme molto più complesse. Perché una delle cose più difficili da costruire, e talvolta da ricostruire, è la possibilità di ascoltare la propria esperienza senza doverla immediatamente confrontare con quella degli altri.
Non significa pensare che gli altri abbiano sempre torto: significa poter tenere insieme due esperienze — la loro e la mia — senza dover cancellare la seconda.

Anche per questo l’esperimento di Asch continua a parlarci. La domanda più delicata non è quanto siamo influenzabili dagli altri, ma cosa succede dentro di noi quando la nostra esperienza non coincide più con quella di nessuno.
È lì, forse, che comincia il lavoro.
Le nostre reazioni hanno una storia.

Riferimenti
Asch, S. E. (1956). Studies of independence and conformity: I. A minority of one against a unanimous majority. Psychological Monographs: General and Applied, 70(9), 1–70.

28/08/2026

Rumi non nasconde solo un segreto. Nasconde una parte di sé che le hanno insegnato a temere fin da bambina.
Nata da una demon hunter e da un demone, cresce sapendo di portare dentro qualcosa che, se scoperto, potrebbe distruggere tutto ciò che ha costruito. Le viene insegnato a occultare i segni sulla pelle che rivelano questa origine, con la promessa che un giorno, diventando abbastanza brava nel suo ruolo, potranno sparire per sempre, quasi che l’unico modo per essere accettata fosse cancellare quella parte di sé, non conviverci.

Quei segni, però, non restano nascosti quando servirebbe di più: si intensificano proprio nei momenti di vergogna, paura o perdita di controllo. Nel linguaggio simbolico del film, il corpo rende visibile ciò che Rumi cerca disperatamente di occultare.

Il punto di rottura arriva sul palco, davanti a migliaia di persone: la voce le si spezza proprio mentre i segni riaffiorano. Non è solo un incidente di percorso può essere letto come il segnale del costo psicologico di mantenere separato e nascosto un aspetto così centrale della propria identità.

La vera svolta non arriva quando Rumi elimina quella parte di sé, ma quando smette di combatterla. Integrandola, invece di rifiutarla, ritrova anche la pienezza della propria voce.

In diversi approcci psicoterapeutici si lavora anche sulla possibilità di riconoscere e integrare aspetti di sé precedentemente rifiutati, senza confondere l’accettazione con la rinuncia al cambiamento.

E forse è proprio questo il punto più potente della storia:

Rumi non diventa intera quando i suoi segni scompaiono.
Diventa intera quando non ha più bisogno di nasconderli.

E tu, hai mai sentito di dover nascondere una parte di te per essere accettatə?

Ci sono frasi che, con il tempo, diventano familiari a chi fa questo lavoro. Non perché esistano risposte standard, ma p...
22/08/2026

Ci sono frasi che, con il tempo, diventano familiari a chi fa questo lavoro.
Non perché esistano risposte standard, ma perché certe domande, ripetute in stanze diverse con persone diverse, aiutano quasi sempre a guardare le cose da un’altra prospettiva.

“Questo ci dice qualcosa di te, dell’altro... o di entrambi?” la uso quando il racconto rischia di restare tutto fuori, sull’altra persona o sulla situazione.

“Quanto lo senti disturbante, da 0 a 10?” sembra una domanda semplice, e in parte lo è. Ma due persone possono raccontare lo stesso evento e sentirlo a distanze completamente diverse ed è quella distanza, non il fatto in sé, che mi interessa capire (e poi è una delle domande più comuni durante le sedute EMDR).

“Quando hai iniziato a pensare questo di te?” la porto quando una convinzione su di sé viene raccontata come un dato di fatto, sempre esistito.
Quasi mai lo è.
Ha una data, un contesto...

“Se fosse successo a una persona a cui vuoi bene...” è la domanda che, più di altre, fa cambiare espressione a chi ho davanti. Rivela quanto siamo capaci di comprensione e compassione verso gli altri, e quanto poco spesso la rivolgiamo a noi stessi.

“Che cosa avresti avuto bisogno di sentirti dire, in quel momento?” non riscrive il passato. Ma a volte apre un modo diverso di stare con quel ricordo, oggi.

Poi c’è quella che dico più di tutte: “non dobbiamo convincere il cervello, dobbiamo capire cosa ha imparato.” Molte reazioni che oggi fanno soffrire sono state, in un momento preciso della vita, adattamenti utili.
Capirne l’origine non è cercare giustificazioni o colpevoli, è chiedersi se ciò che allora ha funzionato serve ancora, oggi, o se è rimasto acceso anche quando non serve più.

Quale di queste frasi ti sei sentito dire, o avresti voluto sentirti dire, durante un percorso terapeutico?

Indirizzo

Nardò
73048

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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