Ville di Nozzano Neomesia - Reparto Disturbi dell'Alimentazione

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Ville di Nozzano Neomesia - Reparto Disturbi dell'Alimentazione Ricovero riabilitativo per Disturbi dell'Alimentazione

15 marzo~Giornata Mondiale dei Disturbi del Comportamento Alimentare o Giornata del Fiocchetto Lilla~ Oggi questa giorna...
15/03/2024

15 marzo
~Giornata Mondiale dei Disturbi del Comportamento Alimentare o Giornata del Fiocchetto Lilla~
Oggi questa giornata è diversa da tutte le altre che ho vissuto perché ho scelto la vita,ho scelto di combattere questi mostri che per anni mi hanno devastata e sono qua,ricoverata da ormai 7 mesi a pensare a quanto tutta la sofferenza che portano questi disturbi mi abbia annientata.
Sto cercando di ritrovare la vera me,quella che fa ciò che ama e non ciò che le detta la testa ed il disturbo,quella che chiede aiuto e che non lascia che tutto giri attorno a come appare.
Non è stato facile,non è facile e non sarà facile dover accettare che tutto ciò che il disturbo mi ha messo in testa in questi anni debba crollare per il mio bene, riscoprire il mondo e soprattutto riscoprirmi.
Vivere in una gabbia di pensieri che l’unica cosa che mi fanno pensare è he non valgo niente e che non mi merito di vivere perché non ne sono all’altezza,in una gabbia in cui tutto è bianco o nero senza sfumature,in cui se non seguo ciò che la testa mi dice devo solo farmi male per compensare quel dolore.
Spero che tutti coloro che stanno leggendo queste mie parole non pensino che sia solo una scema che si fa influenzare troppo dalla sua testa perché giuro che ci sto provando a rispondere a questi pensieri,a capire che sono dettati dal disturbo e non da me e soprattutto che io non sono il mio disturbo.
Non auguro questi disturbi a nessuno,non auguro nemmeno al mio peggior nemico la sensazione di doversi nascondere da tutti per non sentirsi a disagio,di dover nascondere le proprie cicatrici visibili ed invisibili,di non provare mai quel dolore che ti toglie addirittura il respiro passando davanti ad uno specchio in cui vedi solo un’immagine che ti fa schifo,di avere il vuoto nei propri occhi e di voler solo sprofondare vedendo le persone a te care preoccupate per cose che solitamente tutti fanno in modo normale ma che tu non riesci a gestire.
Spero con tutta me stessa che tutti capiscano la voglia che ho di tornare a vivere e non a sopravvivere,e che anche se spesso ancora altri pensieri la sovrastano lei non mi abbandona perché grazie a tutte le persone,dottori e non,che ho incontrato in questi anni,sto capendo che forse vale la pena vivere e amarci.
Vorrei dal profondo del mio cuore che in questa giornata vengano esorcizzati molti temi e stereotipi riguardanti i disturbi alimentari per far sì che essi vengano contrastati e validati ogni giorno dell’anno e non solo durante una giornata.
Ognuno di noi ha diritto di vivere e di ricordare di chiedere aiuto perché NESSUNO SI SALVA DA SOLO.
Testo di G.V.
Disegno di F.G.

14/11/2023

Approvato dalla giunta il piano di recupero dell’ex caserma. Studentato, appartamenti, piazza pubblica e multipiano

15/03/2023
15/03/2023

“Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta la vita”

Lunedì 10 ottobre, dalle 21 alle 22, per la giornata della Salute Mentale, faremo una presentazione online sul modello o...
30/09/2022

Lunedì 10 ottobre, dalle 21 alle 22, per la giornata della Salute Mentale, faremo una presentazione online sul modello organizzativo e di trattamento dei Disturbi dell'Alimentazione a Ville di Nozzano.
Per connettersi: https://us02web.zoom.us/j/9091337872

25/09/2022

Scrittura creativa – 22/09/2022

Dorothy ha i capelli d’erba e di grano, frusciano assieme ai boschi di bambù di cui disseminato il suo mondo. Non mondo. Cammina sorretta dai suoi due piedi, poi da uno, poi da nessuno: si fida della Terra, l’ha conosciuta. È una donna savia, antica come tutte le ere. Sprigiona l’aroma dei cicli, dell’umido, del secco, del vento, delle acque. Sui dermatoglifi dei suoi dieci polpastrelli, solchi e creste di flore, faune e piccoli uomini indaffarati, di una storia che fu, che è, sarà. Terra muove una mano e crea, disfa, sorprende, non disattente le aspettative e semina il prevedibile. Dorothy le ha chiesto, durante una notte senza sogni, come si chiamasse questo incanto di lucciole che Terra accende socchiudendo le ciglia, l’una sull’altra. Metamorfosi, ha risposto. Acqua sorgiva, poi fiume, poi mare, poi pioggia: sempre la stessa, fin da quando le rocce ne hanno memoria, mai la stessa per i pescatori affaccendati sugli argini dei fiumi o fluttuanti nel mare di Bering. Dorothy volteggia fra i bambù che danzano nello scirocco di un autunno bambino, nato assieme a qualche foglia gialla da enciclopedia. Veste un abito di incertezze, sulle sete e drappi che le circondano la pelle, è intessuta, non si sa dalla maestria di quale sarto del luogo, una bussola. Il suo ago si muove e corre senza senno: è un Orlando atterrato sulla luna. Dorothy corre e canta per le vie del villaggio, le pettegole, con lingue maldicenti solo a causa della noia o della solitudine, raccontano strane storie sulla bussola di seta. Si vocifera che, presto o tardi, indicherà una meta. A chi si chiede quale tesoro questa celi, giunge indietro un’eco smodata e tonale che recita, al contrario, la stessa domanda da cui si è profusa nel cielo terso. Il lettore si starà chiedendo se il mistero che Dorothy indossa la spaventi. Noi possiamo solo attenerci alla verità, il falso è veleno per topi quaggiù! Fin tanto che la vediamo camminare sulle foglie d’autunno e cantare quando sorge il sole, non ci poniamo quesiti. Ci fidiamo di lei.
Il luogo d’origine di Dorothy è l’Altrove. Non sappiamo descriverlo raffinatamente, non siamo certo aedi ospitati in sfarzose corti. Altrove è quel posto in cui i viandanti che incrociano i loro cammini si salutano con un sorriso. Sebbene stanchi, sommersi, sovrappensiero. Sebbene sconosciuti. E, dopo, si augurano: «Buona Giornata!» o «Buon Viaggio!».
In un giorno che non era nessuno dei sette e sicuramente non nel tardo pomeriggio, Dorothy si era allontanata da tutte le strade principali di Altrove. Approdando nel contado di erbe selvatiche, osservò, vicino a un vecchio rudere, una donna e una bambina con lunghi grembi sporchi di terra. Seminavano: ogni seme passava dalla mano di velluto a quella di grinze, poi giù nel ventre della terra. E ancora. E ancora.
«Infaticabili!».
La voce proveniva dalla gola di un’altra contadina. Dorothy non l’aveva mai vista prima.
«A volte ho l’impressione che siano le stesse due che osservo da quando sono piccola. Mi chiamo Miss Continuità, mio padre mi ha concesso qualche ora di riposo. Lo fa spesso quando arriva il giorno che non è nessuno dei sette. Io vengo qua, sempre. Mi lascio cullare dal suono dei frassini e guardo la loro danza, la danza dei semi».
«Non è stagione. Terra, ora, è infeconda. Perché tanto affanno, dunque? Non possono attendere i giusti cicli, come tutti?» chiese Dorothy, con la supponenza dolce di chi crede di possedere risposte.
La Miss rise fino alle lacrime. «Giusti!» esclamò. «Chi sa quali siano i cicli giusti e quelli un po’ meno giusti! Loro danzano coi semi per danzare, hanno fede piccola Dorothy! Che sciocca bambina. I semi che scivolano dalle loro mani diverranno. Che cosa? Quando? Ma che importa. Loro attendono il miracolo eretico. Per questo danzano per loro. Con loro».
Dorothy non le aveva detto il suo nome. Si sentì offesa, replicò scontrosamente: «La fede è miele per ciarlatani. O sognatori pazzi».
«La fede è per pochi». Dorothy si sentì baciare con tenerezza i capelli di erba e grano, si voltò per rispondere, ma la Miss era sparita con lo stesso silenzio con il quale era atterrata al suo fianco.
Riprese il cammino. Rifletteva. La fede e la danza. Mosse i due piedi, poi uno, poi l’altro, poi nessuno. Decise di ballare per fede. Chiuse gli occhi: un drappo della sua veste si fece rigido. La bussola di seta vorticava senza sosta. Poi, all’improvviso, la stasi. Il drappo era ancora rigido, le due asticelle della bussola pendevano, ancora senza conoscenza del poi. O del dove. Fu allora che Dorothy notò, ai margini della strada polverosa, una bambina di Altrove. Avevano giocato assieme spesso: Signorina Compassione. Le gote rosa, di primavera, rigate da calde lacrime. Si avvicinò, senza parlare. Nel giorno che non è nessuno dei sette la parola è intrusiva. Ospite non gradito presentatosi alla porta di una festa per la quale non aveva ricevuto invito. Curava l’ala ferita di un Passero senza vita, vittima di un errore o di una volontà. Signorina Compassione aveva già scavato, in suo onore, una piccola fossa. Non lo depose, non subito. Curava e piangeva, le sue labbra incontravano il becco rosso e grigio. Signorina versa lacrime e curava. Dorothy si chinò lieve sui suoi capelli, l’abbracciò, senza proferire parola alcuna. Un altro drappo rigido, altre lancette che vorticano senza magnete o attrazione. Signorina Compassione si sciolse come sabbia e volò via nel vento. Dorothy, incredula, si guardò attorno. Ai suoi due piedi, Terra e Passero senza vita. Lo seppellì e recitò per lui un canto di gioia.
Riprese il cammino. Prima taciturna come le stelle la notte, poi riprese a danzare per fede, stavolta intonando anche il canto di gioia per il Passero. Qualche viaggiatore la vide, quel giorno. Se la ricorda grande come il mondo tutto. Qualche affabulatore racconta di averla vista volare.
L’ultima notizia che abbiamo di Dorothy – e il lettore ci perdonerà se, stavolta, lo lasciamo senza finale gustoso, senza una morale impeccabile e pura – la narra e racconta in prossimità di un bivio, con la veste rigida e morbida, con la sua bussola di seta ancora screanzata, senza meta. Senza tesoro nascosto. Confabulava con un anziano signore, un certo Mr. Coraggio. Uno straniero di un paese lontano, con una carovana piena di oggetti misteriosi provenienti da luoghi remoti. Arcani e orpelli accatastati l’uno sull’altro, curiosi carillon che parlavano lingue incomprensibili.
Lo udirono urlare: «Hai o non hai appreso la danza dei semi? La fede Dorothy! L’amore, la Compassione! Hai o non hai seppellito il Passero senza vita? Non serve altro. Ti devi fidare di me, dammi la mano! Partiamo!». Si dice che Dorothy piangesse. Che avesse paura.
«Non ti conosco, non abbiamo una mappa, non posso allontanarmi dai boschi di bambù, sono gli unici alberi che chiamo casa. E Terra? Terra salda, Terra sicura? La mia bussola di seta è bambina, neanche lei conosce strade. Non vedi? È pazza. Pazza, deve crescere con me!».
Qui si ferma la nostra conoscenza. Qui si ferma la nostra storia. Di Dorothy sappiamo che camminò con lo straniero, prima due piedi, poi uno, poi l’altro, poi nessuno. La veste rigida e morbida, la bussola di seta intessuta da un sarto che fu ancora senza meta. Da qualche villaggio limitrofo, hanno riferito di averla vista danzare e cantare con lo sconosciuto.
Ad Altrove non ha ancora fatto ritorno. Non sappiamo se rincaserà, non sappiamo in che viaggi si sia perduta o ritrovata. Eppure, Dorothy è sempre stata così: figlia delle Metamorfosi e delle notti senza sogno, ma piene di stelle.
C. R.

SCRITTURA CREATIVA: GIOVEDÌ 18 AGOSTO 2022Io sono amore dolcesono vento, sono soffio e sussurrosono tempestasono cielo t...
19/08/2022

SCRITTURA CREATIVA: GIOVEDÌ 18 AGOSTO 2022
Io sono amore dolce
sono vento, sono soffio e sussurro
sono tempesta
sono cielo tutto
tempesta si spegne
Io chiudo gli occhi
Io fermo, mi fermo
Mi ferma
Sono piccola, sono bambina
Imparo a cavalcare biciclette
Traballo scovolò mi sbuccio il ginocchio
Rido rido rido!
Sono sorriso
Sono risata golosa del volo
Volo! Sono foglia d’autunno
Sono profumo di fiori
Sono grembiule sudato
Sono inchiostri, mille inchiostri di pennarelli
sulla mia pelle piccola, pelle di bimba!
Sono amore dolce
Sono baci timidi di labbra maldestre
Sono carezza sul volto
Va bene piccola, tutto bene
Sono: “poggia i capelli sul mio petto, respira”
Sono: posso scendere al prossimo giro di giostra?
Sono sì posso!
Sono: sì posso perché nel sonno voglio fare un sogno
Sono: lascia che dorma o sdraiati al mio fianco
Sono: dormiamo assieme, rallentiamo il soffio
Sono aria
Sono: respirala. Piano. Nei polmoni.
Sono piedi sporchi di terra, ho corso su tutti i prati
Sono farfalla, mi stendo sulle ortensie
Sono le nuvole e la luna precoce che nasce bianca prima del tramonto Sono brezza pungente
Sono barca a vela che dorme sul mare
Sono barca a vela che attende Alba, paziente
Salperò o non salperò: non lo so!
Sono attesa
Sono vuoto
Sono leggera
Sono tegole sotto al sole e gatto sornione
Senza scadenze impegni doveri
Sono tante domande e nessuna risposta
E, in questo, sono amore tenero
Sono l’abbraccio e la mia pelle che lo riceve
Sono io
Sono io che ho bisogno di lacrime calde
Sono io che ho bisogno di amore, di protezione
Sono io che ho bisogno di pause e tempi lunghi
Sono io e ti chiedo: dammi, in silenzio, la mano

Lascia che mi ascolti così
Mentre stendo i miei capelli sulle ortensie a primavera
Guardami: sono io e mi fermo
Sono io e ballo con i gitani a piedi nudi
calpestando vetri di bottiglia rotti
Ubriaca di vino nero
Guardami: sono io e sono arte
Ma guardami ora: sono io e sono bambina
Guardami: se ho paura, stringimi e promettimi che passerà
Mi fido, ci crederò
Guardami: ho fatto un incubo. Guardami: sono vulnerabile, ho bisogno che tu mia dia la mano Guardami: stai in silenzio con me
Guardami: posso fermarmi a guardare le nuvole che corrono con la tramontana
Guardami! Perché adesso non so niente, non ho risposte e sorrido se mi sbuccio un ginocchio. Guardami: adesso sono vuoto e cammino su fili di vetro
Guardami: posso farlo e posso cadere
Perché sono io e io sono leggera, sono lieve
Sono petali sparsi e sono il soffio che nasce nei miei polmoni, esce dalla mia bocca e li sparge Sono tutto, sono questa
Guardami: mi sono fermata.
Se vuoi parlare, in silenzio, con me,
Mi troverai fra le ortensie
Mi riconoscerai perché io, lì, sono sorriso.

2022 Farfalle...
La metamorfosi è il cambiamento, se pensato in un ottica entomologa, processo mediante il quale un bruco diventa una farfalla.
Noi farfalle su fiori; la struttura, un luogo dove avverrà un cambiamento, anzi il nostro cambiamento.
Tale processo dentro di me l’ho immaginato cosi: il fiore ci sta dando il nutrimento per crescere individualmente ma anche nello sciame e renderci conto di realtà tenute obnubilate da oscuri pensieri, inutili sensi di colpa. Tutto dobbiamo trarre da ciò che ci fornisce il fiore, negativo o positivo che sia. Può darsi che ci sia una rottura dello stelo, data da forze indefinite ma ciò non ci deve far arrendere perché abbiamo la forza per aprire le ali e spiccare il volo verso un altro fiore, in modo tale da prendere tutto ciò che anche lui ha da offrire. Quella forza ce l’abbiamo e ce l’avremo sempre, fornita dal fiore madre.
Noi tutti stiamo facendo una metamorfosi, siamo entrati bruchi e ne usciremo farfalle, cresciute tutte dal nettare dello stesso fiore.
N.V.

SCRITTURA CREATIVA: GIOVEDÌ 11 AGOSTO 2022 ...Resta ribelle, non ti buttare via...
Ribelli furono visti gli angeli quando rifiutarono l’obbedienza di Dio. La vita è proprio strana, molto spesso ci porta ad obbedire a qualcosa di oscuro, che entra dentro di noi impossessandosi come un demone, togliendo la parte dell’angelo. Questa obbedienza, cronica oserei dire ha come scopo un autodistruzione che parte esteriormente dalla visione del se arrivando internamente a distruggere qualsiasi parte dell’anima; continua imperterrita finche la persona non arriva a “buttarsi via”.
Un demone che toglie le parti più belle delle emozioni, dei ricordi, dei sentimenti, della vitalità. Per cui se vogliamo sconfiggere questo demone dovremmo fare come gli angeli, disubbidire; disubbidire a tutte le regole, le stronzate, i sensi di colpa, i controlli, le azioni imposte dal demone e soltanto in questo modo eviteremo di buttarci via raggiungendo tutti i nostri obiettivi, sogni, ambizioni.
N.V.

....A piccoli passi,I Grandi sogni…“Non essere capace di fare piccoli passiNon essere capace di stare in punta di piedia...
12/08/2022

....A piccoli passi,
I Grandi sogni…

“Non essere capace di fare piccoli passi
Non essere capace di stare in punta di piedi
atterrare come piombo su fiori di loto
Distruggere il tempo che si srotola davanti a se
Correre più veloce della linea dei pensieri
Scontrarsi con la realtà già sorpassata
Il momento dell'attimo distrutto dalla fretta
Essere avanti ma mai arrivare
Non c'è luna non c'è stella non c'è sole
Non c'è notte che possa portare desideri
Non c'è sonno che possa creare immagini
Corri e corri e non arrivi mai
Guarda la
Proprio la davanti a te
Non vedi niente eppure qualcosa c'è
Aspetto la mano che mi porti in superficie
Aspetto il tempo di rinascere
Cammino sopra il mio corpo
Ricompongo la mia pelle con brandelli di sogni
Ricucio le ferite
Mi avvolgo dentro me stessa
Aspetto
Il piccolo passo che arriva dentro il cuore
Lo accarezzo
Il mio sogno
Sono io.
Cit. I

“È il giorno successivo la notte di S. Lorenzo, la notte dei desideri per eccellenza, per consuetudine. L’altro giorno d...
12/08/2022

“È il giorno successivo la notte di S. Lorenzo, la notte dei desideri per eccellenza, per consuetudine. L’altro giorno dell’anno, oltre il compleanno in cui ci si riunisce e attraverso forme di luce che smettono di ardere, ci concediamo il diritto, il lusso di esprimere un desiderio, di sognare. L’alba che segue questi due giorni dell’anno è il ritorno alla realtà con i piedi piantati per terra, il risveglio dopo che sono accadute magie, dopo che ci siamo regalati secondi, minuti, ore per sognare un pochino.
In questi secondi, minuti, ore apriamo il cassetto dove ci sono giochi, travestimenti, oggetti magici che abbiamo dimenticato nel susseguirsi dei giorni concreti, quotidiani, spesso senza luci. Li abbiamo abbandonati mentre eravamo impegnati a guardare i nostri piedi che procedono, che macinano km e ci trascinano senza appuntamenti a cui spesso non vorremmo neanche andare. Dunque, l’11 agosto, ricevere queste parole prese in prestito ad un pensatore “rivoluzionario” mi onora, mi piace. È una luce che si accende su un piccolo biglietto lilla invece di spegnersi su di una torta o nel limpido cielo della notte estiva. È una luce che rimane accesa, che mi ricorda che i giochi, i travestimenti, i sogni, i desideri folli, i danzatori ubriachi, i fiori che sbocciano, tutte le primavere che aspettiamo non hanno bisogno di luci che ci spengono. Devono essere illuminate ogni giorno. Così come i nostri aspetti nascosti, i gesti incompiuti, parole messe a tacere dalla paura, la nostra genuina spontaneità ha bisogno di essere considerata, ogni giorno. Oggi qualcuno mi ha regalato proprio un desiderio che negli ultimi anni ho smesso di chiedere anche di fronte alle candeline o alle stelle cadenti. Il desiderio è quello di non aver più timore di danzare, di tirar fuori anche i miei passi più strampalati e la mia capacità di sentire la musica. Desidero proteggere questa me. Perché si, ci vuole un bel coraggio a prendersi il
rischio di ballare senza musica, di essere giudicati pazzi, di essere giudicati. Ci vuole un c***o di orgoglio nel riconoscere e convivere con la capacità di sentire di più, sentire più alto, sentire diversamente e ballarci su. Ma senza sentire la musica per me non si vive, quando ci priviamo di questo straordinario privilegio si vive a metà, è come pensare di poter avere dei desideri solo un paio di giorni l’anno. Ma chi l’ha deciso? Chi l’ha detto che la musica non c’è?
LUCI ACCESE, MUSICA ALTA.”

S.
Foto: Alessia Coniglio tirocinante di riabilitazione psichiatrica! Grazie Alessia!!!

Era l'alba, mi sono svegliata di soprassalto, mi sono vestita e sono scesa giù alla porta perché ho sentito suonare: un ...
31/07/2022

Era l'alba, mi sono svegliata di soprassalto, mi sono vestita e sono scesa giù alla porta perché ho sentito suonare: un pacco. Un pacco misterioso, so che è per me perché c'è scritto il mio nome però poi non so altro: non c'è scritto nemmeno da dove viene e chi me lo manda. Con molta ansia decido di aprirlo per vedere cosa ci potesse essere all'interno e magari scoprire chi me lo avesse mandato. Prendo le forbici e lo apro: una lettera, una lunghissima lettera…. inizio a leggere e già piango.....

Ciao
non offenderti se ti dedico queste righe. Immagino che per te non sia un bel periodo e forse potresti scocciarti. Ti assicuro che non è mia intenzione, né questo mi fa paura, ma ti prego se nonostante tutto ti disturbassi ugualmente, smetti di leggere perché ciò che ti sto scrivendo non ti sia né dovuto, né imposto.
È la mamma che ti scrive. Non ti sto chiedendo di interessarti a me. Ti voglio semplicemente offrire un pensiero unico, vero, importante per cui valesse la pena di rischiare e scrivere:
ti auguro con tutto il mio cuore di trovare nel buio di una stanza quella forza interiore che possa sconfiggere la parte di te che ti impedisce di cercare la felicità: la solitudine, l’insoddisfazione, il vuoto e la mancanza di senso, la chiusura in te stessa, la comodità e la pigrizia del benessere.
Abbracciare il mondo con le sue gioie ed i suoi brividi è mille volte più bello che riuscire a controllare la fame e danneggiare il nostro corpo.
Io vorrei sempre essere felice ma senza far la fatica di crescere! E’ la mentalità del “tutto e subito“… solo i fuochi d’artificio sono così: brillano intensamente, ma non durano niente.
Spero che tu non me ne voglia se ti confido un mio sentimento: ho tanta tristezza nel cuore, perché mi rendo conto con gelida lucidità che non posso fare molto per impedire che si “butti via“, si venda a poco prezzo, si perda in un inconcludente grumo di guai. Potrei solo fargli vedere, se guardasse oltre ai miei numerosi difetti, che vale la pena di faticare per essere migliore.
Poiché, inoltre, credo che ogni uomo sia libero nello scegliere di vivere o morire, sia nelle piccole che nelle grandi cose della vita quotidiana, credo che egli sia anche l’unico responsabile della sua dignità. Per me è una grande verità: la libertà per me è uno dei valori più nobili che esistano e quello che mi permette di essere vero e di vivere in pienezza di vita. Occhio: non sto certo parlando di quella libertà superficiale che mi permette di far ciò che voglio, di me e degli altri, in ogni momento, bensì di quella che, superando le piccole schiavitù dei bisogni quotidiani, mi permette di raggiungere,
poco a poco, gli ideali che per tanto tempo e molte volte al buio di una stanza ho sognato di realizzare.
Ragazza mia, ora che stai diventando donna, volevo farti un dono. Qualcosa che rimanga, oltre il tempo, oltre me. Volevo ricordarti che il coraggio è più importante del talento. Credi in te, funzionerà. Non avere paura se qualcosa non si realizza, tutto ciò che cerchiamo, mentre lo cerchiamo, sta cercando noi e ci troverà. E, a volte, occorre fermarsi e vedere che cosa accadrà. Altre, è necessario prendere il dolore e farne azione.
Coniuga la tua vita sempre all’indicativo. Faccio. Sono. Esisto.
Lui fa, ama, si comporta. Meglio sbagliare che vivere nell’illusione dei “se”.
Ricorda che arriverà un momento in cui ce l’avrai con me. Tutte le figlie odiano le madri, è una legge di natura. Non ti spaventare se senti il bisogno di allontanarti. Io lo capirò. Prima o poi ci sarà di nuovo il nostro tempo. Quello del ritorno. E, comunque, io non me ne vado.
Cerca di avere fiducia, sempre. Non esiste una fine senza un inizio. La vita si muove con e insieme a noi.
Non spaventarti se sarai arrabbiata. Lascia che passi. La bella notizia è la persona che diventerai dopo. Una promessa di quiete.
Riscrivi i tuoi finali un milione di volte. Non importa quanto dovrai farlo. Tentare, vale la pena. Sempre.
Fai del tempo la tua occasione. Dei sogni il tuo domani. Quelli non hanno scadenza.
Non smettere mai di porti domande, nel momento in cui non ne avrai più o le avrai affidate ad un uomo, fermati e chiediti dove hai sbagliato.
Ogni figlio, tesoro mio, ha diritto ad un padre e una madre che lo amino. A volte, le colpe non sono nostre. Non le tue. Io lo so. Guardati intorno e cerca volti e animi che siano madre e padre. Il mondo ne è pieno. Poi, a un certo punto, impara ad essere madre e padre di te stessa.
Concediti la bellezza, quella dei no. Non lo faccio. No, non voglio. Del “ciò che ti fa stare bene”. E smetti di domandarti se sei brava, ancora meno chiedilo agli altri.
Chiediti, invece, incessantemente cosa ti piace e fai in modo di realizzarlo. Punta su di te. Assumiti le responsabilità. Poi ricomincia da lì. Non ti accontentare. Non credere a chi ti dirà che sei un fallimento. Lo sai: “Sono i progetti a fallire, non le persone”.
Sappi che il pozzo è la nostra storia. Noi donne ci cadiamo sempre e, quella strana malinconia fatta di inquietudine, capiterà anche a te, ma, quella stessa storia che ci è stata imposta, stiamo imparando a riscriverla, tutte insieme. Da secoli. Sappi che non sei sola. Contornati di donne che capiscano di cosa parli. Per cosa lotti.
Non ti chiudere in casa. Non permettere alle pulizie, al riordino, a chi ti vuole relegata solo nella famiglia, di prendersi la tua vita.
Indossa gli occhiali viola del femminismo, è attraverso quelle lenti che devi guardare il mondo, non essere una donna asservita al potere maschile. Questo, forse, non me lo perdonerei.
E questa tua esistenza spendila verso ciò che ti completa. Perché, ricorda, non sarà mai un uomo a farlo.
Accetta le tue incertezze e non aver paura degli anni che avanzano, portano con sé uno dei doni più grandi: il tempo che rimane. Non permettere a nessuno di fare niente, se non vuoi.
Stai sempre dalla parte dei più deboli. In questo non c’è scelta.
Non ti dico: non avere paura, ti dico, invece, che la paura permette la prudenza e indica la strada. Affrontala.
Vorrei che le mie parole, sussurrate nell’infanzia e poi ancora, ogni mattina nel tuo corpo che è cambiato vicino a me, ti arrivassero come brezza in qualunque posto tu sarai, e ti ricordassero che la vita sa essere meravigliosa.
E non credere che la felicità sia la mancanza di preoccupazioni. La felicità è saper affrontare quelle preoccupazioni. Saper prendere le misure e ricominciare. Ogni volta.
Sappi, figlia mia, che da te non mi aspetto niente. Non un abito bianco, non dei nipotini, non che tu faccia carriera. Non mi aspetto di essere il bastone della tua vecchiaia, né che tu mi dica: sei stata una buona madre. Non mi aspetto nulla. Ho imparato, sto imparando ad occuparmi della mia vita. Per amarti di più.
Vorrei solo una cosa per te, che sembra banale e semplice persino a scriverla. Che quella ricerca di felicità ti appartenesse e che neanche un giorno uno solo, tu pensassi, o qualcuno ti convincesse, che non sia possibile realizzarla.
Figlia mia, sii una donna coraggiosamente felice. Non distogliere lo sguardo da questo. Perché niente vale la pena, oltre te.

Tua madre.

Io mentre leggo queste parole provo una sensazione indescrivibile davvero è inspiegabile quello che stia provando in questo momento, mentre leggo le lacrime scendono come un rubinetto aperto e io tremo e penso e ripenso che ho una mamma incredibile, che senza di lei non c'è l'avrei mai fatta. Forse ca*** ci devo provare a fare questo percorso, mi ci devo impegnare per uscire da questa me*** e non mollare e arrendermi, lo devo a lei, lo devo fare per lei, lei mi ha sempre dato tutto anche quando non aveva niente; si è sempre preccupata per me e per i miei fratelli; da sola ci ha cresciuto letteralmente; da sola e così io la stimo la mia mamma. È una donna con la D maiuscola: ce l'ha sempre fatta nonostante tutto andasse di me***, ce l'ha sempre fatta, si è sempre tirata su da sola e ha continuato a combattere per lei e soprattutto per noi. È la mia vita mamma, la amo con tutto il mio cuore e mi manca tantissimo davvero tanto, la forza per andare avanti me la sta dando lei come ha sempre fatto; io senza di lei non ero qui. E insieme a questa lettera c'era un biglietto con scritto “girati” e c'era lei: ci siamo abbracciate, con abbraccio che non finiva più. È stato davvero un bel pacco. Grazie mamma, ti amo

Indirizzo

Via Della Bordogna 144/154
Nozzano
55100

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