16/04/2022
«C’è qualche cosa, dimmi che cosa c’è» e quando il marito le chiedeva che cosa, lei rispondeva: «Io non lo so, ma c’è qualche cosa».
Questo celebre frammento della malata di Sandberg (Jaspers, 1913) descrive la fase che precede l'esordio schizofrenico. Fase in cui le persone sentono che c’è qualche cosa di inquietante, qualcosa di nuovo, qualcosa che (poi scopriranno essere il senso, la visione del mondo) si sta riorganizzando. È la fase che precede il delirio. In cui, poi, si viene stabilmente catturati. Questa fase, nota come Stimmung o anche come "atmosfera del venerdì santo" (Callieri, 1995), ha tutto il sapore estraneo, enigmatico, sinistro di una metamorfosi inquietante in cui pian piano si allenta l'aggancio con il senso comune, il senso del reale, per lasciare spazio al delirio.
E compito del terapeuta è costruire il più possibile dei ponti tra quest'esperienza del paziente, ovvero tra il suo spontaneo "ricovero" in questa visione del mondo: il delirio, e il "ricovero", per così dire, o meglio l'ospitalità, nel più vasto e complicato mondo.