Marcello Santoro Nutrizionista

Marcello Santoro  Nutrizionista Mail: [email protected] Studio di Nutrizione

Dopo sei settimane tra dieta e integrazione mirata, questi sono i risultati di  colesterolemia e trigliceridemia. Nell’u...
19/06/2026

Dopo sei settimane tra dieta e integrazione mirata, questi sono i risultati di colesterolemia e trigliceridemia. Nell’ultimo anno valori sempre molto alti. Tra due mesi tutto il trait lipidico per valutare in modo più puntuale. Sottoscritto e MMG abbastanza soddisfatti.

10/06/2026

I nuovi farmaci anti‑obesità basati sulle incretine (come semaglutide e tirzepatide) rappresentano un cambiamento di paradigma, ma non possono essere usati da soli. Devono essere inseriti in un percorso terapeutico integrato.
I nuovi farmaci contro l’obesità, come semaglutide e tirzepatide, stanno aiutando molte persone a perdere peso in modo importante. Si ricorda, però, che il farmaco da solo non basta ma funziona davvero solo se inserito in un percorso completo che unisce alimentazione, movimento, supporto psicologico e la guida di un nutrizionista qualificato.
Perché serve un percorso integrato?
Il documento presentato al congresso ECO2026 spiega che questi farmaci sono molto efficaci, ma possono comportare piccoli rischi se non accompagnati da un corretto stile di vita.
Per questo è fondamentale essere seguiti da un team di professionisti, tra cui il nutrizionista, che ha un ruolo chiave nel rendere la terapia sicura e personalizzata.
Il nutrizionista è essenziale perché:
1. costruisce una dieta personalizzata sulle esigenze del paziente
2. aiuta a gestire nausea, sazietà precoce e disturbi gastrointestinali
3. garantisce un adeguato apporto proteico per proteggere la massa muscolare
4. educa a riconoscere il nuovo senso di fame e sazietà indotto dal farmaco
5. monitora nel tempo eventuali carenze nutrizionali.
In altre parole, il nutrizionista è la figura che permette al farmaco di funzionare in modo sicuro, efficace e duraturo. Chi assume questi farmaci dovrebbe fare pasti piccoli e regolari, ascoltare il senso di sazietà, limitare gli zuccheri semplici,assumere abbastanza proteine,mantenere una buona idratazione. Queste indicazioni vengono adattate dal nutrizionista in base alla storia clinica e agli obiettivi del paziente. Cosa importante, chi assume questi farmaci ha la necessità/dovere di proteggere la massa muscolare. Una parte del peso perso può essere massa magra, cioè muscoli. Gli studi mostrano che può rappresentare anche il 24–30% del totale. Per questo è importante associare esercizi di resistenza e attività di potenziamento muscolare. Il nutrizionista e il trainer possono collaborare per mantenere un metabolismo attivo e sano. Il ruolo della mente ha un ruolo chiave nella gestione di questa terapia perché la perdita di peso rapida può riattivare fragilità emotive. Per questo è utile una valutazione psicologica prima di iniziare la terapia e un supporto durante il percorso.
In sintesi, il successo dei nuovi farmaci anti‑obesità dipende da un approccio globale che unisce:
1. nutrizione personalizzata con un nutrizionista
2. attività fisica mirata
3. supporto psicologico
4. controlli clinici regolari
È un percorso strutturato, non una “cura lampo”, e proprio per questo può portare risultati più solidi e duraturi.

Capire l’obesità oggi significa non solo tenere conto del peso ma principalmente della composizione corporea.Per anni si...
09/06/2026

Capire l’obesità oggi significa non solo tenere conto del peso ma principalmente della composizione corporea.
Per anni si è pensato che il BMI fosse sufficiente per valutare l’obesità, oggi sappiamo che non basta, due persone con lo stesso BMI possono avere rischi metabolici completamente diversi.
La differenza la fa come è composto il peso, non solo quanti chili ci sono sulla bilancia. La bioimpedenziometria (BIA) permette di vedere ciò che il BMI non mostra ovvero quanta massa muscolare abbiamo, quanto grasso accumuliamo e soprattutto dove si deposita quel grasso. Con la BIA emerge un fenotipo molto diffuso e particolarmente critico: poca massa muscolare e molto grasso viscerale (VFA ≥ 100 cm²). È una forma iniziale di obesità sarcopenica, il peso può sembrare stabile, ma il muscolo diminuisce e il grasso addominale aumenta. Questo profilo diventa sempre più frequente con l’età, sia negli uomini che nelle donne.
Perché è così importante?
La massa muscolare è un vero motore metabolico, quando diminuisce, l’acido urico tende a salire e il colesterolo HDL tende a scendere. Il grasso viscerale, invece, alimenta infiammazione e peggiora la sensibilità insulinica. Ecco perché due persone con lo stesso BMI possono avere rischi molto diversi.
Uomini e donne hanno in realtà due percorsi diversi. Nelle donne con l’avvicinarsi della menopausa, il grasso si sposta verso l’addome e aumentano glicemia, trigliceridi e acido urico. Il calo dell’estradiolo favorisce questo cambiamento.
Negli uomini il testosterone resta più stabile e il peggioramento riguarda soprattutto i valori glicemici.
Da cio’ è evidente che il rischio si costruisce negli anni. Le abitudini alimentari più comuni mostrano:
troppi grassi saturi, poche fibre, calcio insufficiente (soprattutto nelle donne),dieta complessivamente pro‑infiammatoria. Questi fattori accelerano la perdita muscolare e favoriscono l’accumulo di grasso viscerale.
Due segnali da non ignorare nei processi infiammatori sono PCR alta, segno di infiammazione cronica, vitamina D insufficiente, che peggiora la funzione muscolare e il metabolismo. Sono indicatori che aiutano a capire se il corpo sta già entrando in una fase di rischio, anche senza sintomi evidenti.
Diventa perciò necessario iniziare da giovani a prendersi cura del proprio corpo, ovvero dai trent’anni iniziare a valutare la composizione corporea, perché questo è il momento in cui compaiono i primi cambiamenti nascosti. A quarant’anni è necessario prevenire attivamente le alterazioni metaboliche che iniziano ad emergere ma ancora verosimilmente reversibili, mentre a cinquant’anni diventare necessario aumentare il controllo in particolare nelle donne la menopausa accelera la redistribuzione del grasso e serve più attenzione. 
Come possiamo usare queste informazione nella pratica? La nutrizione deve basarsi sulla composizione corporea e non sul peso e infatti la BIA permette di individuare la perdita muscolare precoce, monitorare il grasso viscerale, personalizzare il fabbisogno proteico, valutare la risposta alla dieta, stimare il rischio metabolico con precisione. 
Le strategie nutrizionali più utili prevedono proteine di qualità, fibre, omega-3, modelli alimentari a basso indici glicemico e meno alimenti contenenti purine( piccole molecole che si trovano in tutte le cellule del corpo umano e in molti cibi come le carni rosse, il pesce azzurro, le frattaglie etc)se l’acido urico è alto. 
L’obesità , dunque, non è una questione di chili, ma di equilibrio tra muscolo e grasso.
La BIA permette di vedere ciò che la bilancia non mostra e di intervenire prima che il rischio metabolico diventi malattia.

Beh…devo dire che la chetogenica elaborata sta funziondo davvero bene…e chi la segue è davvero bravo 💪💪💪Ma anche chi non...
05/06/2026

Beh…devo dire che la chetogenica elaborata sta funziondo davvero bene…e chi la segue è davvero bravo 💪💪💪
Ma anche chi non fa cheto in appena 4 mesi ha avuto risultati molto belli tenuto conto che il peso iniziale non era molto alto ( foto 3 e 4)

È ricominciato il circo degli integratori “miracolosi” sui social…”venghino siori venghino”!! Ogni anno la stessa storia...
04/06/2026

È ricominciato il circo degli integratori “miracolosi” sui social…”venghino siori venghino”!! Ogni anno la stessa storia, promesse assurde, risultati lampo e zero competenza. Spoiler: non funziona così!! Affidatevi a chi studia, non a chi improvvisa perché non tutti gli integratori vanno bene per tutti, anzi, spesso fanno più danni che altro. E ricordate…”naturale” non è sinonimo di “sicuro”, anche l’ortica è naturale, ma non per questo ce la spalmiamo in faccia…e molto buon pomeriggio 🤣

13/05/2026

Hantavirus, cos'è il virus che ha ucciso tre persone su una nave da crociera
Tre persone morte, un paziente in terapia intensiva in Sudafrica e cinque casi sospetti ancora sotto indagine. È il bilancio del possibile focolaio di hantavirus segnalato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla nave da crociera MV Hondius, partita da Ushuaia in Argentina e diretta verso Capo Verde. L'Oms ha dichiarato la conferma in laboratorio di almeno un caso di infezione, mentre le indagini virologiche ed epidemiologiche sono ancora in corso. Ma cos'è esattamente l'hantavirus? Come si contrae? E quale rischio rappresenta per la popolazione generale?

Cos'è l'hantavirus
Le malattie da hantavirus sono infezioni virali di diversa gravità, trasmesse all'uomo dai roditori selvatici e domestici. Il genere hantavirus comprende diverse decine di specie a livello globale: almeno 38 quelle riconosciute dagli esperti, di cui 24 capaci di infettare l'uomo. I principali serbatoi naturali sono topi, ratti e arvicole.
Non si tratta di un virus nuovo. In Europa alcune specie sono presenti da tempo, e negli ultimi anni si stanno espandendo sia come numero di casi che come aree geografiche coinvolte. In Asia e nelle Americhe circolano varianti con caratteristiche diverse e con tassi di mortalità molto diversi tra loro.

Come si contrae: il ruolo dei roditori
L'infezione avviene principalmente per contatto diretto con feci, saliva o urine di roditori infetti, oppure per inalazione di particelle virali disperse nell'aria a partire dagli escrementi. Più raramente può trasmettersi attraverso morsi o graffi dell'animale.
«L'hantavirus è tipicamente legato all'esposizione ambientale ai roditori», spiegano i virologi. Le comunità agricole sono tra le più esposte, per la maggiore probabilità di contatto con animali infetti in spazi chiusi o scarsamente ventilati.
La trasmissione da persona a persona è considerata eccezionale per la maggior parte delle varianti. Una parziale eccezione riguarda il virus Andes, diffuso in Sud America, per il quale alcuni studi hanno documentato casi di contagio interumano, ma le prove rimangono limitate.

Le tre forme della malattia
Il Ministero della Salute italiano distingue tre sindromi principali legate all'hantavirus:
La febbre emorragica con sindrome renale (Haemorrhagic Fever with Renal Syndrome, HFRS) è la forma più comune in Europa e Asia. Colpisce i reni e può causare danno renale acuto, emorragie, calo di pressione e shock. La mortalità stimata varia tra l'1% e il 15% a seconda della variante.
La nefropatia epidemica (NE) è una forma più lieve di HFRS, osservata prevalentemente in Europa, con decorso generalmente meno grave.
La sindrome polmonare da hantavirus (Hantavirus cardiopulmonary syndrome, HCPS) è quella tipica delle Americhe ed è la più temuta. Esordisce con sintomi simil-influenzali: febbre, affaticamento, dolori muscolari. Poi si deteriora rapidamente, con insufficienza respiratoria progressiva. La mortalità nelle Americhe raggiunge circa il 40%.
In tutte e tre le forme, il meccanismo centrale è lo stesso: il virus danneggia l'endotelio vascolare, ovvero lo strato interno dei vasi sanguigni, causando aumento della permeabilità, ipotensione, emorragie e, nei casi più gravi, shock.

Cura e trattamento: cosa esiste
Non esistono antivirali specifici approvati che abbiano dimostrato un'efficacia definitiva contro l'hantavirus. Il trattamento è principalmente di supporto: ossigeno, gestione dei fluidi, supporto alla pressione arteriosa e ventilazione meccanica nei casi di insufficienza respiratoria. Questo rende la diagnosi precoce particolarmente importante poiché intervenire quando i sintomi sono ancora lievi può fare la differenza sull'esito.
Ricerche su antivirali ad ampio spettro sono in corso, ma nessun farmaco mirato è ancora disponibile per uso clinico routinario.

Chetogenica mediterranea contro VLCKDIntegrale, naturale ed efficaceUn nuovo studio prospettico in real life mette a con...
05/05/2026

Chetogenica mediterranea contro VLCKD
Integrale, naturale ed efficace
Un nuovo studio prospettico in real life mette a confronto due approcci dietetici sempre più utilizzati nella gestione dell’obesità: la dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD) e una dieta chetogenica mediterranea basata su alimenti integrali (MedKD). I risultati suggeriscono che strategie più flessibili e sostenibili potrebbero offrire benefici comparabili ai protocolli più restrittivi.

L’obesità si conferma una patologia cronica recidivante in cui la terapia nutrizionale è centrale.

Le VLCKD garantiscono una perdita di peso rapida ma presentano limiti pratici (costo, uso di sostituti, scarsa sostenibilità).
La dieta mediterranea è ben validata sul piano cardiometabolico, ma con effetti ponderali generalmente più graduali.
La MedKD nasce come approccio ibrido: chetosi nutrizionale con alimenti naturali e restrizione calorica moderata.

Lo studio

Si tratta di uno studio prospettico di 3 mesi in condizioni di vita reale che ha coinvolto 62 adulti con obesità (55 hanno completato lo studio) sottoposti a

VLCKD (n=27)
MedKD (n=28)
L’intervento ha portato ai seguenti risultati:

Perdita di peso:
~15% in entrambi i gruppi (nessuna differenza significativa)
Adiposità viscerale:
riduzione significativa e comparabile della circonferenza vita e del WHtR
Insulino-resistenza:
miglioramento in entrambi i gruppi
maggiore riduzione dell’HOMA-IR con MedKD (p=0,031)
Funzione renale:
creatinina ↓ nel gruppo VLCKD
lieve ↑ nel gruppo MedKD (p=0,025)
Profilo lipidico:
miglioramenti senza differenze significative tra i gruppi
Sicurezza:
nessun evento avverso grave riportato
Da segnalare che il gruppo MedKD partiva da un profilo metabolico peggiore (maggiore prevalenza di diabete, HOMA-IR e trigliceridi più elevati).

I risultati indicano che:

la chetosi nutrizionale può essere raggiunta anche con alimenti integrali, senza ricorrere necessariamente a formule sostitutive
la qualità degli alimenti e il modello dietetico contano, non solo il grado di restrizione calorica
la MedKD può offrire un vantaggio sul piano dell’insulino-resistenza, anche in pazienti metabolicamente più compromessi
Significato clinico

La VLCKD resta efficace, soprattutto per un rapido calo ponderale
La MedKD rappresenta un’alternativa concreta e più sostenibile, potenzialmente:
meglio accettata dai pazienti
più facilmente mantenibile nel lungo periodo
integrabile nella pratica clinica quotidiana
Questo approccio si inserisce in un paradigma di nutrizione personalizzata, in cui:

aderenza e sostenibilità diventano determinanti chiave
la scelta dietetica va adattata al profilo clinico, metabolico e allo stile di vita del paziente
In sintesi, VLCKD e MedKD producono una perdita di peso sovrapponibile (~15%); la MedKD migliora maggiormente l’insulino-resistenza; approcci chetogenici “real food” possono superare i limiti pratici delle VLCKD.

La gestione dell’obesità si orienta sempre più verso modelli flessibili, sostenibili e personalizzati, senza sacrificare l’efficacia clinica.

Bibliografia : Davide Masi, Maria Letizia Spizzichini, Elena Colonnello et al
Fonti : Metabolites. 2026 Apr 5;16(4):248. doi: 10.3390/metabo16040248.

04/05/2026

LA PREVENZIONE CHE NON ABBIAMO IL CORAGGIO DI GUARDARE: un articolo divulgativo, emotivo, e volutamente scomodo.
C’è una verità che continuiamo a sfiorare senza mai afferrarla davvero…,la prevenzione non comincia quando facciamo uno screening, ma quando il cibo viene coltivato. Eppure, paradossalmente, è proprio lì che abbiamo scelto di non guardare. Parliamo di tumori, di malattie metaboliche, di infarti, di obesità, di diabete. Parliamo di prevenzione come se fosse un vaccino morale,mangia bene, muoviti, fai i controlli.
Ma come possiamo parlare di prevenzione se il cibo che mettiamo nel piatto è già compromesso prima ancora di arrivare in cucina? In realtà c’è un problema che nessuno vuole nominare, ovvero che giorno ingeriamo una miscela invisibile di pesticidi, erbicidi, fungicidi,fitofarmaci,contaminanti industriali,residui di lavorazioni, composti che interferiscono con ormoni altrimenti detti interferenti endocrini,metabolismo, immunità. Non li vediamo, non li annusiamo, non li assaggiamo, eppure entrano nel sangue, nel fegato, nel microbiota, nelle cellule. Alcuni aggrediscono il DNA, altri ne alterano l’espressione, altri ancora disturbano gli ormoni che regolano crescita, fertilità, metabolismo. Il risultato? Un corpo che vive in uno stato di infiammazione silenziosa, una miccia accesa che può durare anni prima di diventare malattia. In tutto questo casino c’è il paradosso dei “limiti di legge”!! Ci rassicurano dicendo che “i residui sono nei limiti”, ma quei limiti valutano una sostanza alla volta, mentre noi ingeriamo cocktail complessi, non considerano l’esposizione cronica, quotidiana, per decenni,non tengono conto dei soggetti più vulnerabili come i bambini, le donne in gravidanza,gli anziani,non includono gli effetti epigenetici o endocrini, che non hanno soglie sicure. È come dire che una goccia di benzina non fa male…certo, ma se ogni giorno ne bevi una goccia, per trent’anni, il tuo corpo non la penserà allo stesso modo, perché Il corpo non dimentica, il nostro organismo registra tutto, ogni pesticida che altera il microbiota, ogni interferente endocrino che imita un ormone,ogni composto che genera stress ossidativo, ogni residuo che indebolisce i sistemi di riparo del DNA.
Non serve che una sostanza sia “cancerogena” da sola, è la somma, la ripetizione, la combinazione a creare il terreno fertile per le malattie più gravi. E noi continuiamo a parlare di prevenzione come se bastasse una camminata di 30 minuti. La prevenzione vera è quella che non facciamo; la prevenzione vera sarebbe ridurre drasticamente l’uso di fitofarmaci, riformare i limiti di legge basandosi sulle miscele, non sui singoli composti,proteggere i bambini da esposizioni precoci,controllare davvero le filiere,sostenere agricoltura pulita, non solo “biologica” di facciata, educare le persone a riconoscere il cibo sano non solo per calorie e macronutrienti, ma per assenza di contaminanti. Ma tutto questo richiede coraggio politico, economico e culturale e il coraggio, quando si parla di cibo e interessi industriali, è merce rara ahimè. Il consumatore non è colpevole, ma è esposto! Non possiamo chiedere alle persone di “fare prevenzione” se il sistema alimentare è costruito su una contraddizione…ti dico di mangiare frutta e verdura, ma non ti dico che spesso sono il veicolo principale di residui chimici,ti dico di scegliere cereali integrali, ma non ti dico che i cereali sono tra gli alimenti più trattati,ti dico di evitare gli ultra-processati, ma non ti dico che anche il fresco può essere contaminato. Il consumatore non ha colpa,hasolo fame e fiducia. Se non agiamo a monte, a valle non vinceremo mai. Possiamo fare tutte le campagne di prevenzione che vogliamo,possiamo riempire gli ospedali di screening, possiamo dire alle persone di mangiare sano, muoversi, perdere peso,ma se il cibo continua a essere contaminato, stiamo curando le foglie mentre le radici marciscono. La vera rivoluzione sanitaria del futuro non sarà un nuovo farmaco,sarà una agricoltura che non avvelena,sarà na filiera che non mente,sarà un cibo che nutre davvero, non che danneggia lentamente. Non possiamo più permetterci di essere spettatori, non possiamo più accettare che la salute venga trattata come un effetto collaterale dell’economia. Serve indignazione,serve consapevolezza, serve pressione sociale, serve una cultura che non si accontenti del “è nei limiti”, ma pretenda il meglio possibile, non il “minimo accettabile”, perché la prevenzione non è un atto individuale, è un atto collettivo, politico, di responsabilità verso chi verrà dopo di noi è soprattutto è un atto d’amore verso il nostro corpo, che ogni giorno fa del suo meglio per proteggerci da ciò che noi stessi gli mettiamo dentro.

30/04/2026

Indirizzo

Viale Francia, 11
Palermo
90146

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 10:00 - 19:30
Mercoledì 10:00 - 19:30
Giovedì 10:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:00

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