16/05/2026
Alcune riflessioni sull’incidente accaduto alle Maldive
Da addetto ai lavori mi sono reso conto che quasi sempre le cronache generaliste tendono a liquidare gli incidenti subacquei con formule standardizzate come il classico "malore" o il "guasto tecnico" ignorando del tutto le reali e complesse dinamiche fisiche, ambientali e psicologiche che caratterizzano la subacquea in ambienti confinati.
Chi ha esperienza di penetrazione in grotta sa che l'ipotesi del silt-out (il sollevamento del sedimento) è quasi sempre la prima linea di indagine logica in scenari del genere.
La trappola del fango: dinamica e criticità
In grotta, le condizioni ambientali possono passare da ideali a catastrofiche in pochissimi secondi. Il sollevamento dei sedimenti è un pericolo subdolo per diverse ragioni:
Innesco involontario: Basta una pinneggiata non perfettamente controllata, il tocco leggero di una volta rocciosa o, molto più banalmente, le bolle dell'erogatore che scalzano il sedimento accumulato sul soffitto della grotta.
Azzeramento della visibilità (Muro di latte): Quando il sedimento fine (limo o argilla) entra in sospensione, la visibilità si riduce istantaneamente a zero. La luce degli illuminatori si riflette sulle particelle, creando un effetto nebbia impenetrabile in cui non si distingue più nemmeno la propria mano.
Perdita dell'orientamento e panico: Senza il contatto fisico e continuo con la sagola guida (il filo d'Arianna), l'orientamento spaziale svanisce. In un attimo non si capisce più dove sia l'alto, il basso, l'andata o il ritorno.
Consumo di gas esponenziale: La perdita totale dei punti di riferimento scatena una risposta stressogena acuta anche nel subacqueo più freddo e controllato, Il panico aumenta la frequenza respiratoria (iperventilazione), riducendo drasticamente la riserva di gas e i tempi di sopravvivenza utili a ritrovare la via d'uscita.
Il fattore "attenzione" nella subacquea scientifica
Nel 2009 Il tragico incidente nei fondali di Siracusa che ha coinvolto un caro amico, il biologo Dario Romano, e il suo collega, ne è purtroppo la testimonianza più dolorosa.
Nelle immersioni scientifiche o di ricerca, i subacquei sono spesso assorbiti da compiti focalizzati (campionamenti, rilievi, foto). Questo sovraccarico cognitivo può ridurre la percezione della situazione circostante , rendendo ancora più difficile accorgersi tempestivamente del peggiorare delle condizioni di visibilità o del distacco dalla linea guida.
Analizzare questi eventi con lucidità tecnica, basandosi sulla conoscenza fisica dell'ambiente ipogeo e sulla memoria storica degli incidenti, è l'unico modo per fare vera prevenzione. Le semplificazioni giornalistiche, purtroppo, servono solo a fare notizia, non a fare sicurezza.
Ovviamente la mia è solo un’ipotesi, al momento le informazioni sono troppo poche
Leggi su Sky TG24 l'articolo Maldive, cosa sappiamo sulla tragedia in cui sono morti 5 italiani durante un’immersione